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Intervista al Dr. Philippe Raymond

Membro del gruppo di ricerca "Chronimed" diretto dal premio Nobel Luc Montagnier

Il premio Nobel, Luc Montaigner, il primo a individuare il virus dell’Aids nel 1983,  lavora da qualche anno su altre malattie neurodegenerative cercando di indviduarne l'origine. Per l'autismo indaga la pista infettiva. Malattie come Parkinson, Alzheimer e autismo potrebbero avere un’origine infettivaed essere combattuta con terapia antibiotica. L'autismo in particolare, secondo un suo studio condotto su 200 bambini, potrebbe essere trattato con buoni risultati con terapia antibiotica.

Il Dr. Philip Raymond fa parte del gruppo di lavoro "Chronimed", che riunisce 15 medici intorno al professor Luc Montagnier, premio Nobel per la Medicina. Questo gruppo lavora sulle probabili cause infettive di alcune patologie croniche per cui non si suppone l'origine infettiva, tra cui l'autismo. Il loro lavoro è iniziato dopo la constatazione di indizi infettivi, sia somatici (sintomi clinici) che nel siero (anticorpi) in persone con autismo.


Quali sono secondo voi le cause dell'autismo?
Secondo P. Raymond, l'autismo è multifattoriale. Ammette che vi sono ovviamente cause genetiche dell'autismo, ma di non aver indagato in questa direzione,non essendo un esperto. Ci si riferisce ad un articolo della ricercatrice americana Helen V. Ratajczak, che tratta tutte le cause dell'autismo attualmente accettate (pubblicato nel 2011 nel « Journal of Immunotoxicology »). Secondo P. Raymond, le malattie tossiche sono una possibile causa della sindrome autistica. Queste tossine hanno origini diverse: possono essere prodotte da batteri intracellulari che invadono la parete vascolare e secernono delle tossine vaso costrittive e neurotossiche, oppure possono anche essere causate da fattori ambientali (pesticidi, metalli pesanti, ecc.). La loro origine può invece anche essere alimentare: intolleranze alimentari diverse favorite da infezioni croniche (la disbiosi intestinale porta ad una permeabilità intestinale) e soprattutto le intolleranze a glutine e caseina, dove i risultati dell'abolizione sono talvolta spettacolari, soprattuttonei bambini con autismo con disturbi digestivi associati. Questi fattori infettivi tossici e ambientali, potrebbero spiegare da un lato l'esplosione incredibile della diffusione dell'autismo negli ultimi anni, e in secondo luogo, il fatto che la stragrande maggioranza dell' autismo oggi è di tipo regressivo e non più di nascita, come una volta.

Potete parlarci più precisamente dei vostri trattamenti in corso e dei risultati?
P. Raymond ci riporta a un articolo dello psichiatra americano Robert C. Bransfield, che enumera tutti i batteri o virus coinvolti nei disturbi dello spettro autistico tra cui, tra gli altri,  Borrelia, Clamidia, Herpes, Micoplasma, ecc. Nella nostra analisi spesso troviamo i dati sierologici positivi. Questi bambini con autismo presentano spesso molti segni fisici che riflettono uno stato infettivo cronico: rialzi ricorrenti di febbre, sudorazione notturna, estremità fredde, tosse cronica, rinite cronica, congiuntivite cronica, pallore, occhi cerchiati, eczema, diarrea cronica ... Secondo la sua esperienza personale, ognuno di questi sintomi è presente dal 22% al 56% dei casi.
P. Raymond constata che il trattamento di queste infezioni con civli di antibiotici sempre più intervallati, possono ridurre in modo spesso importante i sintomi dell’autismo. Tuttavia, riconosce un tasso di fallimento del circa il 20%. Più in dettaglio, i risultati di un lavoro personale di recente presentato a Bordeaux su 51 autistici sono i seguenti: per il 51% dei bambini trattati il miglioramento è rapido e costante fin dal primo mese di trattamento. Per il 30% è più lento e può essere ciclico. Per il 19%, infine, il trattamento fallisce o viene interrotto. Questi risultati vengono confermati da altri medici che hanno attuato questo tipo di trattamento (in totale oltre 120 bambini trattati attualmente). Durante i primi mesi del trattamento, se le interruzioni sono troppo lunghe, si osserva una recidiva dei sintomi fisici, ma anche di quelli comportamentali, che erano scomparsi. Tutti questi sintomi scompaiono di nuovo dopo due giorni dalla ripresa del trattamento!

Perché non pubblicate i vostri risultati? Quali sono gli ostacoli attualmente, e quanto costerebbe uno studio in doppio cieco?

Questo studio è ancora recente, e il gruppo lavora alla pubblicazione dei risultati. Purtroppo i neuropsichiatri seguono metodi vetusti  senza considerare e seguire tali trattamenti anche in presenza degli evidenti sintomi. Altri studi si faranno più facilmente se ci sarà collaborazione con i servizi ospedalieri specializzati. Il gruppo "Chronimed" vorrebbe che aziende farmaceutiche si interessassero a questo progetto. Ad oggi, i protocolli di studio sono in fase di sviluppo e si possono essere significativi risultati in 3 mesi o 6 mesi al massimo. Uno studio più avanzato costerebbe tra i 200 e i 300.000 euro, e sarebbe quindi anche potenzialmente finanziabile da un'istituzione.

Ci sono già delle pubblicazioni sul vostro argomento di studio?
P. Raymond spiega che l'associazione tra disturbi dello sviluppo neurologico e infezioni è stata studiata da lungo tempo. Cita pubblicazioni internazionali a questo proposito: uno studio americano del 1988 (Tanoué) ha mostrato che un bambino aveva una maggiore probabilità di sviluppare autismo regressivo dopo il ricovero ospedaliero per polmonite. Successivamente, nel 1995, lo studio Ciaranello (confermato dallo studio di Wilkerson 2002, e Atlodottir nel 2010) ha dimostrato che le donne in gravidanza hanno un rischio maggiore di dare alla luce un bambino autistico se la madre fosse stata ricoverata nel secondo trimestre della sua gravidanza per una polmonite. Ora, i batteri studiati dal gruppo del professor Montagnier sono appunto responsabili della polmonite. Fin dal 1989, il dottor Bottero aveva già pubblicato la notevole riduzione dei sintomi di un bambino autistico che soffriva di infezione da Rickettsia, fin dalle prime cure antibatteriche. I canadesi e gli americani hanno ampiamente dimostrato disfunzioni immunitarie per l'autismo (V. Singh e El Dahr). Il professor Garth Nicolson ha spesso pubblicato studi sul rapporto tra autismo e infezioni croniche, tra cui studi che mostrano nel 40% dei casi la presenza di infezioni da Micoplasma nei bambini autistici in California. Robert C. Bransfield ha anche pubblicato articoli che stabiliscono il legame tra la Borreliosi di Lyme e l'autismo.

Qual è la sua opinione sulla teoria della vaccinazione come causa probabile dello scatenamento dei sintomi autistici in numerosi bambini?
P. Raymond ci ricorda che un certo numero di genitori di bambini autistici (da 10 a 15% circa) descrivono che la regressionedel loro bambino avviene improvvisamente entro ore o giorni dopo la vaccinazione. Helen V. Ratajczak fa ipotesi diverse in proposito. Siamo in grado di aggiungere un ipotesi ulteriore: la modulazione immunitaria indotta dalla vaccinazione consentirebbe ad una infezione latente in precedenza, di svilupparsi (nozione di terreno favorevole) P. Raymond cita una frase che avrebbe detto Louis Pasteur alla fine della sua vita: "Antoine Bechamp aveva ragione, il microbo non è niente, il terreno è tutto ".

Il trattamento da mettere in atto è quindi secondo voi un trattamento antibiotico. Come rispondete a quelli che spiegano i vostri buoni risultati con la pratica concomitante della ABA?
Immunostimolanti o antibiotici saranno più efficaci se sono accompagnati dall’ABA. P. Raymond dà l'immagine di una macchina parcheggiata, che per riavviarsi, ha bisogno di una spinta (ABA), ma anche di rimuovere il freno a mano (trattamento antibiotico). Le tossine correlate a malattie croniche vanno considerate come "semplici" inibitori. Una volta rimosse, il lavoro del ABA è molto più facile e più efficace. P. Raymond dà vari argomentazioni per dimostrare l'efficacia dei trattamenti antibiotici al di fuori della pratica dell'ABA: in primo luogo, ci ricorda che durante i primi mesi di trattamento, i risultati sono immediati e, appena si arrestano il trattamenti antibiotici e pur continuando l'ABA, i sintomi fisici e comportamentali, che erano migliorati, ritornano. Questi sintomi fisici scompaiono rapidamente dopo la ripresa del trattamento antibiotico. D’altra parte egli cita l’esperienza dell’IME di Suresues che aveva preso in carico 12 bambini con ABA intensivo. Di questi 12, 8 sono stati seguiti da Raymond. Dopo 1 anno soltanto di trattamento, 4 degli 8 bambini seguiti da Raymond, hanno potuto essere scolarizzati contro nessuno degli altri 4.

Che cosa rispondete a quelli che affermano che gli antibiotici rendono fragile il sistema immunitario?
E’ probabilmente il caso di infezioni virali acute, quando alcuni antibiotici sono somministrati male. Raymond sottolinea che il Dr. Montagnier è uno specialista sul tema e che la tesi del gruppo di studio è la seguente: piuttosto che indebolire il sistema immunitario, gli si dà sollievo ed esso può più efficacemente lottare altrove. Infine ci ricorda che gli antibiotici non sono somministrati in maniera continua nel loro protocollo, ma con cure sempre più intervallate, fino all’eliminazione finale. Se gli antibiotici prescritti indebolissero il sistema immunitario, la tendenza sarebbe inversa cioè si andrebbe verso la necessità di usare sempre più antibiotici.

Quali sono le migliori opzioni di screening secondo voi?
Raymond stima che la diagnosi è clinica e dunque tocca in prima linea a pediatri e medici generici. Si può secondo lui, rendersi conto che un bambino presenta tratti autistici a partire da 6 -9 mesi (anche se la diagnosi precisa si farà più tardi). Sfortunatamente, i medici sono molto male formati e informati e pensano che non ci sia alcun trattamento possibile. C’è anche spesso un rifiuto da parte dei genitori, che è associato al ritardo della diagnosi, o al ritardo della comunivazione della diagnosi, che è sempre difficile.

Cosa ne pensate dei test genetici?
Una malattia genetica è l’interazione di un gene con l'ambiente; si può benissimo avere un gene portatore di una malattia genetica e non svilupparla. Se si generalizzassero i test genetici troveremmo malattie a tutti. P. Raymond ritiene che i test genetici sono una forma di consulenza, e possono effettivamente fornire un rischio percentuale più o meno esatto. Riconosce che possono costituire una forma di
prevenzione, tanto più che ci sono delle cause genetiche evidenti nell’autismo, come mostrano le statistiche secondo le quali il 70% dei fratelli gemelli di un bambino autistico, sono egualmente autistici, contro il 5% dei fratelli ordinari di un bambino autistico. Riconosce egualmente che il sistema immunitario ha un ruolo importante nello sviluppo dei sintomi autistici ed è geneticamente determinato.

Cosa ne pensa dei test sul sangue?
Raymond ci spiega, che allo stesso modo, si può avere una sierologia positiva e non sviluppare mai la malattia. Se si generalizzassero i test su sangue, si troverebbero ancora più ammalati che nella realtà.

 
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