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E’ possibile guarire dall’autismo?
di Fromitaly
Inevitabilmente ogni genitore, dopo aver ricevuto la diagnosi di autismo per il proprio figlio, si è domandato se una guarigione sarebbe stata possibile un giorno e se il suo adorato bambino avrebbe potuto condurre una vita normale. Lo ha fatto magari a bassa voce, dentro di se, troppo spaventato dalla possibile risposta.
In un numero abbastanza alto di casi oggi, la guarigione è una evidenza incontestabile, ma, così come la definizione di “normalità” ha diverse accezioni significative, anche la parola “guarigione” può avere diverse interpretazioni. Proviamo a chiarire quindi cosa stiamo chiedendo quando poniamo questa domanda.
Il significato più comune in italiano della parola guarire è ”ritornare ad una condizione normale, ad uno stato originario di salute”. Ricordando che gli attuali criteri diagnostici per un disordine nello spettro autistico sono:
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problemi nella interazione sociale
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problemi nella comunicazione
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comportamenti ripetitivi e interessi ristretti
potremmo considerare che una persona sta guarendo quando le manifestazioni di queste caratteristiche si riducono di intensità e frequenza. Siccome per i disordini dell’autismo parliamo di uno spettro, potremmo dire che c’è uno spettro o un continuum anche per la guarigione dell’autismo.
Quindi, basandoci sull’attuale definizione dei criteri diagnostici per i disturbi dello spettro autistico, potremmo dire che un bambino è guarito quando non manifesta nessun danno o nessun problema in queste aree caratteristiche. In altre parole, il soggetto non incontra più i criteri diagnostici per il disordine e di conseguenza non è più considerato nello spettro autistico. E’ questo il modo in cui molti professionisti definiscono attualmente la “guarigione”.
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Altri punti di vista sulla guarigione:
1. “Non si può guarire dall'autismo, ma si può migliorare”
Alcuni professionisti ritengono che una volta che un bambino viene diagnosticato nello spettro, ci rimanga per sempre: non c'è modo di guarire completamente dal disordine. Non dicono che una persona non possa migliorare, ma dicono solo che il disordine dello spettro autistico è una diagnosi che dura tutta la vita
2. ”L'autismo è una diversità neurologica, non un disordine dal quale si possa recuperare o guarire”
Esiste nella comunità dell'autismo un gruppo di soggetti con ASD che ritiene di avere differenze neurologiche e non una malattia o un disordine. Su uno dei loro principali siti, l' Autistic Self Advocacy Network (ASAN), si legge: “Noi riteniamo che lo spettro autistico e le persone che vi appartengono siano una importante e necessaria parte della grande diversità presente nella genetica umana. L'ASAP sostiene l'accettazione dell'autismo attraverso iniziative per promuovere il successo di ogni persona nello spettro. Abbandonando vecchi e superati modelli della patologia e adottando un nuovo approccio che si focalizzi sia sulle problematiche che sui punti di forza degli autistici, crediamo di poter migliorare i risultati e promuovere un nuovo paradigma di inclusione e rispetto”.
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Secondo me comunque, siamo solo ancora al principio del percorso per stabilire cosa sia esattamente la guarigione: non ci sono certamente dubbi che i criteri per la diagnosi dell'ASD debbano essere riclassificati e ridefiniti (la quinta edizione del DSM dovrebbe essere pubblicata nel 2012), ma la definizione di guarigione è ancora aperta a interpretazione.
Molti bambini non sono tecnicamente più nello spettro (come definito negli attuali criteri diagnostici), ma hanno bisogno di usufruire ancora di servizi speciali (sostegno scolastico, programmi di modificazione comportamentale, ecc) e/o di trattamenti medici per rimanere al di fuori dello spettro o per eliminare le rimanenti difficoltà. Dal momento che potrebbero perdere il diritto a questi servizi speciali nel caso in cui non avessero più la loro diagnosi iniziale, molti genitori sono costretti ad aggravare i profili delle condizioni dei loro bambini, peggiorandoli, per continuare ad usufruire dell'assistenza necessaria. Questi bambini possono non incontrare più i criteri per la diagnosi di ASD, ma potrebbero avere “problemi residui” e sintomi subclinici. Con il supporto delle terapie comportamentali, del sostegno in classe, dell'intervento biomedico, di diete restrittive e supplementi possono apparire normalissimi, ma non si tratta di guarigione completa: molti di questi bambini sono estremamente vulnerabili e senza questi supporti potrebbero ritornare indietro, rientrando purtroppo nello spettro.
Il bisogno di questo continuo supporto però non è assoluto: nel tempo, con ulteriori trattamenti e servizi speciali, la sua necessità potrebbe man mano diminuire.
Possiamo affermare che queste persone stanno continuando a guarire? Questo suppone che un giorno non abbiano più alcun bisogno di assistenza speciale, modifiche dei programmi scolastici, sostegno e trattamenti di ogni genere e che possano vivere una vita accettabile in autonomia senza doversi appoggiare ad altri come stabilito alla luce dei criteri diagnostici per l'ASD.
Questa sarebbe secondo il mio parere una definizione ragionevole di guarigione completa.
“Condizioni necessarie e sufficienti” per la guarigione
Ci sono molti passi da fare e vie da percorrere perchè un giorno la guarigione possa essere un traguardo raggiungibile, ma nessun trattamento può essere ritenuto a priori condizione sufficiente a che questo accada: conosciamo cioè alcune condizioni necessarie, ma sfortunatamente non le conosciamo tutte. Non sappiamo che cosa potrebbe essere sufficiente a garantire il successo dei vari interventi. I bambini che sono migliorati maggiormente però hanno avuto in comune gli elementi che provo ad elencare e che costituiscono alcune delle condizioni necessarie per ottenere miglioramenti significativi e anche per il recupero completo.
E' necessario:
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rivolgersi a diversi esperti che:
- eseguano approfonditamente le adeguate valutazioni
- siano in grado di identificare i problemi alla base
- conoscano i migliori trattamenti possibili per la particolare condizione di vostro figlio
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impegnare tempo e risorse lavorando duramente per raggiungere gli scopi prefissi
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dedicarsi totalmente in prima persona
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assicurarsi che il bambino riceva un insieme integrato di terapie, supporti e programmi, ognuno dei quali sia rivolto ai fattori causali di ogni aspetto del set di caratteristiche particolari del singolo bambino.
Come detto prima, comunque, l'autismo è uno spettro di disordini collegati, uno spettro molto ampio e i disordini, le cui cause non sono ancora tutte completamente conosciute, sono spesso molto differenti uno dall'altro: alcuni bambini hanno situazioni mediche molto complesse e possono essere estremamente difficili da trattare, altri possono anche avere patologie diverse associate che influenzano la gravità della situazione, ecc.
C'è inoltre da considerare che molti bambini regrediscono dopo aver inizialmente fatto dei progressi; questo può accadere perchè cause non identificate rendono il trattamento impreciso o perchè disordini compresenti rendono la cura più complessa. Quindi, pur tenendo presente quanto elencato sopra, nessuno è attualmente in grado di conoscere tutte le condizioni che devono essere soddisfatte per rendere possibile una guarigione completa e, per questa ragione, non è possibile dire con certezza che ogni singolo bambino può guarire.
Trattamenti: medicina “Evidence-Based” e altro
Per malattie e patologie ben conosciute i trattamenti sono spesso determinati chiaramente: un antibiotico per un infezione alla gola, un antifungale per un rash sulla pelle, un antiveleno per un morso di serpente, ecc.. Se siamo di fronte però ad una malattia le cui cause sono sconosciute, spesso i medici non fanno altro che curare semplicemente i sintomi.
Sfortunatamente questo è quello che accade al momento per quanto riguarda l'autismo e i disturbi correlati perchè le cause e le cure della patologia non sono completamente note.
Per questa ragione i medici dovrebbero comparare le loro osservazioni con quelle dei loro colleghi, confrontandosi su quello che ha funzionato per particolari casi.
In mancanza di un programma di trattamenti praticabili, i genitori spesso provano metodi che non hanno rigorose prove di efficacia, ma per i quali esiste evidenza aneddotica di fattibilità.
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Si definisce “evidenza aneddotica” una evidenza informale che tende a supportare una particolare teoria. Spesso si ottiene in condizioni non controllate o senza rigorosa applicazione di metodo scientifico.
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Spesso i professionisti insistono con i genitori perchè utilizzino per i loro figli solamente trattamenti “evidence- based” (in genere li definiscono ”scientificamente provati”) ma il problema si presenta quando alcuni di loro non comprendono che l'approccio “evidence-based” è esso stesso un complesso di supposizioni, che possono essere completamente provate, ma anche semplicemente basate sulle loro conoscenze. Quando si riferiscono a “trattamenti evidence-based” (EBT), spesso i medici si riferiscono a pratiche che rappresentano i più alti livelli di certezza nei risultati, dimenticando che il termine “EBT” andrebbe misurato in due direzioni.
Spesso quindi, purtroppo, nei centri che operano nel campo dell'autismo, sentiamo i professionisti affermare di applicare metodi evidence-based (scientificamente provati) che invece non lo sono affatto, mentre si accusano alcuni trattamenti proposti dai genitori di non esserlo. Questo deriva da un loro personale pregiudizio o da ignoranza di quanto non sia loro familiare.
Il fatto è che, nel mondo dei trattamenti per i disordini dello spettro autistico, non ce n'è nessuno che sia stato provato funzionare consistentemente e allo stesso modo per tutti i bambini e quindi non ci sono trattamenti che sia stato provato funzionino per tutti!
In sintesi:
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Al momento il percorso verso la guarigione è lungo e incerto, ma ci sono molti bambini che non incontrano più gli attuali criteri diagnostici per l'ASD e ancora di più che hanno fatto grandi miglioramenti
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Leggi le altre Testimonianze
I nostri testimoni per l'autismo: Irene, 8 anni

Era molto tempo che volevo scrivere anche qui la storia di Irene, mi resta un po’ difficile farlo perché ormai comincia ad essere piuttosto lunga ed è anche doloroso doverla ripercorrere, ma mi sento in dovere di farlo perché spero possa essere di aiuto a qualcuno come i racconti che ho letto sono stati importanti per me.
Io sono Marco il padre di Irene nata il 16/08/2001 e questa è la sua storia.
Irene fin da piccola non ha avuto una crescita perfetta, è sempre stata leggermente in ritardo rispetto ai coetanei anche se non vedevamo problemi molto evidenti.
Il primo segnale che ci ha fatto preoccupare è stato il ritardo del linguaggio: Verso i 20 mesi ci sono state le prime paroline, ma poi sono rimaste quelle per molto tempo. A due anni e mezzo ci siamo rivolti alla NPI che ci parlava di un leggero ritardo psicomotorio e naturalmente come terapia la psicomotricità. Poco dopo scopriamo che soffriva di una forte ipermetropia e da allora porta gli occhiali.
Inizia la scuola materna ed è un disastro, le insegnati sono inesperte e lei non riesce ad integrarsi per niente, alla fine dell’anno riusciamo ad avere una insegnante di sostegno.
Le cose peggiorano, cominciano segni di chiusura soprattutto verso i bambini, manca il contatto oculare, sembra non interessata al mondo esterno, ha crisi di rabbia e si butta spesso per terra. Aumentano le stereotipie, è ossessionata dai fiori che vuole solo per poterli spelare, guarda spesso le bollicine nelle bottiglie d’acqua, l’unico punto su cui non abbiamo dubbi è la sua intelligenza e la capacità di imparare le cose senza grosse difficoltà.
Perdiamo un sacco di tempo passando tra vari reparti di NPI, logopediste, ospedali, esami, analisi, ma senza avere mai una diagnosi precisa e senza che nessuno ci dicesse cosa poter fare oltre la psicomotricità, ci rendiamo conto che non facciamo abbastanza, ma non sappiamo cosa fare.
Era l’aprile del 2006, una amica di famiglia ci porta un ritaglio di giornale in cui una mamma raccontava di aver curato suo figlio perché era intossicato dai metalli pesanti.
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Polly Tommey incontra Gordon Brown
 E' per noi di EmergenzAutismo, un piacere ed un onore divulgare in Italia la storia di una mamma-autismo inglese, Polly Tommey, che è riuscita ad ottenere un incontro faccia a faccia con il Primo Ministro Gordon Brown che si è tenuto l'11 Giugno a Downing Street. Al meeting hanno anche partecipato la moglie del Premier, Sarah Brown, il Ministro per i Servizi Sociali, Phil Hope, Greg Beales in qualità di Consigliere alla sanità e Oliver Jones, Presidente di The Autism Trust, l'associazione fondata da Polly.
Con una campagna pubblicitaria costata 500.000 sterline lanciata dal giornale The Autism File, Polly, che ha un figlio di 12 anni con autismo, ha offerto al governo inglese i suoi suggerimenti per risparmiare 500 milioni all'anno aiutando le persone con autismo a trovare lavoro e tante famiglie a non divorziare (il tasso di divorzio nelle famiglie con figli con autismo e spaventosamente alto).
Questa strepitosa campagna si è focalizzata su due punti: supportare il lavoro del dr. Andrew Wakefield sul legame tra il vaccino MMR e l'autismo e promuovere l'intervento biomedico per i bambini nello spettro autistico.
Polly ci ha autorizzato a divulgare questo video, che abbiamo sottotitolato in italiano per una migliore e completa fruizione. Il video si conclude con la speranza, che è anche la nostra, che altri Premier in tutto il mondo seguano l'esempio di Gordon Brown e incontrino e ascoltino finalmente le mamme: loro possono riuscire a realiazzare quello in cui i Governi hanno fallito!
Questo è, invece, il pensiero che attraverso EA, Polly vuole dedicare a tutte le mamme italiane.
Messaggio per le "Mamme Autismo" italiane
L'autismo è una patologia diffusa in tutto il mondo, e dobbiamo affrontarla a livello mondiale. Credo che essendo solidali e riunendoci insieme possiamo diventare una voce forte. Come editore di "The Autism File" e fondatore di "The Autism Trust", mi sono dedicata a migliorare la vita delle persone e delle famiglie che vivono l'autismo. Il mio obiettivo è realizzare un futuro sostenibile dai nostri bambini con autismo in tutto il mondo. I primi centri "Autism Trust" apriranno tra un paio d'anni in UK, USA e Dubai. Vi prego di guardare il filmato "Autism Mothers" (Mamme Autismo) su YouTube, e di unirvi a noi da tutto il mondo per i nostri bambini.
A voi tutti un segno del mio amore e del mio supporto
Polly
Buona visione.
The Autism Trust www.theautismtrust.org.uk
L'obiettivo e l'impegno di The Autism Trust è focalizzato nella costruzione di un futuro degno di essere vissuto per tanti bambini con autismo in tutto il mondo, un futuro sicuro e pieno di salute per le persone con autismo.
Polly Tommey
Polly Tommey è una madre che combatte l'autismo. E' fondatrice ed Editor-in-Chief diThe Autism File. Polly è anche editrice del più importante giornale sull' autismo in Inghilterra, USA & Canada (attualmente 40.000 copie). Vive ad Hampton, West London dal1999.
L'Autismo in Inghilterra:
L'Autismp colpisce oltre mezzo milione di persone ed è causa di enorme stress all'interno delle famiglie. Non è un problema che si possa sottovalutare: il numero dei casi di autismo è aumentato spaventosamente negli ultimi 20 anni passando dai 5 casi su 10.000 del 1989 a più di 1 caso ogni 100 (100 su 10.000) di oggi.
Ha detto Polly Tommey: “Se non si comprenderà subito la gravità del problema autismo, se i servizi e il supporto alle persone con autismo non diventeranno più diffusi e disponibili per tutti, vedremo disgregarsi e distruggersi sempre più famiglie".
Il Governo inglese si è impegnato a risponderle …
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Il modello multisistemico dell’autismo: una malattia del corpo e non della mente
dr. Nicola Antonucci
Negli ultimi 20 anni stiamo assistendo ad un aumento esponeziale dell’incidenza dell’Autismo e dei Disturbi Persavisi dello sviluppo in tutti i paesi occidentali: siamo passati da 1/2000 bambini a metà degli anni ’80 ad 1/150 nell’ultima statistica pubblicata nel 2008. I caratteri epidemici di questo aumento escludono a priori che la causa sia genetica ma suggeriscono che uno o più fattori ambientali possano aver avuto un ruolo cruciale. Purtroppo tutte le ipotesi possibili sollevano enormi problemi di natura sociale, economica e politica che accendono il dibattito scientifico per la presenza di conflitti d’interesse delle grandi case farmaceutiche: l’associazione con i vaccini, l’intossicazione da metalli pesanti, le distorte abitudini alimentari sono tra i fattori più probabili.
Tra tutti gli esempi di contraddizione e scontro scientifico è ampiamente noto il controverso studio di Wakefield* nel 1998 pubblicato su “Lancet”in cui suggerì la possibile connessione tra Autismo e vaccino del Morbillo. La reazione delle istituzioni scientifiche anglosassoni fu tale da costringerlo all’ esilio negli USA e a spingere 10 autori dell’articolo su 13 a ritrattare quanto pubblicato. Subito dopo furono pubblicati diversi studi epidemiologici che negarono la correlazione Morbillo-Autismo. Il dato rilevante in tale dibattito è che gran parte di questi studi sono stati condotti da ricercatori con evidente conflitto di interesse (stipendiati da compagnie che producono vaccini) e che il “The Cochrane Collaboration”**, una organizzazione internazionale no-profit di controllo e rivisitazione della validità scientifica degli studi pubblicati, ha definito quelle stesse ricerche piene di errori metodologici e inadeguate a dimostrare quanto affermavano. Lo stesso conflitto culturale è ancora aperto sulle problematiche tossicologiche dell’Autismo e sul ruolo svolto dal mercurio o dall’alluminio presenti ancora oggi nei vaccini. Infine ad oggi pochissimi ricerche sono state fatte sulle implicazioni sullo sviluppo neurologico dei bambini dell’alimentazione nell’infanzia: dalla tendenza all’allattamneto artificiale, agli OGM, all’uso massivo di cibi raffinati, ricchi di zuccheri semplici, conservanti, coloranti e grassi idrogenati.
L’esperienza clinica e scientifica raccolta dall’Autism Research Institute – San Diego (CA) †, raccogliendo tutte le evidenza scientifiche attuali sulle implicazioni ambientali nella genesi dell’Autismo, ha dato corpo ad un modello patogenetico multifattoriale e di cura che è ormai ampiamente corroborato nella prassi medica di centinaia di medici americani e non. In base a tale metodologia è possibile trattare l’Autismo come una patologia metabolica, tossicologica ed infiammatoria superando il mito dell’Autismo come patologia incurabile.
* Wakefield AJ: “Ileal-lymphoid-nodular hyperplasia, non-specific colitis, and pervasive developmental disorder in children”. : Lancet. 1998 Feb 28;351(9103):637-41.
** www.cochrane.org
† www.autism.com
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Nicola Antonucci si è laureato in Medicina e Chirurgia presso l’Università degli studi di Bari, il 24/07/2000 e si è specializzato in Psichiatria presso il Dipartimento di Scienze Neurologiche e Psichiatriche dell’Università degli studi di Bari, il 20/01/2005.
Dal 2001 al 2004 si è occupato di ricerca nel campo delle neuroscienze presso il “Gruppo di Neuroscienze Psichiatriche” dell’Istituto di Psichiatria del Policlinico di Bari sui seguenti argomenti di studio: RMN funzionale e spettroscopia sui deficit cognitivi nei pazienti con Schizofrenia, e neurofisiologia dei processi cognitivi ed emotivi e loro interazione.
Dal 2004 al 2007 ha lavorato come Dirigente Medico presso i reparti di Psichiatria dell'Ospedale di Barletta, Triggiano e del Policlinico di Bari.
Dal 2006 si occupa di Autismo e Disturbi Persavisi dello Sviluppo attraverso la metologia dell’Autism Research Institute di San Diego, frequentando training formativi annuali negli USA e nel 2007-08 ha frequentato tirocini clinici presso “The Rimland Center" di Lynchburg (VA).
Dal 2007 ad oggi lavora quasi esclusivamente trattando bambini affetti da Autismo e Disturbi Pervasivi dello Sviluppo in diverse città d'Italia.
Pubblicazioni Internazionali:
Bertolino A., Sciota D., Brudaglio F., Altamura M, Blasi G., Bellomo A., Antonucci N., Callicott J.H., Goldberg T., Scarabino T., Weinberger D., Cardini M.: “Working memory deficit and levels of N-Acetylaspartate in patients with Schizophreniform Disorder. Am J Psychiatry, 160:3, March 2003.
Blasi G, Bertolino A, Brudaglio F, Sciota D, Altamura M, Antonucci N, Scarabino T, Weinberger DR, Nardini: M Hippocampal neurochemical pathology in patients at first episode of affective psychosis: a proton magnetic resonance spectroscopic imaging study. Psychiatry Res. 2004 Jul 30;131(2):95-105
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