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Sviluppare un programma  Verbal Behaviour

di James W Partington
da Autism File n.31, 2009

traduzione di Maria777
              
 


I bambini con una diagnosi nello spettro autistico (ASD) hanno diversi problemi a livello comunicativo e, di conseguenza, nell'ambito delle abilità sociali. Non riescono a partecipare alle interazioni quotidiane, non riescono a ridere insieme agli altri, ma, con l'intervento di uno specialista, molti di questi bambini possono sviluppare abilità comunicative e di conseguenza il desiderio di interagire con gli altri.
 Le strategie basate sulla metodologia ABA sono efficaci e molti bambini riescono a seguire il programma scolastico  grazie ad un intervento precoce ed intensivo.

La cosa più importante da affrontare in un intervento ABA è permettere al bambino di rispondere attivamente, e per questo è importante rinforzare il bambino; naturalmente l'obiettivo finale è il rinforzo sociale: il provare piacere nell'interagire.

Sviluppare il linguaggio è l'abilità più importante: il bambino non potrà mai interagire con gli altri altrimenti! Per questo deve essere in grado di capire, di esprimere i suoi desideri, di esprimere quello che vede, quello che sente, dire le sue esperienze e opinioni.

Ci sono molti modi per descrivere il linguaggio che ascoltiamo. Skinner nel 1957 disse che "il linguaggio è il comportamento attivato, mediato dall'azione  degli altri". L'analisi funzionale del linguaggio condotta da Skinner è importante per capire la gamma di situazioni in cui un bambino dice una determinata parola:

1) un bambino può dire "mela" quando ha fame, può dire "mela" quando la vede ma non è alla sua portata, o quando non la vede e la desidera (mand)
2) può dire "mela" anche quando non la vuole (tact)
3) può dire "mela" quando la sente (ecoic)
4) può dire "mela" quando gli si chiede cosa ha mangiato a merenda: (intraverbal): in questo caso non la sente, non la vede, non la desidera.

La risposta "funzionale" nei 4 casi è differente.

Mentre un bambino neurotipico è in grado di imparare agevolmente queste 4 modalità, al bambino autistico vanno insegnate una ad una e, spesso, anche se un bambino è in grado di ripetere vocalmente "mela" non è in grado di dire "mela" se ha fame, se la vede, se  l'ha mangiata, se gli si chiede cosa è.

In questo senso, oltre ad insegnargli a ripetere le parole, si deve insegnargli ad utilizzarle nei 4 contesti, e questo può essere fatto anche con i segni:  per insegnargli a chiedere una palla ad esempio, l'istruttore modellerà il segno di "palla", guidando il bambino nell'imitazione del segno, attenuando sempre più l'aiuto. Molti bambini incapaci di fare richieste, grazie all'uso dei segni, hanno imparato a chiedere.

Uno dei punti più importanti nell’insegnare a fare una richiesta con i segni è scegliere quali segni insegnare per primi. (Sundberg & Partington, 1998)
È importante utilizzare segni per oggetti o attività che il bambino desidera frequentemente, facile da dire (o da effettuare coi segni) e alla portata di genitori e insegnanti. È molto importante considerare nella scelta delle prime parole o segni che insegniamo al bambino, ci siano parole non simili da pronunciare - segni non simili da produrre: questo per evitare eventuale confusione che si potrebbe generare nel bambino.
Se c’è qualcosa che il bambino vuole o fa in determinati momenti del giorno, non è il caso di insegnargli parola o segno per quelle attività: non ha senso che chieda qualcosa che comunque è determinata dall’ora in quanto non sarebbe sufficientemente motivato.
Piuttosto, possiamo prendere in considerazione un determinato cibo o bevanda che il bambino chiede più volte al giorno, oppure qualcosa che guarda (un libro, un film) o qualche particolare attività fisica .
Insomma, quando scegliamo le parole-segni che vogliamo insegnargli dobbiamo considerare che siano parole-segni riferite ad oggetti - attività che il bambino fa più e più volte in un giorno: questo per avere molte opportunità reali di fare esercizio.

Uno dei primi segni che si insegnano ai bambini per fare richiesta è il segno di “mangiare”.
Quando si è raggiunta una buona frequenza di utilizzo di questi segni iniziali (ad es: mangiare, bere, palla, ecc…) si può passare a segni più specifici ( mela, banana, gelato).

Molto importante è inserire prima possibile i segni riferiti alle domande: chi? Dove? Quando?

Uno degli errori più comuni è voler insegnare segni troppo generici come “per favore”, “di più”: se si insegna al bambino questi segni, ad esempio collegati al cibo, “ne voglio di più” , c’è il rischio che il bambino utilizzi il segno in sostituzione al segno del chiedere un cibo in particolare: dimenticandosi quindi, o meglio, sostituendo il segno “mela” con “di più”, non verrà capito.

Quando il bambino ha imparato a dire-segnare per chiedere, si può passare all’insegnamento di altri segni-parole,  per la funzione “tact”: cioè vede una cosa e deve nominarla; non c’è più richiesta.
Quali parole scegliere?
Uno degli errori più comuni è insegnargli ad esempio i colori, i numeri….. mentre invece sarebbe più importante per lui utilizzare parole - segni che sente nominare ogni giorno. I concetti astratti è meglio insegnarglieli in un secondo tempo.
Sebbene i bambini imparino facilmente i nomi dei colori, dei numeri, meglio focalizzare l’attenzione su cose di uso più frequente: i loro giochi preferiti, che spesso sono i loro rinforzi, o le cose che utilizzano tutti i giorni (bicchiere, spazzolino, sapone, ecc).
I nomi-segni di queste cose non saranno dimenticati dal bambino, non saranno confusi, proprio perché di utilizzo quotidiano.
Quando il bambino avrà acquisito numerosi vocaboli, si può passare ad insegnargli le parole - segni dei vari oggetti nelle stanze della casa: in bagno: il wc, l’asciugamano, la doccia, ecc….
Il bambino utilizzerà questi nomi-segni utilizzerà sia durante l’insegnamento a tavolino che nella quotidianità.

Le abilità intraverbali (n.4) sono le più complesse da acquisire.
È importante che il bambino impari bene a chiedere quello che vuole, a dire quello che vede, che sente. È più difficile che vi dica cosa ha visto o sentito in un tempo passato.
Per insegnare al bambino a raccontare un evento passato, prima di tutto bisogna che impari a descriverlo nel momento in cui lo sta vivendo, e subito dopo, gli si chiede cosa ha fatto.

Se un bambino sta uscendo dalla doccia ad esempio, gli si dice: “ora ti asciughi con l’asciugamano” e subito dopo “con cosa ti sei asciugato?” e il bambino risponderà “asciugamano”. Quando esce dal bagno gli si chiede di nuovo “con cosa ti sei asciugato poco fa?” “ ti sei asciugato con …..”

Per insegnare queste abilità ci vuole la partecipazione attiva del bambino: la sua attenzione deve essere catturata, focalizzata sulla cosa che vogliamo che impari a ricordare. Non possiamo pretendere che registri normalmente tutto e che ci risponda: non è abituato a farlo!!!!!!

Iniziate con le cose che il bambino è in grado di imparare. Andate per gradi.
E ricordiamoci che partecipare volentieri ad una conversazione sarà per loro possibile se sarà facile, se potranno esprimere concetti che hanno acquisito molto bene.

Elenco delle prime richieste da insegnare:
1)   parole riferite ai rinforzi
2)   attività che l’istruttore conosce bene e che il bambino esegue molte volte al giorno
3)   gli oggetti che vogliamo che chieda possono anche essere dati un po’ alla volta se si tratta di cibo ad esempio
4)   considerate diversi tipi di oggetti-attività: mangiare, ascoltare, vedere, toccare, ecc.
5)   se utilizzate la parola utilizzate parole semplici da pronunciare ( segni facili da imitare)
6)   scegliete parole-segni diversi da loro (per pronuncia o nel caso di segni, segni non simili)
7)   evitate parole-segni come “per favore”, “di più”, che sono concetti troppo complicati da utilizzare all’inizio.





James W. Partington, PhD, BCBA-D è il direttore di Behavior Analysts, Inc., e lavora presso la STARS Clinic a Walnut Creek, in California. E' laureato in psicologia ed è un analista comportamentale certificato  (BCBA-D). Ha più di 35 anni di esperienza di lavoro con bambini con disabilità comportamentali, con specializzazione nei ritardi del linguaggio conseguenti ad autismo e altri disordini dello sviluppo.  Il Dr. Partington è co-fondatore di una scuola che si è specializzata nell'insegnamento del linguaggio e collabora con diverse scuole pubbliche. E' President e della Northern California Association for Behavior Analysis and has served as a member of the Behavior Analyst Certification Board. E' coautore con il Dr. Mark L. Sundberg del libro Teaching Language to Children with Autism or Other Developmental Disabilities. E' autore di The Assessment of Language and Learning Skills-Revised (The ABLLS™-R): An Assessment, Curriculum Guide and Skills Tracking System for Children with Autism or Other Developmental Disabilities. Ga ancjhe prodotto un video formativo, Teaching Verbal Behavior: An Introduction to Parents Teaching Language.


 
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