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Homepage arrow News arrow Newsletter arrow Newsletter EA n. 7 - NOVEMBRE 2008
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NEWSLETTER  EmergenzAutismo

Numero 07:

  • In memoria di Bernard Rimland
  • Il ruolo dell’insegnante nelle comunicazioni scuola - famiglia

IN MEMORIA DI BERNARD RIMLAND

21 novembre, due anni fa un grande amico dei nostri figli si è addormentato per sempre...

Leggete QUI come lo ricordammo nel 2006 e QUI le sue parola ai genitori italiani nel 2005, parole che sono la nostra costante guida.

EmergenzAutismo vuole ricordare Bernie con la pubblicazione dello studio, che alleghiamo, uscito  pochi giorni fa  su PubMed che conferma quanto la sua eredità e i suoi insegnamenti trovino conferme ufficiali. Gli autori dello studio affermano infatti  che "sebbene i disordini dello spettro autistico (ASD) perdurino  generalmente per tutta la vita, abbiamo verificato l'evidenza  che dal 3% al 25% dei bambini perde la diagnosi di autismo (ASD) ed entra nel normale range di abilità cognitive, di adattamento e sociali"

Da PubMed


I bambini con autismo possono guarire? E se si, come?

Helt M, Kelley E, Kinsbourne M, Pandey J, Boorstein H, Herbert M, Fein D.

Dipartimento di Psicologia dell’Università del Connecticut, Storrs, CT, 06268, USA,
molly.helt@uconn.edu.

Sebbene i disordini dello spettro autistico (ASD) perdurino  generalmente per tutta la vita, abbiamo verificato l'evidenza  che tra il 3 e il  25 % dei bambini perdono la diagnosi di autismo (ASD) ed entrano nel normale range di abilità cognitive, di adattamento e sociali. Segnali premonitori del recupero includono intelligenza relativamente alta, linguaggio recettivo, imitazione verbale e motoria e sviluppo motorio, ma non la complessiva gravità dei sintomi. Sono anche segnali favorevoli una età di diagnosi precoce e una diagnosi di Disordine Pervasivo dello Sviluppo – non altrimenti specificato.  La presenza di crisi epilettiche, ritardo mentale e sindromi genetiche sono invece segnali sfavorevoli, mentre un aumento del volume della testa non preannuncia conseguenze.  Studi controllati riportano che la maggior parte dei recuperi avvengono dopo l’uso di tecniche comportamentali. Vulnerabilità residue  interessano la comunicazione più complessa e l’attenzione. Frequenti comorbidità residue dopo il recupero sono tic, depressione e fobie. Possibili meccanismi di recupero comprendono:  normalizzare l’apprendimento forzando l’attenzione verso l’esterno o arricchendo l’ambiente, favorire il valore rinforzante degli stimoli sociali, prevenire i comportamenti che interferiscono negativamente, esercitare massicciamente le capacità deboli, ridurre lo stress e stabilizzare  l’interesse attivo. Migliorare la nutrizione e la qualità del sonno non è specificatamente benefico.

PMID: 19009353 [PubMed - as supplied by publisher]


IL RUOLO DELL'INSEGNANTE NELLE COMUNICAZIONI SCUOLA FAMIGLIA

di Rick Lavoie (2008)


Richard Lavoie, M.A., M.Ed. ha conseguito tre lauree in Educazione Speciale ed è stato Professore aggiunto o   incaricato in numerose Università tra cui Syracuse, Harvard, Gallaudet, Manhattanville College, l'Università dell' Alabama e Georgetown. Rick è probabilmente meglio conosciuto per i suoi video  "How Difficult Can This Be?: The F.A.T. City Workshop" e "Last One Picked, First One Picked On: The Social Implications of Learning Disabilities". Il suo ultimo video su come affrontare i comportamenti  "When the Chips are Down ..." può essere acquistato su  LD OnLine.

"Improvvisamente, si ritrova in qualcosa che non è in grado di fare e deve farlo comunque; gli adulti presenti nella sua vita gli dicono che deve farlo. Inizia a vedersi come un perdente. Gli altri bambini cominciano a vederlo come un perdente. L'insegnante e i genitori iniziano a preoccuparsi se sbaglia. E questo ha un effetto generalizzato sul concetto di autostima" - Rick Lavoie

Traduzione italiana a cura di www.emergenzautismo.org 
 
Negli ultimi 50 anni, media, enti e fondazioni private hanno studiato ed esaminato le scuole americane per analizzare e possibilmente migliorare l’educazione pubblica negli Stati Uniti.
Generalmente queste ricerche si sono concentrate sugli errori e sui problemi della scuola, nel tentativo di scoprire cosa ci fosse di sbagliato nei suoi programmi. La ricerca invece ha avuto, in questi ultimi anni, un approccio differente: piuttosto che studiare cosa fanno di sbagliato le scuole, si cerca di osservare cosa stiano facendo di buono. Implicito a questo approccio è, naturalmente, l’opportunità per la scuola inferiore di replicare la “miglior prassi” dei programmi che si rivelano efficaci. Questo ha senso.

Studio dopo studio, si è trovato che le scuole che hanno ottenuto maggiore successo  hanno un tratto comune:

sollecitano, incoraggiano, facilitano e promuovono la comunicazione con i genitori!

In queste scuole…

I genitori non sono ignorati… sono invitati.
I genitori non sono evitati… sono consultati.
I genitori non sono scoraggiati a lamentarsi… sono incoraggiati a comunicare.

Una comunicazione efficace, costante e attiva tra insegnanti e genitori è un fenomeno relativamente nuovo nelle nostre scuole: nelle generazioni precedenti la parola d’ordine era “nessuna nuova, buona nuova” e i genitori avevano notizie dagli insegnanti solo quando c’era un problema o il bambino si trovava in forte difficoltà. I contatti casa/scuola erano ampollosi e consistevano di rituali artificiosi e dei dieci minuti di colloquio annuale. Una volta che il bambino arrivava alla scuola superiore, le comunicazioni praticamente terminavano del tutto. Tutte le parti (il genitore, l’ insegnante e lo studente) ritenevano che il programma ed i progressi dello studente non erano affare dei genitori.

I tempi sono cambiati! Nella maggior parte delle comunità oggi, un aumento delle comunicazioni tra scuola e famiglia è richiesto (e preteso!) proprio dai genitori, che si vedono come “consumatori di servizi educativi” e anticipano che si terranno informati sui progressi del bambino e sui suoi risultati. Inoltre si aspettano che la loro partecipazione e le loro opinioni siano ascoltate e ottengano risposta dagli educatori. 

Questo fenomeno è nuovo nella Regular Education, ma le comunicazioni scuola/famiglia sono state un punto focale nella Special Education per decenni. Coloro che hanno a che fare con bambini disabili sanno che i successi e progressi del bambino dipendono dalla qualità e dalla frequenza di questa comunicazione. I nostri colleghi e amici nelle classi regolari hanno molto da imparare da noi.

Come insegnante, si può  vedere questo incremento nelle comunicazioni come una minaccia o come una opportunità. Sfortunatamente, molti insegnanti sono “scocciati” dalle comunicazioni con i genitori: un insegnante di sostegno mi ha detto recentemente di considerarle “…la parte peggiore del mio lavoro”. L’anno scorso un importante giornale pubblicò un articolo dal titolo “Perché gli insegnanti americani odiano i genitori”.

Sono in comunicazione e corrispondo con genitori da oltre 35 anni come insegnante e direttore scolastico e, devo ammetterlo, può essere impegnativo, per tempo impiegato e delusioni…ma ne vale la pena.

Ricerche condotte dall’Associazione Nazionale degli Psicologi scolastici indicano che una comunicazione scuola/famiglia efficace e ben programmata ha i seguenti risultati nelle scuole:

Voti migliori
Atteggiamento più positive degli studenti
Minor ricorso al sostegno
Minori ritiri
Minori comportamenti ad alto rischio
Più alto morale dello staff
Migliori relazioni tra scuola e comunità sociale
Maggiore partecipazione dei genitori nelle iniziative della scuola e nei programmi
Maggiori donazioni di beni, materiali e servizi alla scuola
Migliore opinione dei genitori sulla scuola
Tutti vincono!

Ma ci sono insidie per l’insegnante che sta tentando di aumentare l’intensità e la frequenza dei sui contatti con i genitori. Quella che segue è una lista di cose da fare e da non fare che spero ogni insegnante possa trovare utile:

LEGGETE QUI L'INTERO DOCUMENTO

 
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