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Confermata la possibilità di recupero dall'autismo

Un nuovo studio pubblicato su PedMed afferma che "è stata verificata l'evidenza che dal 3% al 25% dei bambini
perde la diagnosi di autismo (ASD) ed entra nel normale range di abilità cognitive, di adattamento e sociali"



 

I bambini con autismo possono perdere la loro diagnosi?

 di fromitaly



La domanda posta nel titolo di questo nostro articolo ha oggi una risposta: nella revisione della letteratura scientifica pubblicata recentemente su PubMed - tradotta sotto - e che sarà discussa in maggio alla conferenza INSAR, gli autori hanno verificato che alcune persone con autismo possono “guarire” e perdere la diagnosi di autismo.

Nella comunità scientifica si ritiene comunemente che l’autismo sia una condizione che dura tutta la vita e che i trattamenti possibili debbano essere indirizzati soprattutto a ridurre i sintomi comportamentali (autolesionismo, aggressività, ecc) e ad aumentare le capacità cognitivo/comportamentali (comportamenti sociali, linguaggio, ecc). Cosa accade però quando questi trattamenti riescono ad eliminare i sintomi fino al punto in cui il soggetto non incontra più i criteri per l’autismo del DSM-IV? Si può parlare di “guarigione”?

Gli autori prima di esaminare tutta la letteratura scientifica disponibile, forniscono una specifica definizione di "guarigione", stabilendo che, per essere considerata “guarita”, una persona debba:

1. avere avuto una diagnosi di autismo
2. saper apprendere ed applicare ciò che si è imparato allo stesso livello che ci si aspetta da persone a sviluppo normale della stessa età
3. non incontrare più i criteri diagnostici del DSM-IV per i disordini dello spettro autistico

Basandosi poi sulle ultime ricerche, hanno anche indicato che una persona guarita debba:

1. non avere limiti ASD nella socializzazione o nella comunicazione secondo la valutazione ADOS
2. non ricevere più alcun servizio per curare problemi chiave dell’autismo (se si riceve ancora qualche servizio deve essere per difficoltà non autistiche, come attenzione, difficoltà di apprendimento, ecc)
3. essere inserita a scuola in una normale classe SENZA assistenza individualizzata
4. avere un IQ di 80 o più
5. essere nel range di normalità secondo la scala Vineland per comunicazione e socializzazione (78 o più)

Componente cruciale quindi di questa definizione di guarigione è che essa non si limita semplicemente ai sintomi di autismo del DSM-IV, ma si rivolge anche ad aree chiave dello sviluppo funzionale. Questo è importante perché impedisce di usare la parola ‘guarito’ nei casi in cui gli effetti del trattamento sono limitati a ridurre i sintomi, con scarsi cambiamenti nei limiti funzionali del disturbo.

Gli autori hanno poi condotto una revisione descrittiva della letteratura scientifica disponibile e hanno concluso che esiste una forte evidenza che dimostra che dal 3 al 25% di bambini con diagnosi di autismo possano rientrare nei criteri che li definiscono “guariti”. Questa percentuale piuttosto varia (dal 3 al 25%) è probabilmente il risultato delle differenze nella natura della popolazione esaminata e la presenza o assenza di fattori che possano contribuire alla possibilità di guarigione o impedirla. Gli autori cioè hanno anche individuato un certo numero di fattori (presenti al momento della diagnosi) che facilitano la possibilità di guarigione. Questi sono:


1. forte intelligenza
2. presenza di linguaggio recettivo
3. imitazione verbale o motoria
4. precocità della diagnosi
5. diagnosi di PDD-NOS

Una serie di fattori invece limitano la possibilità di guarigione, e tra questi:

1. crisi epilettiche
2. ritardo mentale
3. sindromi genetiche

Si tratta certo di scoperte interessanti, ma l’importanza maggiore di questo studio sta nella presentazione dei possibili meccanismi per cui i trattamenti possono portare alla guarigione e che possono essere utilizzati come una cartina stradale che aiuta genitori, educatori e medici a capire meglio come i trattamenti possano essere mirati ai deficit specifici del bambino.



I bambini con autismo possono guarire? E se si, come?


Helt M, Kelley E, Kinsbourne M, Pandey J, Boorstein H, Herbert M, Fein D.

Dipartimento di Psicologia dell’Università del Connecticut, Storrs, CT, 06268, USA, molly.helt@uconn.edu 

Sebbene i disordini dello spettro autistico (ASD) perdurino  generalmente per tutta la vita, abbiamo verificato l'evidenza che tra il 3 e il 25 % dei bambini perdono la diagnosi di autismo (ASD) ed entrano nel normale range di abilità cognitive, di adattamento e sociali. Segnali premonitori del recupero includono intelligenza relativamente alta, linguaggio recettivo, imitazione verbale e motoria e sviluppo motorio, anche in presenza di una complessiva gravità dei sintomi. Sono anche segnali favorevoli una età di diagnosi precoce e una diagnosi di Disordine Pervasivo dello Sviluppo – non altrimenti specificato. La presenza di crisi epilettiche, ritardo mentale e sindromi genetiche sono invece segnali sfavorevoli, mentre un aumento del volume della testa non preannuncia conseguenze. Studi controllati riportano che la maggior parte dei recuperi avvengono dopo l’uso di tecniche comportamentali. Vulnerabilità residue interessano la comunicazione più complessa e l’attenzione. Frequenti comorbidità residue dopo il recupero sono tic, depressione e fobie. Possibili meccanismi di recupero comprendono: normalizzare l’apprendimento forzando l’attenzione verso l’esterno o arricchendo l’ambiente, favorire il valore rinforzante degli stimoli sociali, prevenire i comportamenti che interferiscono negativamente, esercitare massicciamente le capacità deboli, ridurre lo stress e stabilizzare l’interesse attivo. Migliorare la nutrizione e la qualità del sonno non è specificatamente benefico.

PMID: 19009353 [PubMed - as supplied by publisher]


 



 
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