Homepage
|
mercoledì 14 settembre 2011 |
La sensibilità al glutine si manifesta con sintomi psichiatrici
Nuovo studio avverte: la Neuropsichiatria non faccia confusione! 
Recentemente un team di ricerca internazionale composto da studiosi della Facoltà di Medicina dell'Università di Baltimora guidati dal dr. Alessio Fasano e della Seconda Università degli Studi di Napoli, coordinati dalla dr. Anna Sapone, ha individuato una nuova malattia, denominata Sensibilità al Glutine, ovvero una ipersensibilità a questa proteina ma con marcate differenze biologiche rispetto alla celiachia. Un nuovo studio, pubblicato il 30 Agosto su PubMed, ha ora dimostrato che questa Sensibilità al Glutine si manifesta, associata a disturbi neurologici e/o psichiatrici nella sua fase iniziale, come atassia, neuropatia, emicrania, schizofrenia, depressione, deficit dell'attenzione e autismo.
La celiachia è un disordine autoimmune completamente dipendente dall'ingestione del glutine, una proteina presente in grano, segale od orzo. La sensibilità al glutine è considerata lo stadio iniziale della celiachia ma può esistere anche come malattia indipendente (Sapone et al. 2011). Fino a oggi i medici si erano limitati a collegare a queste malattie solo un piccolo sottogruppo di sintomi intestinali tra cui malassorbimento, diarrea, perdita di peso e ritardo nella crescita, considerandoli sintomi classici della celiachia come il danno dei villi dell'intestino tenue. La sensibilità al glutine invece si manifesta raramente in questo modo (solo 1/3 dei pazienti per esempio soffre di diarrea), presentandosi invece con sintomi neuropsichiatrici, cosa che purtroppo rende la diagnosi molto difficile e pone i pazienti a rischio di ulteriori malattie autoimmuni nonché a pericolose complicazioni. |
|
Leggi tutto...
|
|
venerdì 09 settembre 2011 |
Il diritto all'istruzione
Vademecum per la tutela dei diritti dei nostri figli, dell'Avv. Roberto Mastalia 
Inauguriamo con questo Vademecum sul diritto all'istruzione, una serie di articoli dell'Avv Mastalia dedicata alla tutela dei bambini e dei ragazzi disabili. E' questo un documento importantissimo, da stampare e tenere sempre a portata di mano: sembra purtroppo inevitabile anche quest'anno il ricorso all'Autorità Giudiziaria per ottenere i nostri semplici diritti!
Emergenzautismo ringrazia Roberto, come avvocato e come padre, per il contributo che sta dando alla nostra comunità, specialmente in questo periodo di riapertura delle scuole quando quasi tutte le famiglie come le nostre si troveranno, o già si trovano, di fronte ad eventi particolarmente nefasti come l'abbassamento del livello di civiltà dato dal degrado dell'istruzione pubblica (ma anche privata) in questa nostra Italia.
Questa serie di articoli dedicata alla tutela dei diritti dei disabili, in realtà, seguendo un criterio strettamente temporale, sarebbe dovuta iniziare trattando del riconoscimento dell’handicap e dei diritti ad esso collegati (legge 104/92, indennità di frequenza, indennità di accompagnamento etc.), ma l’approssimarsi dell’inizio della scuola rende più imminente dare delucidazioni relativamente al diritto all’istruzione.
|
|
Leggi tutto...
|
|
|
giovedì 08 settembre 2011 |
Autismo e terapia con ossigeno iperbarico
Relazione preliminare su 9 mesi di esperienza - Istituto Prosperius - Giugno 2009/Marzo 2010
E' con orgoglio che pubblichiamo la relazione sulla terapia con ossigeno iperbarico (HBOT) eseguita su bambini e adulti affetti da autismo, redatta dal personale medico e tecnico del Centro Iperbarico Nautilus presso l'Istituto Prosperius di Firenze, uno dei pochi centri in Italia a effettuare Ossigeno Terapia Iperbarica OTI. Lo studio riguarda 38 bambini che sono stati sottoposti a tale terapia fra il giugno 2009 e il marzo 2010, con un'età compresa fra i 2 e 17 anni. Con la collaborazione del Dott. Nicola Antonucci (specialista in Neuropschiatria Infantile ed uno dei massimi esperti nazionali per quanto riguarda OTI e autismo) e del Dott. Bryan Jepson (Direttore dei Servizi Medici del Children's Biomedical Center of Utah - U.S.A.), l'equipe della camera iperbarica Nautilus, diretta dal Dott. Roberto Vecchione, si impegna ogni giorno affinchè anche in Italia i bambini affetti da autismo possano accedere a questo trattamento che, in molti casi, ha determinato importanti miglioramenti della sintomatologia sia fisica che comportamentale nei pazienti. I dati sui 100 casi trattati in questi due anni di lavoro, saranno a breve esposti in una nuova relazione prevista per il prossimo autunno. |
|
Leggi tutto...
|
|
|
martedì 06 settembre 2011 |
|
Integrazione e tutela dei diritti
Chiedere e ottenere i propri diritti, dell'Avv. Roberto Mastalia
La possibilità per un disabile, a maggior ragione se si tratti di un bambino, di potersi muovere con disinvoltura all’interno di una società passa attraverso la cd “integrazione”.
Normalmente con tale termine si intende la capacità del soggetto di “integrarsi” nel contesto sociale che lo circonda. Si potrebbe discutere a lungo sul fatto che debba essere il soggetto ad “integrarsi” nella società, nelle sue abitudini, nelle sue esigenze, piuttosto che la società ad “integrarsi” in quelle del disabile. In ogni caso le possibilità di “integrazione” passano attraverso uno sforzo che dovrebbe essere congiunto da parte del disabile, della sua famiglia e delle istituzioni. Il rapporto percentuale tra i tre soggetti varia da stato a stato, da regione a regione e, spesso, da comune a comune.
Nel nostro Paese, purtroppo, stante la latitanza dello Stato e delle istituzioni, la stragrande maggioranza del “lavoro” è a carico del disabile e soprattutto della sua famiglia; rapporto che in un paese civile che tenesse alla sua popolazione e dove i livelli di assistenza fossero congrui, dovrebbe essere sbilanciato a carico delle istituzioni come accade, per esempio, nei paesi nordici. Per questo motivo è lecito affermare che da noi il disabile unisce alla “sfortuna” (ma anche negligenza medica) di essere stato colpito da una disabilità anche quella di essere “italiano”; ciò senza addentrarsi sull’ulteriore “sfortuna” di nascere in un comune del sud piuttosto che in comune dell’Emilia Romagna o del Nord-Est! |
|
Leggi tutto...
|
|
|
lunedì 05 settembre 2011 |
Autismo collegato all'età più elevata dei padri
Ancora studi poco convincenti sulle cause genetiche ereditarie
Da SanitàNews:
"Una nuova ricerca australiana indica che i padri piu' vecchi aumentano la probabilita' per la prole di contrarre in seguito malattie mentali. Secondo lo studio guidato dall'epidemiologo John McGrath dell'Universita' del Queensland, i padri piu' anziani trasmettono un tipo di mutazione genetica, che sviluppano con l'invecchiamento. Queste variazioni del genoma, dette variazioni di numero di copia (CVN), aumentano i rischi di schizofrenia e autismo. ''Si accumulano le prove che l'orologio biologico procede negli uomini come nelle donne'', scrive McGrath sulla rivista Translational Psychiatry. Pur essendo troppo presto per formulare raccomandazioni di salute pubblica, aggiunge, e' necessario essere consapevoli che i padri piu' anziani possono mettere a rischio i figli di disturbi mentali debilitanti. ''Questo e' importante, anche perche' queste mutazioni possono essere ereditate da future generazioni''. McGrath e i suoi collaboratori hanno messo alla prova la teoria con sperimentazioni su varieta' geneticamente identiche di topi. Hanno allevato padri giovani, anziani e di mezza eta' con madri della stessa eta' e hanno poi esaminato la prole dopo la crescita. ''Abbiamo osservato che la prole dei padri piu' vecchi aveva numeri significativi di CNV, mentre i nati da padri piu' giovani non ne avevano affatto'', scrive lo studioso. I CNV identificati nei topi sono gli stessi di cui sono portatori i malati di schizofrenia e di autismo, aggiunge."
Riteniamo sia davvero sorprendente, per non dire scandaloso, il modo in cui la comunità scientifica cerca di spiegare una EPIDEMIA che sta affliggendo l'1% della popolazione dei nostri bambini. |
|
Leggi tutto...
|
|
|
venerdì 02 settembre 2011 |
|
Studio dello IOM: perchè non convince i genitori
La revisione afferma che i vaccini non causerebbero autismo, ma i risultati non lo dimostrano
 Il 26 Agosto scorso l'Istituto di Medicina americano (IOM) ha pubblicato una revisione di un centinaio di studi, eseguita da un pannello di esperti, sui vaccini e sui loro effetti collaterali che conclude che non c'è alcuna prova che i vaccini causino autismo o diabete di tipo1. Questo lavoro è costato due anni di lavoro ed è stato pagato dal Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani, l'ente americano che partecipa come difensore del governo ai processi per danni da vaccino nello speciale tribunale.
Lo IOM, nella sua revisione, ha individuato prove convincenti di 14 effetti collaterali legati a vari vaccini, come reazioni allergiche e rialzi febbrili che scatenano crisi epilettiche in conseguenza del vaccino MPR contro morbillo, parotite e rosolia, ma non ha invece trovato prove di un legame tra vaccinazioni e autismo ed altre gravi malattie come il diabete di tipo 1. Più precisamente gli esperti hanno esaminato 158 possibili effetti collaterali dei vaccini: di questi effetti cavversi, ben 135 – ovvero l'85% - avevano avuto una attenzione inadeguata della ricerca per poter ammettere o negare con certezza una possibile associazione. Dei 23 rimanenti, per cui invece la ricerca era stata adeguata, 18 – ovvero il 78% , ben pochi quindi in realtà - sono stati trovati arrecare danno. I vaccini non erano quindi ritenuti dannosi e “colpevoli” solo in 5 delle conseguenze considerate.
|
|
Leggi tutto...
|
|
|
martedì 30 agosto 2011 |
iPad, un potente strumento per i bambini affetti da autismo
La nostra esperienza personale, della dr. Fardowza Nur
 Quando ha avuto la diagnosi di autismo mio figlio aveva 3 anni. Una delle prime cose che abbiamo pensato di offrirgli, oltre a una cura biomedica per i suoi problemi fisici e a una terapia comportamentale, è stato l’insegnamento per portarlo a usare precocemente il computer. Ho sempre creduto che il computer sia una risorsa essenziale per i bambini come mio figlio. Ero convinta all’epoca che se non fosse riuscito a relazionarsi verbalmente con altri, il computer avrebbe potuto aiutarlo in questo senso per il suo futuro; ovviamente all’epoca non ero certa che mio figlio sarebbe arrivato a comunicare verbalmente. Mi ricordo ancora vividamente la sua prima esperienza col mouse, avevo acquistato al supermercato dei Cd didattici della ditta “Microforum”, soltanto un clic sul palloncino colorato che diceva il colore lo spaventava e piangeva, era talmente sensibile e aveva tanti problemi sensoriali che dopo qualche giorno eravamo insicuri della nostra scelta. Fortunatamente siamo stati smentiti in pochi giorni: quello strumento l’aveva già conquistato.
Sono passati diversi anni da allora, il computer è stato importante per mio figlio nell’ambito della didattica, ma è diventato anche uno strumento che ha permesso a mio figlio di esprimersi nell’ambito dell’arte, infatti ha iniziato a fare i suoi primi disegni mediante il programma Paint. |
|
Leggi tutto...
|
|
|
giovedì 25 agosto 2011 |
Informazioni per insegnanti sulla dieta SGSC
Sta per iniziare la scuola e molti dei nostri bambini, anche quest'anno, devono seguire una dieta senza glutine e caseina. Sappiamo da quanto ci dicono i nostri medici che se vogliamo che un intervento dietetico abbia successo, bisogna che sia seguito strettamente e che anche una piccola infrazione può vanificare tutti gli sforzi che stiamo facendo. La dieta quindi deve essere seguita anche a scuola! Nella consapevolezza che molti insegnanti potrebbero non aver mai sentito parlare dell'intervento dietetico nell'autismo, abbiamo pensato di scrivere un breve documento per fornire loro tutte le informazioni necessarie di utilità generale al fine di non trovarsi spiazzati davanti a questo tipo di alimentazione.
Che cosa è la dieta senza glutine e caseina (SGSC)?
 Si tratta di un intervento dietetico per ridurre i problemi digestivi e intestinali e quelli comportamentali a volte trovati nei bambini con disordini dello spettro autistico (ASD). Recenti ricerche hanno indicato che ci sono bambini con una predisposizione genetica alla malattia, che viene poi innescata da un evento ancora imprecisato, un vaccino, tossine ambientali, o un virus, che possono causare un "intestino permeabile", a volte accompagnato da feci molto liquide dal momento che il bambino non riesce a digerire correttamente queste proteine. In questo caso, glutine e latticini sono quindi metabolizzati come oppiacei. |
|
Leggi tutto...
|
|
|
lunedì 29 agosto 2011 |
Integrazione ed inclusione degli alunni diversamente abili
Riflessioni e linee programmatiche per il nuovo anno scolastico, di D. Verdicchia
 Qualsiasi cambiamento innovativo resta sempre in primo luogo un fatto di mentalità personale, successivamente un ideale di un gruppo, un impegno della società, una responsabilità di istituzione ed infine un intervento normativo: quindi potremmo dire che ogni innovazione parte da pochi che ci credono e si battono per l’ideale… sino a giungere alla “Legge”. La strada inversa, che potrebbe risultare apparentemente più facile, non garantisce esiti sostanziali di condivisione, quindi di cambiamento effettivo.
La mission del singolo è il miglior pungolo per l’intervento delle istituzioni!
Mi sembra opportuno precisare che alcuni elementi da me richiamati potrebbero sembrare scontati, forse inutili; ma la pratica quotidiana (e lo può attestare chi vive la disabilità in qualità di genitore) talvolta è ben altro; ma non è affatto così! Nell’universo Scuola le famiglie ogni giorno combattono una lotta senza tregua per l’affermazione e il rispetto di diritti dei propri figli, peraltro normati dal Ministero e da testi legislativi ad hoc che hanno segnato la storia delle istituzioni educative e degli interventi assistenziali dello Stato in materia sociale (Cfr. Lg. 104/92 )
Una prima riflessione è quella che riguarda una sottile distinzione che ritengo molto importante, la quale – pur essendo teorica - ha risvolti operativi nel progettare ed attuare gli interventi d’integrazione della persona disabile.
E’ la distinzione fra minorazione, deficit, disabilità ed handicap:
la MINORAZIONE/MENOMAZIONE (“impairment”) è la perdita o una anormalità a carico di una struttura o di una funzione psicologica, fisiologica o anatomica (es. menomazione della capacità intellettiva, del linguaggio e della parola, auricolari, oculari, viscerali, scheletriche, deturpanti, generalizzate, sensoriali, ecc.);
- il DEFICIT è un fatto fisiologico costitutivo, a priori;
- la DISABILITA’ (“disability”) è una qualsiasi limitazione o perdita, conseguente a menomazione, della capacità di compiere un’attività nel modo e nell’ampiezza considerati normali per un essere umano (cfr. soggetti a sviluppo neuro tipico);
l’HANDICAP è la condizione di svantaggio conseguente ad una menomazione o a una disabilità che in un certo soggetto limita o impedisce l’adempimento del ruolo normale per tale soggetto in relazione all’età, al sesso ed ai fattori socioculturali.
In altri termini l’handicap è il risvolto contestuale del deficit: in un certo senso il deficit purtroppo è cascato addosso, ma l’handicap lo abbiamo creato noi.
Infatti: anche un deficit grave può risolversi in un piccolo handicap (se incontra una adeguata ricchezza di relazioni / attenzioni / strategie / strumentazioni / interventi), come d’altra parte un deficit lieve o piccolo può risolversi in un grosso o grande handicap qualora la differenza innescata dal deficit paralizzi il contesto e non ne consenta una (ri)strutturazione mirata.
Questa distinzione sta anche alla base della Legge Quadro n.104/92 e della classificazione internazionale OMS dell’ICF.
L’ INTEGRAZIONE / INCLUSIONE sono un binomio ampiamente sciorinato ormai ovunque, ma molto spesso reso sterile nella prassi dell’agire educativo: è in sé un fenomeno ed un processo- percorso complesso, che riguarda non solo la persona disabile ma tutto il contesto (persone, situazioni, ambiente, istituzioni e agenzie educative eterogenee: es. operatori socio-sanitari, assistenziali, riabilitativi, scolastici; genitori, compagni e gruppo-classe; istituzioni, gruppi di lavoro,; ecc.).
L’integrazione non è automatico o forzato inserimento, mettere dentro o accanto (oppure: “ognuno che fa – possibilmente bene- la parte che gli compete”), ma è far sì che intenzionalmente e consapevolmente la propria parte si integri in modo tale da facilitare il funzionamento di tutte le altre (= “funzionale a…”), far sì che tutte le altre parti raggiungano armonicamente il loro scopo, cioè che il mosaico si completi e funzioni.
Vorrei sottolineare con forza che per realizzare l’integrazione sono necessarie modifiche profonde, persistenti e continuative di tutti gli attori del sistema: organizzazione, rapporti fra i vari soggetti, aspettative, modi di guardare e valutare, ecc. Per essere inclusiva, l’integrazione esige e presuppone a monte l’integrazione fra servizi e fra le persone che a vario titolo interagiscono con il disabile.
L’integrazione non riguarda solo la scuola, ma tutti gli ambiti di vita: non a caso la L..104/92 richiama le integrazioni (plurali): famigliare, sociale, scolastica,
lavorativa (Riferimento al “Progetto di vita” e non solo al PEI).
Cos’è l’accoglienza dell’alunno diversamente abile? Qual è il senso autentico dell’accoglienza dell’alunno in e con difficoltà?
L’ ACCOGLIENZA è una prospettiva d’ integrazione che si fonda su di un concetto dinamico e fluido di accettazione e andare incontro all’altro come riconoscimento e valorizzazione della diversità e del deficit per progettare in modo realistico -attivando tutte le risorse - e ridurre l’handicap.
L’integrazione scolastica è correlata:
ad un atteggiamento di accoglienza, che si legge attraverso la positività degli atteggiamenti dei compagni (che vanno preventivamente ed intenzionalmente aiutati dagli insegnanti con un percorso di educazione alla diversità e all’alterità!) e dei rapporti tra insegnanti ed alunni in situazione di handicap;
alla significatività dell’esperienza ed ai risultati ottenuti, indipendentemente dalla
gravità del deficit.
Per valutare l’integrazione scolastica si possono prendere in considerazione alcuni indicatori:
• l’organizzazione scolastica (modifiche apportate per favorire l’integrazione)
• le relazioni (atteggiamenti di tutti i soggetti interagenti)
• il processo di apprendimento (motivazioni, aspettative, risultati, valutazione, strategie
adottate, ecc.)
Per una “cultura della diversità”, che costituisce la fondamentale premessa per realizzare un’autentica integrazione, occorre avvertire con urgenza l’esigenza di acquisire le conoscenze necessarie per affrontare -con competenza ed ampiezza di prospettive- le problematiche complesse caratterizzanti l’integrazione stessa.
E’ un argomento spinoso quello della formazione permanete del personale educativo nella Scuola italiana: ne è prova di come sia fortemente difficile per un consulente ABA promuovere specifici percorsi ed itinerari di formazione degli insegnanti di sostegno e ancor più degli insegnanti curricolari.
Le DINAMICHE RELAZIONALI: non si può parlare di integrazione dimenticando che il fondamento di ogni relazione è la disponibilità ad accettare e ad accogliere l’altro, e ancor più l’altro che necessita di interventi pensati, mirati, personalizzati.
L’integrazione delle persone in situazione di handicap, ad ogni livello – anche scolare - , dipende in larga misura dagli atteggiamenti assunti nei loro confronti dai soggetti interagenti; nella scuola: dal personale scolastico - direttivo, docente e non docente- dai compagni di classe, dal clima relazionale d’istituto e di classe, ecc.
 Sento l’esigenza, lontana da ogni polemica, di richiamare l’attenzione su un aspetto a me particolarmente caro per la mia impostazione professionale e per l’esperienza educativa svolta in questi anni nell’attività dapprima di docenza e oggi di consulenza nei diversi ordini e gradi dell’istruzione scolastica: L’ORGANIZZAZIONE DELL’ATTIVITA’ DIDATTICA IN CLASSE.
Questa risulta spesso carente nei docenti soprattutto per ciò che riguarda:
- il grado di consapevolezza sullo specifico impegno nella scelta degli obiettivi educativi, delle conoscenze / competenze / capacità, delle strategie e dei sussidi didattici... tesi a facilitare i processi di integrazione degli alunni disabili ( la formulazione del PEI spesso è ridotta ad un mero adempimento);
- la capacità di cogliere l’effettiva complessità della problematica integrativa scolastica, soprattutto nella ristrutturazione dell’attività educativa a partire o muovendo dalla situazione personale di ciascun soggetto (tenendo conto delle capacità , dei tempi degli stili di apprendimento di ogni alunno);
- la consapevolezza che spesso l’ambito educativo in cui si svolge l’integrazione dell’alunno disabile non è né la classe né il gruppo, poiché la sua presenza ha indotto i docenti a modificare il modulo didattico tradizionale (=affidamento al docente di sostegno fuori dalla classe...)
Le riflessioni sull’inizio del nuovo anno scolastico sono veramente tante ed animano il mio agire, il mio progettare con ed insieme alle istituzioni e ai docenti con i quali collaboro, ma vorrei concludere con riferimento proprio agli INSEGNANTI DI SOSTEGNO.
E’ urgente passare dalla prospettiva del sostegno come “insegnante” a sostegno come “rete di interventi” (di cui l’insegnante tesse la TRAMA DEI RAPPORTI SOLIDALI E DI ACCOGLIENZA): è nel coinvolgimento di tutto il “sistema scuola”, e non solo in quello di alcune figure professionali, che realisticamente consente la possibilità di una autentica integrazione scolastica. La figura del docente specializzato resta indubbiamente essenziale, ma la risposta all’esigenza di integrazione di tutte le “differenze” (di cui la disabilità non rappresenta che una minima parte) non può più esaurirsi nella presenza dell’insegnante di sostegno: TUTTO il personale scolastico deve essere qualificato per... e la singola scuola deve progettarsi come organizzazione qualificata di servizi capace di rispondere alle esigenze dei suoi diversificati utenti.
Il ruolo del Docente di sostegno specializzato, come figura di sistema a disposizione dell’Istituto per attività di sostegno, si caratterizza come esperto a disposizione della scuola (leggasi: presidi, docenti, personale ATA, alunni, genitori, territorio...) per sostenere e garantire la rete degli interventi integrativi.
Incoraggio pertanto ciascun docente di sostegno ad accogliere con entusiasmo e collaborazione fattiva l’aiuto degli esperti (cfr. anche in consulenti) in un’ottica di cooperazione per la costruzione di percorsi di apprendimento individualizzati efficaci e fruttuosi per chi viene affidato alla nostra azione educativo-abilitativa.
Con questi pensieri, che rappresentano delle gravose consegne per il nostro agire di professionisti, docenti, rappresentanti delle istituzioni, genitori… auguro a tutti un buon Anno scolastico, ricco di nuove energie e tanta tanta positività: la nostra serenità è indispensabile per la serenità dei ragazzi, la nostra voglia di fare e sperimentarsi ogni giorno è quel quid che segna l’esemplarità dell’essere maestro e guida.
Buon lavoro a tutti!
Danilo Verdicchia
Danilo Verdicchia, 30 anni, Dottore in Filosofia, Scienze dell’Educazione e della Formazione e specializzando in Analisi e modifica del comportamento presso il Florida Institute of Technology, svolge la libera professione di Consulente junior practicum ABA/VB con bimbi, adolescenti e adulti nello spettro autistico. Ha ricoperto il ruolo di docenza nella scuola dell’Infanzia e nella Scuola Secondaria e attualmente prosegue gli studi universitari nel corso di Laurea in Scienze e Tecniche psicologiche.
|
|
Leggi tutto...
|
|
|
giovedì 18 agosto 2011 |
Pronti per il ritorno a scuola?
Ottenere un PEI e metterlo in pratica 
E' già tempo di pensare al ritorno a scuola dei nostri figli ma, mentre normalmente le preoccupazioni del genitore si limitano all'acquisto di libri, quaderni, astucci o dello zaino più “cool” del momento, per i genitori di “bambini speciali” i problemi che si presentano con Settembre sono ben altri. E' bene quindi prepararsi ad affrontare la situazione al meglio e con un bagaglio di informazioni utili il più cospicuo possibile.
Forse, e sottolineiamo forse, con estrema fatica lo scorso anno siamo riusciti ad ottenere per nostro figlio un PEI, il suo programma personalizzato, quell'ambito e prezioso documento cioè nel quale vengono descritti gli interventi predisposti per l'alunno in situazione di handicap, redatto congiuntamente dagli operatori sanitari individuati dalla ASL (UONPI), dal personale insegnante curriculare e di sostegno della scuola e, ove presente, con la partecipazione dell'insegnante operatore psico-pedagogico, in collaborazione con i genitori. Per fare in modo che i nostri bambini si avvantaggino di questo PEI ed ottengano dei progressi tramite esso, è necessaria e fondamentale la partecipazione dei genitori che devono vigilare ed impegnarsi affinchè questo documento, una volta redatto, non resti un foglio di carta senza valore alcuno. |
|
Leggi tutto...
|
|
|
domenica 21 agosto 2011 |
Comitato "Tutti per Valerio"
Iniziativa di aiuto per una nostra famiglia
Il Comitato “Tutti per Valerio” nasce a seguito del tragico evento che ha colpito la famiglia di un bimbo nello spettro autistico della città di Taranto.
Il padre, Martino Amandonico, ha perso la vita tragicamente in un incidente domestico la sera dell’ 11 agosto 2011.
Ora Valerio e la sua famiglia si ritrovano da soli e senza una sicurezza economica.
Valerio necessita di intereventi riabilitativi, di assistenza medica e di tutto quello di cui ogni bambino, al di là delle sua particolari condizioni di salute, può aver bisogno ogni giorno.
Il Comitato vuole promuovere una vasta opera di sensibilizzazione tra tutti i cittadini e le Istituzioni per offrire un aiuto in questi tristi giorni e in quelli che seguiranno.
|
|
Leggi tutto...
|
|
|
martedì 16 agosto 2011 |
Alto rischio di autismo nei fratelli
Necessari screening e interventi precoci, ma anche prevenzione!
 Uno studio pubblicato Lunedì sullla rivista scientifica Pediatrics ha stabilito che i bambini con un fratello più grande con autismo hanno circa 19 volte più probabilità di sviluppare loro stessi il disordine, una percentuale molto più alta di quanto si ritenesse on precedenza. La ricerca ha studiato il campione più grande di fratelli che sia mai stato considerato.
Come ogni studio che indica la genetica come causa dell'autismo, anche questo ha ottenuto molta risonanza nei media a livello internazionale. ABC News, per esempio, gli ha dedicato questo lunghissimo servizio in cui Hawn e sua moglie raccontano la loro storia e le loro scelte per i due figli, Logan e Aaron, entrambi con autismo.
In nessun articolo, in nessun servizio giornalistico o televisivo, che parla di questo nuovo studio si fa menzione dell'aumento esponenziale dell'autismo in questi ultimi anni, in nessuno vengono menzionate, se non marginalmente, le cause ambientali, eppure è ormai da tempo che la comunità dell'autismo denuncia una diffusione ormai epidemica dei disordini dello sviluppo nei bambini che sicuramente non può essere spiegata dalla genetica soltanto senza ricevere la benchè minima risposta sulle cause. Tra le nostre famiglie molti hanno due o tre figli con autismo e non sanno ancora perchè! |
|
Leggi tutto...
|
|
| << Inizio < Prec. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 Pross. > Fine >>
| | Risultati 41 - 52 di 282 |
|
|