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Studio del Dr Amaral identifica due sottotipi di autismo





La ricerca del MIND promette nuove risposte per trattamenti e cure  



I ricercatori del MIND Institute dell'Università della California, guidati dal Dr.  David Amaral, impegnati dal 2006 in un progetto di ricerca sull'autismo,  hanno per la prima volta identificato due ceppi biologicamente differenti di autismo, dopo aver studiato lo sviluppo del cervello, la genetica e l'esposizione ambientale di 350 bambini tra 2 e i 3 anni e mezzo: un gruppo di bambini, tutti maschi, regrediti nell'autismo intorno ai 18 mesi, aveva un cervello ingrossato, mentre un altro gruppo era caratterizzato da anomalie del sistema immunitario.

Questa scoperta è stata accolta con molto favore dal mondo scientifico in quanto rappresenta un passo fondamentale verso la comprensione delle cause che generano l'autismo e lo sviluppo di terapie e cure efficaci, dando concreta speranza che si possa intervenire favorendo la comunicazione, la socializzazione e risolvendo al meglio le altre difficoltà di cui i bambini autistici soffrono. Il Dr  David Amaral ha infatti detto che le loro scoperte potrebbero portare presto a trattamenti più individualizzati:

“Il nostro principale obiettivo è che, quando arriva un bambino, si possa dire non solo che ha l'autismo, ma si sia in grado di specificare se sia autismo di tipo A, B o C e, in base a questo, si possa consigliare alle famiglie un determinato profilo di trattamento. Per esempio, se il bambino ha una forma di autismo immune, si potrebbe decidere di intervenire sul sistema immunitario piuttosto che provare qualcosa che agisca invece sulle funzioni sinaptiche nel cervello. Attualmente invece si presentano vari trattamenti, senza però necessariamente sapere perchè”. 

Amaral prevede che potrebbero esserci più sottotipi biologici di autismo ancora da identificare esattamente come ci sono molte forme di cancro:

"Se curassimo ogni tipo di cancro allo stesso modo, sarebbe una malattia senza speranza. La stessa cosa vale per l'autismo. Quello che invece spero è che non ci sia solo un marker diagnostico per l'autismo e che presto si riesca a conoscerli tutti"

Ci siamo chiesti se nel suo studio sui bambini che sono regrediti intorno ai 18 mesi, il Dr. Amaral abbia preso in considerazione l'ipotesi che la loro regressione sia stata scatenata dai vaccini e quale fosse la sua posizione sul legame vaccini e autismo e abbiamo trovato una recente intervista, di Aprile esattamente, rilasciata al giornalista Robert MacNeil che potete leggere integralmente a questo link.

MacNeil gli chiedeva, “Qual'è la sua posizione su vaccini e autismo?” e Amaral in risposta faceva questa affermazione, “Credo sia assolutamente chiaro che, in generale, la colpa non è dei vaccini”, e la motivava dicendo che gli studi non mostrano alcun legame.

Poi però sparava questa bomba aggiungendo, "Non si può tuttavia negare che vi è un piccolo sottogruppo di bambini che possono essere particolarmente vulnerabili ai vaccini" e continuava, “E nel loro caso, i vaccini, o particolari vaccini, andrebbero evitati, soprattutto in certe situazioni, se il bambino è ammalato, se soffre di particolari patologie, come per esempio un difetto mitocondriale. Le vaccinazioni per questi bambini possono certamente essere il fattore ambientale che li fa sprofondare nell'abisso dell'autismo. Penso sia incredibilmente importante, lo sottolineo, cercare e individuare se ci sono vulnerabilità, in un piccolo sottogruppo di bambini, che possano metterli a rischio somministrandogli alcuni vaccini”

MacNeil a questo punto chiedeva se dovrebbero essere fatti più studi su questa possibile suscettibilità e il Dr Amaral rispondeva “Si. Penso sarebbe una cosa ragionevole da fare, in quanto credo che l'autismo abbia molte, molte cause. Allo stesso modo ritengo che ci siano molti sottogruppi di bambini con eziologie diverse, alcune più ambientale, altre più genetiche e francamente non credo che ci sarà un gruppo molto folto di bambini il cui autismo è causato dalle vaccinazioni standard, ma potrebbe trattarsi di un piccolo sottogruppo".

Quando il direttore responsabile di uno studio sull'autismo ammette che i vaccini possano essere un fattore è ora di considerare con prontezza questa possibilità. E' anche tempo che i medici smettano di limitarsi esclusivamente ad identificare e diagnosticare l'autismo. ma inizino a cercare di curarlo in ogni modo possibile. Una epidemia ci ruba i nostri bambini ed è ora di fermarla.
 
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