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Integrazione e tutela dei diritti




Chiedere e ottenere i propri diritti, dell'Avv.  Roberto Mastalia



La possibilità per un disabile, a maggior ragione se si tratti di un bambino, di potersi muovere con disinvoltura all’interno di una società passa attraverso la cd “integrazione”.
Normalmente con tale termine si intende la capacità del soggetto di “integrarsi” nel contesto sociale che lo circonda. Si potrebbe discutere a lungo sul fatto che debba essere il soggetto ad “integrarsi” nella società, nelle sue abitudini, nelle sue esigenze, piuttosto che la società ad “integrarsi” in quelle del disabile. In ogni caso le possibilità di “integrazione” passano attraverso uno sforzo che dovrebbe essere congiunto da parte del disabile, della sua famiglia e delle istituzioni. Il rapporto percentuale tra i tre soggetti varia da stato a stato, da regione a regione e, spesso, da comune a comune.

Nel nostro Paese, purtroppo, stante la latitanza dello Stato e delle istituzioni, la stragrande maggioranza del “lavoro” è a carico del disabile e soprattutto della sua famiglia; rapporto che in un paese civile che tenesse alla sua popolazione e dove i livelli di assistenza fossero congrui, dovrebbe essere  sbilanciato a carico delle istituzioni come accade, per esempio, nei paesi nordici. Per questo motivo è lecito affermare che da noi il disabile unisce alla “sfortuna” (ma anche negligenza medica) di essere stato colpito da una disabilità  anche quella di essere “italiano”; ciò senza addentrarsi sull’ulteriore “sfortuna” di nascere in un comune del sud piuttosto che in comune dell’Emilia Romagna o del Nord-Est!
L’integrazione di un disabile all’interno di una società dovrebbe consentire allo stesso di interagire pressoché normalmente nella stessa senza sentirsi “diverso”, senza essere additato per i suoi atteggiamenti o per l’impossibilità di superare ostacoli che non dovrebbero esistere.
Naturalmente, le difficoltà di integrazione vanno aumentando con l’età del soggetto. Pochi fanno caso ad atteggiamenti “anomali” di un bambino piccolo, soprattutto se la problematica che lo affligge non è immediatamente percepibile a tutti come nel caso di un bimbo autistico.
Non ci soffermeremo sulle problematiche connesse per esempio con l’abbattimento delle barriere architettoniche, materia pressoché sconosciuta anche ai tecnici figuriamoci agli amministratori pubblici, ma cercheremo  di fornire ai lettori una serie di spunti critici e di nozioni utili per muoversi con una certa disinvoltura all’interno della società ed in particolare nel rapportarsi con le varie amministrazioni pubbliche.
Ciò, naturalmente, sottolineando come tali nozioni, pur costituendo un utile strumento di confronto con le istituzioni, non possono sostituire all’occorrenza il necessario intervento di un legale.

La più grande difficoltà che incontrano le famiglie nel far valere i propri diritti è data dalla ignorantia legis ovvero dalla mancata conoscenza della loro esistenza: ignoranza che, se è comprensibile in una famiglia che si trovi improvvisamente catapultata all’interno di un “mondo nuovo” costituito da un fitto labirinto di norme e diritti, non è assolutamente comprensibile né accettabile in capo a quei soggetti appartenenti alle istituzioni (ASL, Comuni, Province, Regioni, INPS etc.) che dovrebbero essere deputate per legge a dare risposte e risolvere problemi anziché crearne.
Non si può non rilevare come in Italia, a differenza di paesi di common law, l’eccessiva proliferazione normativa e l’incapacità del legislatore di coordinare le norme evitando da una parte contraddizioni e dall’altra pericolosi vuoti normativi non sono certamente di aiuto per i destinatari di tali norme. Inoltre, l’utilizzo spesso da parte del legislatore di una terminologia “atecnica” unita all’abitudine tipicamente italica di “interpretare” le norme piuttosto che applicarle ha provocato e continua a provocare il proliferare di differenze sostanziali non solo tra regione e regione ma spesso persino tra uffici dello steso ente; comportamenti, questi, impensabili in un Paese ed in una società che fondano la loro esistenza sul rispetto delle regole ma che da noi trovano ulteriore terreno fertile in considerazione delle difficoltà che spesso si trovano ad affrontare gli utenti per ottenere i propri diritti, “schiacciati” dalle difficoltà burocratiche oltre che dai costi e dall’eccessiva lungaggine dei procedimenti giudiziari.

Il primo consiglio che si può dare è presentarsi preparati e sicuri delle proprie ragioni.
Nella stragrande maggioranza dei casi, infatti, il contraddittore, che pur dovrebbe essere molto preparato nella materia, si dimostra assolutamente ignorante. Nella migliore delle ipotesi, le poche nozioni che conosce non gli derivano da uno studio diretto della normativa quanto piuttosto da stringate circolari se non addirittura da un mero “sentito dire”. Presentarsi preparati costringerà comunque l’interlocutore alla difensiva ed a rivolgersi a qualche collega o superiore che avrà pressappoco la stessa sua preparazione.
Di fronte alla vostra sicurezza ed insistenza l’interlocutore di norma, continua a negare e quindi attua alternativamente tre distinte strategie:
a). la prima è un atteggiamento ostile, aggressivo, se non addirittura minaccioso; l’atteggiamento tipico della persona presuntuosa che non è disposta a prendere atto delle vostre ragioni e contestualmente di essere in difetto.
b). la seconda è la richiesta a voi di provare l’esistenza del diritto richiesto attraverso la citazione se non addirittura la produzione della normativa di riferimento in una sorta di illegittima “inversione dell’onere della prova”;
c). la terza è il trincerarsi dietro la “legge sulla privacy”. Molti si chiederanno cosa c’entri tale normativa e la risposta è facilissima: spesso assolutamente nulla ma è una frase tipo “prezzemolo”, buona per tutte le occasioni, che costituisce un escamotage per poter porre fine ad una discussione che sta’ diventando “complicata”.

Il secondo consiglio è, di fronte all’impossibilità di ottenere immediatamente le risposte dovute, quello di protocollare una lettera contenente, stavolta per iscritto, le domande e le istanze precedentemente avanzate oralmente.
All’occorrenza, non abbiate timore di minacciare il ricorso all’Autorità Giudiziaria e/o di presentare denuncia-querela presso la competente Procura della repubblica. Di fronte ad un atteggiamento inopinatamente aggressivo è probabilmente questa la strada da percorrere per far comprendere all’interlocutore che le vostre intenzioni sono assolutamente serie e che, in difetto di risposte, siete determinati ad andare sino in fondo pur di ottenere il riconoscimento dei vostri diritti.
Dispiace dirlo ma purtroppo, di norma, la possibilità di vedere riconosciuti i propri diritti e le proprie ragioni non passa attraverso la bontà degli stessi quanto piuttosto attraverso la sana “cattiveria” con la quale si insiste per ottenerli.

Avv. Roberto Mastalia
 


L’avvocato Roberto Mastalia ha conseguito la laurea in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Perugia. Fin dall’inizio della professione la sua attività si è indirizzata verso cause relative alla malasanità ed alla tutela delle disabilità; argomenti per i quali ha dimostrato da sempre grande interesse. Da anni la sua attività si è incentrata nello studio delle problematiche connesse con i danni da vaccino in generale (sia indennizzo ex lege 210/92, conseguenti e collegate sia risarcimento del danno) con particolare attenzione, anche per motivi personali, per l’autismo. La sua preparazione ed il suo impegno ne fanno uno dei maggiori esperti della materia a livello nazionale, molto apprezzato dai migliori specialisti medici con i quali collabora. Attualmente segue decine di cause di indennizzo e di risarcimento danni da vaccino davanti ai tribunali di tutta Italia, collabora con numerose pubblicazioni e siti internet e partecipa a convegni su tutto il territorio nazionale.
 
 
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