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La ricerca del pezzo mancante per l’autismo
La ricerca sull’autismo sta lentamente spostandosi verso la tossicità ambientale
di Brita Belli

 

E' stato pubblicato su E-magazine (http://www.emagazine.com/view/?4984), un articolo sull'autismo, che pone l'accento sulle scelte dei genitori in funzione delle ricerche e scoperte su questa patologia.

La giornalista Brita Belli spazia, con un distacco finalizzato all'obiettività, dalle notorie affermazioni sull'autismo incurabile e “misterioso”, a tutta quella serie di ricerche scientifiche che, negli anni, hanno prodotto prove inoppugnabili, prove che, di recente, sono state confermate dai numeri divulgati dagli organi federali americani. In pratica, l'autismo non può più essere limitato ad una sfera genetica (né tanto meno psicologica) ma è scatenato da agenti esterni incontrollati, con causa-effetto nell'ambito genetico.

In questo articolo, i genitori testimoniano la loro forza e volontà nell'andare oltre banali e semplicistiche affermazioni datate, che non trovano riscontro nella realtà quotidiana e nello sviluppo della malattia nel proprio figlio.

Non si parla solo di DAN!, non si parla solo di vaccini, non si parla solo di miglioramenti: questo è un articolo scritto come un vero compendio di quanto è stato fatto ad oggi, e di quanto si potrà fare in futuro per i nostri figli, perché i fattori scatenanti ambientale che le regressioni autistiche paventano nella maggioranza dei casi, non sono più negabili neppure dagli organi federali americani, che finalmente arrivano ad affermare, sebbene a denti stretti, che la causa dell'autismo “può essere” la stessa che i genitori affermano che sia.

Speriamo che un giorno, anche in Italia si possano leggere articoli obiettivi e moderni come questo.

 
  • Premessa
  • Il rapporto con gli agenti chimici
  • Cosa mostrano gli studi 
  • L’approccio biomedico



I casi di autismo sono in aumento, o almeno questo è quanto i dati più recenti ci fanno credere. Il “Centers for Disease Control and Prevention” (CDC) ha calcolato che 1 bambino su 100 negli Stati Uniti ha ricevuto una diagnosi di disordine dello spettro autistico (ASD), in aumento rispetto al valore del 2007 di 1 ogni 150.

Uno studio della rivista “Pediatrics” dell’Ottobre 2009 riporta numeri simili: i genitori di un bambino su 90 dichiarano che il figlio ha un disordine dello spettro autistico. Nei soggetti maschi, il tasso di ASD raggiunge 1 su 58.

Senza dubbio, l’autismo è la disabilità in più rapida crescita del paese e colpisce più bambini di cancro, diabete e AIDS messi insieme. Nondimeno, quando si ha a che fare con una patologia della fanciullezza che spazia da casi ad “alto funzionamento” a quelli “non comunicativi” e con una lunga lista di cause scatenanti e possibili trattamenti, anche le statistiche stesse sono messe in discussione.

“Mi irrita il fatto che non si smetta di ancora di discutere sul fatto che ci sia un incremento nell’incidenza” dice Michael Merzenich, Ph.D., un neuroscienziato della University of California di San Francisco, pioniere della ricerca sulla plasticità del cervello (particolarmente su arresti cerebrali) e a capo della Posit Science, che si occupa di software per l’allenamento del cervello. “Penso che ci siano tante evidenze di questo aumento di incidenza” dice ancora Merzenich. “Senza ombra di dubbio, ciò significa che ci sono cose nell’ambiente che stanno contribuendo ad aumentare il tasso di incidenza, ma le persone stanno ancora lì a discutere”.

Gli scettici sottolineano che l’autismo è meglio conosciuto al giorno d’oggi e quindi più frequentemente diagnosticato. Alcuni hanno addirittura suggerito che una diagnosi di autismo può essere un mezzo per raggiungere uno scopo – un modo per i genitori di accedere subito alle terapie logopediche e fisiche di cui i loro bambini hanno bisogno evitando lunghi tempi d’attesa. Lisa Jo Rudy, autrice scientifica del Massachusetts, madre di un bambino autistico, Tom, di 13 anni e di una bambina di 10 anni, Sara, è una degli scettici: “Ci stiamo semplicemente riferendo a quello che una volta era chiamato semplicemente un 'ritardato'?” chiede Rudy. Il National Institute of Mental Health ha risposto: “non è chiaro dalla ricerca pubblicata su Pediatrics se il tasso di 1 su 90 stimato è la misura di un vero incremento dei casi di ASD o dei miglioramenti nella nostra capacità di diagnosticare tale patologia”.

Ricercatori come Merzenich sostengono che la diatriba circa le statistiche sia fuori luogo – troppi bambini vivono con tale disturbo e poche ricerche si stanno focalizzando su quale sia la causa o su come curarlo al meglio. Il termine “autistico” non era neanche parte del nostro lessico moderno fino a quando non è stato introdotto da Hans Asperger e Leo Kanner negli anni 40; la parola stessa (che deriva dal greco Autos, “stesso”) descrive la chiusura in sé stessi che è un marchio della patologia. Anche se si manifesta in molte forme diverse, l’autismo disturba l’interazione sociale e la comunicazione e fa crescere lo sviluppo di interessi fortemente ristretti. Spesso, dopo un anno di interazione apparentemente normale, i bambini autistici iniziano a non rispondere più agli stimoli, perdono il contatto oculare e non si girano più quando chiamati. Possono facilmente non parlare o ripetersi in continuazione. Possono apparire comportamenti compulsivi, come sfarfallare le mani, mettere in fila gli oggetti o ripetere le attività quotidiane con la stessa routine identica tutti i giorni. Il trattamento sono anni di terapie intensive e costose.

Richard Lathe, Ph.D., biologo molecolare e professore presso la University of Strasburgh e la  Edinburgh University, autore del libro “Autismo, cervello e ambiente” (casa editrice Jessica Kingsley), chiama i più recenti casi di autismo “la nuova fase dell’autismo”. Spiegando tale termine, Lathe dice: “Il tasso di autismo era relativamente basso nel periodo fra gli anni 40 e gli 80. L’inizio degli anni 80 ha visto un marcato incremento nell’incidenza e nella diffusione dell’autismo. I tassi sono cresciuti almeno di 10 volte. Ciò indica che la causa non può essere solo genetica, deve essere ambientale".

Il rapporto con gli agenti chimici

La disputa sul rapporto fra i vaccini - in particolar modo quelli che usano il thimerosal (che contiene mercurio) come conservante - e l’autismo è stata largamente divulgata ed è tutt’ora oggetto di controversia. Il rapporto ha un senso, dice Lathe, perché “ le persone che soffrono di avvelenamento da mercurio o piombo, manifestano sintomi autistici”. Il Thimerosal è ancora presente nei vaccini antinfluenzali e nel vaccino contro il virus H1N1 o “influenza suina”, così come in qualche singola dose di vaccini. Ma se i vaccini non sono più i maggiori colpevoli per il mercurio, tuttavia l’alluminio, che è usato quale adiuvante (agente in grado di stimolare la risposta immunitaria) in molti vaccini, rimane qualcosa di cui preoccuparsi.

James Adams, Ph.D., il responsabile del Programma per la ricerca su Autismo e Asperger della Arizona State University dice: “Le due maggiori fonti di mercurio sono le amalgame dentarie e il pesce di mare… E quanto  proviene dall’ambiente, dalle centrali per la produzione di energia a carbone e da altre fonti (inclusi gli inceneritori di rifiuti). Accade che tale metallo si accumuli nei pesci più grandi in quanto sono più in alto nella catena alimentare.

Cindy Schultz vive in Wisconsin non molto lontano da una centrale elettrica a carbone. Lavora per l’associazione senza scopo di lucro “Autism Network through Guidance, Education & Life” (ANGEL Inc.) che elargisce sussidi per i trattamenti per l’autismo. Suo figlio maggiore soffre di sindrome di Asperger, una lieve forma di autismo; il figlio minore, Gavin, ha una forma di autismo più grave. Le sue tre figlie non sono state colpite. Schultz crede che l’aria sia migliore di quella di 40 anni fa e accusa i vaccini e non l’inquinamento per i disturbi dei suoi figli.

Un’indagine nazionale circa la salute e l’alimentazione effettuata dal Centers for Disease Control and Prevention, ha misurato il mercurio nel sangue delle donne e ha riscontrato che circa il 3% delle donne in età fertile studiate fra il 2003 e il 2006, aveva almeno 5,8 parti per bilione (ppb) di Mercurio nel sangue. L’Agenzia per la Protezione dell’Ambiente (EPA), nel frattempo, “ha determinato che i bambini nati da donne che hanno una concentrazione di Mercurio nel sangue superiore a 5,8 ppb hanno un incremento del rischio di avere effetti dannosi sulla salute”. E questo è solo ciò che concerne un solo composto tossico. Altri includono inquinanti atmosferici quali il Piombo e il diossido di Zolfo, inquinanti delle acque quali Arsenico e prodotti farmaceutici, e tossine ambientali quali gli ftalati (plastificanti), il Difenolpropano o BPA (usato in alcune bottiglie e biberon di plastica) e i ritardanti di fiamma noti come polibrominatibifenili o PBDE, che sono presenti in tutto, dalle apparecchiature elettroniche alla plastica ai mobili.

“Il problema è che gli agenti chimici sono dovunque” dice Merzenich. “Abbiamo monitorato i livelli di contaminazione da PBDE nelle regioni polari e ci sono livelli significativi dappertutto, per via del trasporto dell’aria. Non puoi sfuggire.” Allo stesso tempo, consiglia vivamente ai genitori di evitare mobili per neonati in vecchia plastica, vecchi materassi e di non usare apparecchiature elettriche nella camera dei bambini, per tenere i potenziali PBDE sotto controllo.

In totale, ci sono 3.000 composti chimici che l’EPA classifica come “prodotti in grosse quantità”. In altre parole, gli agenti chimici prodotti o importati dagli Stati Uniti sono più di un milione di libbre all’anno. Secondo l’EPA, il 43% di questi composti non è stato testato per la tossicità di base. Nel 2007, la Oakland Tribune ha testato il carico corporeo (o livello di agenti chimici) nel sangue di una famiglia di un’area della baia che stava tentando di vivere eliminando le sostanze chimiche. Hanno trovato sorprendentemente alti livelli di PBDE, in particolar modo nei bambini. Mentre la madre aveva una concentrazione nel sangue di 138 ppb e il padre di 102 ppb, tale valore per la figlia di 4 anni è risultato di 490 ppb e per il figlio di 20 mesi di 838 ppb. Nei test di laboratorio effettuati su ratti, a 300 ppb i ratti mostravano un cambiamento nel comportamento.

“La nostra situazione corrente è una posizione incredibilmente arretrata che considera “tutto ok” fino a quando non ci sia una dimostrazione scientifica inequivocabile che tutto ciò non sia sicuro per la salute”, dice Merzenich. “E l’unica cosa che alla fine ci tutela veramente, è la minaccia di un’azione legale… l’onere del dimostrare che è sicuro, nel senso di essere accettabile per la salute pubblica, dovrebbe essere a carico dei produttori e dei distributori di ogni nuovo agente chimico. E sicuramente ciò include che non è in grado di produrre effetti sulla vita e sullo sviluppo del feto”.



Cosa mostrano gli studi
Sudhir Gupta, M.D., Ph.D., a capo della divisione di immunologia clinica e di base dell’University of California, Irvine, una volta ha sottolineato, parlando dell’autismo, che “i geni tengono la pistola e l’ambiente preme il grilletto”, frase divenuta famosa. Ma la maggior parte delle ricerche sull’autismo sono focalizzate sulla genetica, malgrado ci siano dei noti fattori ambientali che hanno effetti sulla probabilità di manifestarsi del disordine. Abitare in città, all’opposto che in una zona rurale, aumenta l’incidenza di ASD di 4 volte e mezzo, secondo uno studio del Texas. Ci sono anche altri fattori che sono noti per aumentare le probabilità che nasca un bambino affetto da autismo e che includono il fumo della madre, l’assunzione di droghe, dalla cocaina agli anticonvulsivi, e un eccesso di consumo di alcool durante la gravidanza.

E ancora, dice Adams, “La maggior parte delle ricerche sull’autismo sono incentrate sui problemi a livello cerebrale, sulla genetica e sui trattamenti comportamentali. Ci sono ancora troppi pochi soldi lì fuori per ricercare i fattori ambientali. E anche troppi pochi soldi per la ricerca circa i trattamenti per l’autismo.
L’organizzazione senza scopo di lucro “Environmental Working Group”, in una relazione dettagliata circa la mancanza di attenzione della ricerca sull’autismo per i fattori ambientali, ha sottolineato che “centinaia di studi hanno esplorato le radici genetiche dell’epidemia di autismo, ma nessuna ha scoperto un singolo gene o vulnerabilità che riesca a spiegare più di un numero limitato di casi”.

Ma la ricerca che ha accettato la sfida ambientale sta scoprendo delle risposte sorprendenti, soprattutto in relazione al legame fra la tossicità da metalli pesanti e l’autismo. Alcune di queste ricerche si sono concentrate sulle porfirine, dei composti chimici che aumentano nel sangue in risposta all’ intossicazione da metalli pesanti. È emerso che i bambini autistici hanno valori di porfirine nel sangue più elevati a seguito di chelazione – un processo detossificante effettuato mediante la somministrazione di un farmaco come l’acido dimercaptosuccinico (DMSA) usato per il trattamento dell’avvelenamento da piombo – di quanto si riscontri per i bambini normali. Anche l’antiossidante Glutatione, essenziale per l’escrezione dei metalli dal corpo, gioca un ruolo. Il Glutatione in condizioni normali lavora legandosi ai metalli pesanti, che il corpo in seguito a ciò sa di dover eliminare. Nel 2004, il ricercatore Jill James, Ph.D., dell’Arkansas School of Medicine, ha pubblicato una pionieristica ricerca che mostrava come i bambini autistici avessero una significativa carenza di Glutatione rispetto ai bambini normali – cosa che metteva il loro fisico in uno stato di costante stress ossidativo. In altre parole, i bambini autistici erano geneticamente predisposti ad avere bassi livelli di glutatione, rendendoli particolarmente suscettibili alla tossicità dei metalli pesanti. Questa tossicità, sia che provenga da vaccini, pesce, amalgame dentarie, inquinamento atmosferico, acqua contaminata o da altre tossine ambientali - potrebbe essere il fattore scatenante che rende un bimbo autistico.

Adams ha fatto numerosi studi cercando il ruolo dei metalli tossici nei bambini con autismo, con risultati simili. In uno, ha usato DMSA in 221 bambini con autismo contro 19 che costituivano il controllo, comparando i livelli di metalli pesanti evidenziati nei bambini che seguivano tale protocollo di detossificazione. “Il primo studio ha evidenziato che i bimbi con autismo scaricano una quantità di mercurio tripla rispetto ai normali bambini” dice Adams, “suggerendo fortemente che il mercurio fosse in quantità maggiore”. Un altro studio ha scoperto che i denti da latte dei bimbi affetti da autismo hanno una concentrazione di mercurio doppia rispetto a quelli dei bambini normali. E’ stata una scoperta molto difficile per Adams, che ha concentrato le sue ricerche chimiche sull’autismo quando sua figlia Kim, che ora ha 17 anni, ricevette una diagnosi di tale disturbo alla fine degli anni 90. I denti da latte di sua figlia furono inclusi nello studio, e il livello di mercurio riscontrato nei suoi denti fu il secondo più alto dello studio stesso. Malgrado la lunga terapia, la ragazza ha una funzionalità pari a quella di un bambino di terza elementare. Un video del programma “Dateline” della NBC girato nel 2006 sulla ricerca di Adams e sulla sua famiglia, mostra Kim cantare insieme a un video di Barney (programma per bambini) che ha visto migliaia di volte, seguire istruzioni dettagliate per lavarsi i denti, usare una serie di immagini attaccate sulla porta della sua cameretta per rifare il letto.

Adams punta il dito su qualcosa che è di più del solo fatto che i bambini autistici sembrano essere meno capaci di eliminare il mercurio e i metalli pesanti, anche se questo è parte del problema. Ha anche scoperto, cercando nella storia medica dei bambini autistici, che sono stati sottoposti in molti casi a terapia antibiotica per via orale per vari cicli durante la prima infanzia, per la maggior parte delle volte a causa di otiti ricorrenti. E questo si riflette ancora sull’escrezione di mercurio. “Nei ratti, gli antibiotici per via orale hanno dimostrato di diminuire grandemente il tasso di escrezione del Mercurio”. Adams riporta che la sua stessa figlia fu sottoposta a terapia antibiotica per via orale per un periodo continuativo di sei mesi, quando era piccola. Il Dr. Jonathan Finkelstein, un medico dello staff del Children’s Hospital Boston, riporta che l’uso di antibiotici nei bambini è calato di una quota che va dal 25% al 40% rispetto al picco registrato nei primi anni novanta (periodo in cui i bimbi prendevano mediamente tre volte l’antibiotico nel corso di un anno in alcuni luoghi), ma dice anche che il farmaco di prima linea contro le otiti rimane l’Amoxicillina, malgrado il fatto che l’American Academy of Pediatrics consiglia la pratica della ”attesa vigile”, o di permettere ad alcune infezioni di sfogarsi per 48-72 ore. Il dottor Jerry Kartzinel, autore del libro domanda-risposta “Curare e prevenire l’autismo” (edizioni Dutton) assieme a Jenny McCarthy, celebre per le sue lotte contro l'autismo, chiama le frequenti otiti, comuni nei piccoli e giovani bambini autistici, una “bandiera rossa” che indica che qualcosa viene a mancare nel loro sistema immunitario. “La comunità medica nel suo insieme“ dice a McCarthy nel libro, “avrebbe dovuto valutare il sistema immunitario dei bambini, probabilmente dopo la terza infezione che aveva richiesto l’uso di antibiotici, per scoprire cosa non stava funzionando a dovere. Ma è stato fatto molto raramente, se non mai”.



L’approccio biomedico

Kartizinel, insieme ad Adams, appartengono ad una rete di dottori e ricercatori che si riunisce sotto la sigla “Defeat Autism Now! - DAN!”. Come si sa, è un protocollo per valutare e curare l’autismo dal punto di vista biomedico o con una prospettiva che prenda in considerazione l’intero corpo, proponendo un approccio olistico sulle cause scatenanti e ai trattamenti, entrambi fondamentali.

Si tratta di personale medico che parla apertamente delle potenziali cause chimiche dell’autismo, dai vaccini ai pesci imbottiti di mercurio, che promuovono trattamenti come la chelazione, la dieta senza glutine e caseina (cioè senza farina e latte) e anche terapia in camera iperbarica, nella quale l’ossigeno è somministrato in una camera sotto pressione. Tendono a prescrivere meno farmaci e più integratori e insistono col dire che l’autismo sia, dopotutto, trattabile.

Ovviamente hanno sollevato un bel polverone: la comunità autistica tende a dividersi in due fazioni: c’è chi crede in una causa e cura olistica per l’autismo dei propri bambini e coloro che credono nel protocollo medico generalmente accettato, che include una miscellanea di farmaci insieme a terapie di logopedia e psicomotricità. In mezzo alle accuse di essere dei “ciarlatani” da una parte e di essere “guidati dal profitto dell’industria medica” dall’altra, è difficile trovare una voce equilibrata.

Shauna M. Layton ha fondato il gruppo di supporto on-line “Toghether in Autism” (insieme nell’autismo) dopo che suo figlio, Hayden Michael, è stato diagnosticato con autismo all’età di 2 anni e mezzo. Mentre lei e il gruppo che la segue sono quasi esclusivamente per il protocollo DAN!, Layton dice: “Non siamo contro i vaccini. Ci sono molti vaccini che sono necessari alla protezione e alla salute di ciascuno, ma noi siamo favorevoli a dare informazioni su quanti abbiano subito dei danni e su chi potrebbe avere un problema preesistente per cui potrebbe non tollerare il vaccino”. Shauna include suo figlio fra quelli che ritiene siano intolleranti ai vaccini, essendo stato ricoverato in terapia intensiva dopo la nascita, ma ricevendo ugualmente il normale piano vaccinale. La sua condizione (emersa per la prima volta a sei mesi) è peggiorata con ogni vaccinazione progressiva. Hayden ha anche sofferto di frequenti otiti per le quali gli sono stati somministrati diversi cicli di antibiotici.

I medici DAN!, nonostante i detrattori, tendono a focalizzarsi su una caratteristica fisica che è scientificamente provato essere comune nei bambini autistici: almeno il 70% di loro hanno qualcosa che non va nell’intestino. Comuni disturbi includono quello noto come “sindrome dell’intestino permeabile” nel quale la membrana intestinale è danneggiata, permettendo alle tossine e ai metaboliti di passare nel flusso sanguigno; infiammazione dell’intestino e sovracrescita di pericolosi batteri e funghi. Questi bambini possono essere spesso costipati o soffrire di diarrea cronica. Le feci hanno spesso un odore nauseabondo (molto oltre la norma) e la defecazione può portare a sanguinamenti. Ed a parte i crampi e i comportamenti di premersi sull’addome, i bimbi autistici con tali complicazioni spesso manifestano anche segni esteriori: addomi gonfi, occhiaie scure, carnagione pallida.

Tornando al 1999, uno studio su 36 bambini affetti da una grave forma di autismo condotto dai medici della University of Maryland School of Medicine trovò il primo collegamento fra l’autismo e una serie di disordini gastrointestinali. Quasi il 70% dei bambini aveva reflusso acido e il 58% aveva diarrea cronica, in quanto non erano in grado di assorbire i carboidrati. Molti dei bambini non potevano dormire di notte come risultato del loro continuo malessere, che si pensò contribuisse al loro comportamento irritabile e aggressivo. Quindi nel marzo 2009, i ricercatori hanno trovato che sembra essere una mutazione di un gene connesso a queste due condizioni. Pubblicato su Pediatrics, i ricercatori hanno scoperto che la mutazione genica specifica chiamata MET allele C, colpisce sia lo sviluppo del cervello che i processi intestinali. Dopo aver studiato 214 famiglie con almeno un bambino affetto da autismo, i ricercatori hanno trovato che solo i bambini con entrambi i problemi - autismo e disturbi gastrointestinali - hanno il gene in questione. In un successivo articolo nel U.S. News & World Report, l’autore conclude “questa linea di ricerca potrà indicare degli obiettivi per nuovi farmaci”.

Trovare risposte on-line I forum online, che si schierino a favore o contro le terapie alternative per l'autismo, sono diventati vere e proprie fucine di attività, con genitori che si scambiano esperienze sui trattamenti, condividono le loro paure, offrono sostegno e si incoraggiano a prendere la situazione nelle proprie mani. "La gente diventa addirittura aggressiva", afferma Renate Lindeman, una sostenitrice della TIA, mamma di una bambina autistica di 6 anni. "Si tratta di un equivoco, di una fiducia mal riposta nelle aziende farmaceutiche e nel credere che le autorità abbiano a cuore i nostri interessi". Mamme come Rudy trovano tutto un po’ limitante, non si trovano a loro agio né nei forum, né approvano l’aggressività dell'industria farmaceutica.

Rudy ha ritirato il figlio Tom dalla scuola dopo la quarta elementare per insegnargli lei stessa a casa casa, e dice: "Non sono una buona combattente, ma sono una buona insegnante". Insieme, madre e figlio, si sono impegnati in una specie di terapia alternativa, basata su passeggiate nella natura, seguendo le tracce degli uccelli, l'ascolto della musica. Lei fa notare che Tom è un grande osservatore, e che lei si era stancata di cercare di modificare il sistema scolastico alle sue esigenze. "Le persone si impegnano tanto in tutti i percorsi nei quali hanno investito ", dice di alcuni genitori "che semplicemente non possono permettersi di considerare che il percorso scelto non sia quello giusto". Forse la cosa più frustrante per tutti questi genitori è che sono tenuti a cercare le risposte da soli, e poi difenderle, cercando tutti di fornire trattamenti per il loro bambino autistico che, tradizionali o alternativi che siano, richiedono un grosso dispendio di tempo, di denaro e possono o non possono portare risultati. Lindeman dice: "Io e mio marito non abbiamo più una vita personale o sociale da quando il nostro bambino ha cominciato a regredire. Tutto il nostro tempo, denaro e i nostri sforzi sono spesi per far sì che il nostro bambino stia bene prima che sia troppo tardi ". Anche se la ricerca per l’autismo, che è lentamente solo all’inizio, comincia a spostarsi in maniera più decisa verso il coinvolgimento delle cause ambientali, i risultati di tali studi non arriveranno in tempo per fare la differenza per i genitori dei bambini autistici di oggi.

Così i ricercatori suggeriscono, in sostituzione di una prova definitiva, che i genitori prendano le dovute precauzioni. Durante la gravidanza, le donne possono prendere le vitamine prenatali, in modo che il feto non assorba i nutrienti delle ossa e del tessuto adiposo materno, dove le tossine vengono accumulate, possono evitare i pesci come lo squalo e il pesce spada e il tonno bianco per evitare dosi eccessive di mercurio e possono diminuire l’utilizzo dei prodotti chimici d'uso domestico e per la pulizia. Una volta che il bambino è nato, i ricercatori affiliati con i DAN! consigliano ai genitori di controllare meglio le vaccinazioni, seguire uno schema diverso dal programma, assicurandosi che il bambino sia sano e di certo non consentire la vaccinazione se il bambino è sotto antibiotici. E i genitori, come dimostrato da una buona ricerca, devono evitare le terapie antibiotiche per i neonati a meno che non sia inequivocabilmente necessario.

Adams ha detto: "La ricerca dimostra che circa tre settimane dopo una infezione all'orecchio se avete usato antibiotici per via orale, avrete un tasso di circa 95% di recupero, ma se non fate assolutamente nulla e lasciate che il sistema immunitario del bambino lotti da solo, il tasso di recupero sarà del 90% . E se il sistema immunitario del bambino combatte un'infezione, è meno probabile che questa ritorni.”. Adams mette in guardia contro l'uso di Tachipirina nei neonati: “La Tachipirina impoverisce notevolmente il glutatione cosa che e significa che "i bambini perdono la loro capacità di escrezione dei metalli tossici". La prevenzione e precauzioni tempestive possono essere l’unica difesa dei genitori contro il rischio di autismo. Sembra che l'attesa per eventuali risposte definitiva sarà lunga.

 
 
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