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Newsletter EmergenzAutismo - Speciale Scuola 2011





per genitori...

  • Pronti per il ritorno a scuola? Ottenere un PEI e metterlo in pratica
     
  • Il diritto all'istruzione, avv. Roberto Mastalia
     
  • IPad: un potente strumento per i bambini affetti da autismo, dr. Fardowza Nur
     
  • Leonardo: un percorso scolastico da condividere
     


per insegnanti...

  • Cos'è l'autismo? La risposta di EA
     
  • Informazioni per insegnanti sulla dieta SGSC
     
  • Bullismo a scuola: strategie per bambini con autismo
     
  • Integrazione ed inclusione degli alunni diversamente abili, di D. Verdicchia
     
  • ABA a scuola: 5 consigli per le insegnanti di sostegno
      




Pronti per il ritorno a scuola?

Ottenere un PEI e metterlo in pratica 


E' già tempo di pensare al ritorno a scuola dei nostri figli ma, mentre normalmente le preoccupazioni del genitore si limitano all'acquisto di libri, quaderni, astucci o dello zaino più “cool” del momento, per i genitori di “bambini speciali” i problemi che si presentano con Settembre sono ben altri. E' bene quindi prepararsi ad affrontare la situazione al meglio e con un bagaglio di informazioni utili il più cospicuo possibile.
Forse, e sottolineiamo forse, con estrema fatica lo scorso anno siamo riusciti ad ottenere per nostro figlio un PEI, il suo programma personalizzato, quell'ambito e prezioso documento cioè nel quale vengono descritti gli interventi predisposti per l'alunno in situazione di handicap, redatto congiuntamente dagli operatori sanitari individuati dalla ASL (UONPI), dal personale insegnante curriculare e di sostegno della scuola e, ove presente, con la partecipazione dell'insegnante operatore psico-pedagogico, in collaborazione con i genitori. Per fare in modo che i nostri bambini si avvantaggino di questo PEI ed ottengano dei progressi tramite esso, è necessaria e fondamentale la partecipazione dei genitori che devono vigilare ed impegnarsi affinchè questo documento, una volta redatto, non resti un foglio di carta senza valore alcuno.
Ecco alcuni consigli per evitare che questo avvenga che traduciamo dal sito della TACA, una delle maggiori organizzazioni di genitori di bambini con autismo americani. Siamo consapevoli che negli Stati Uniti la situazione scolastica è diversa (diversa, non migliore, né peggiore!!) e che questi suggerimenti si possano rapportare con difficoltà alla nostra, ma crediamo che ascoltare l'esperienza di altri e conoscerla dal di dentro, da genitore a genitore, non possa che arricchirci, stimolarci, farci crescere: la nostra scelta va quindi verso una informazione cosmopolita sempre più ampia, con l'augurio che qualche spunto suggerito possa aiutare i nostri bambini.
Questi i 10 “compiti per le vacanze” che la TACA suggerisce ai suoi genitori:
  1. Leggete il PEI. Sembra un consiglio ovvio e scontato, ma molti genitori in realtà si affidano di più a quello che hanno sentito durante la riunione per il PEI che non al documento stesso. Timothy Adams, un avvocato che si occupa di diritto all'istruzione in bambini con handicap, dice: "Leggete il PEI come una lettera d'amore e approfondite ogni frase". Ricordate che un PEI è un documento giuridicamente vincolante.
     
  2. Fotocopiate il documento del PEI e armatevi di un evidenziatore. Fate un elenco di tutto quello che vi sembra dubbio o ambiguo. Esempi: ricordare al Preside che alla riunione per il PEI ha detto che il bambino avrebbe avuto un aiuto 1:1, ma non è stato inserito tra i servizi che dovrà ricevere. Scrivere una lettera o una e-mail all'educatore responsabile del bambino per chiedere chiarimenti. Se avete registrato la riunione per il PEI potrete trascrivere la dichiarazione del Preside da includere nella vostra lettera. (Il diritto di registrare il PEI varia a seconda dello Stato per cui informatevi su cosa dice il codice nel vostro Stato a riguardo).
     
  3. Assicuratevi di sapere come si stanno misurando i progressi di vostro figlio. I dati vengono raccolti quotidianamente? Vengono presi appunti ad ogni lezione? Come e quando vi saranno fornite queste informazioni? I resoconti sui progressi del bambino sono fondamentali per i genitori per poter partecipare pienamente all'educazione dei propri figli. Per alcuni bambini, si potrebbe pensare ad un quaderno di comunicazione scuola-famiglia mandato quotidianamente a casa nello zaino del bambino o ad un registro di comunicazione da tenere in in classe che i genitori possono leggere tutti i giorni.
     
  4. Programmate una riunione con l'insegnante di vostro figlio per rivedere il PEI del vostro bambino. Questo costituirà un ottimo momento per parlare con l'insegnante del particolare stile di apprendimento del bambino, per porre domande su compiti o per fornire informazioni su una eventuale dieta speciale che il bambino segue. In molti casi è utile sfruttare l'occasione per far incontrare incontrare il bambino con il docente nonché con altro personale con cui sarà in contatto. Se il vostro bambino dovrà frequentare una nuova scuola questo sarà anche il momento per un tour della scuola per cercare di alleviare l'ansia del primo giorno.
     
  5. Se il bambino ha comportamenti problematici, dovreste avere un programma comportamentale. Questo è il momento di incontrare anche il preside o il vicepreside per discutere di disciplina e delle regole (soprattutto se il bambino è in una scuola nuova). Sarà probabilmente molto più facile stabilire in anticipo come la scuola può supportare le esigenze comportamento di vostro figlio, piuttosto che aspettare che la scuola debba trovarsi davanti ad un problema e incontrare voi e il bambino per la prima volta in quella occasione.
     
  6. Se il bambino sta ricevendo servizi da un provider esterno, assicuratevi di confermare alla scuola che gli operatori sanitari della ASL ne sono informati, al fine di evitare eventuali sovrapposizioni o lacune nei servizi sin dal primo giorno di scuola.
     
  7. Il distretto scolastico è legalmente obbligato a fornire il trasporto se specifiche esigenze del bambino lo richiedono (per esempio, il bambino non può recarsi a scuola a piedi) e/o il suo PEI prevede per lui una scuola lontana da casa. Se non potete accompagnare il bambino voi stessi, contattate i servizi per assicurarvi che gli sia stato assegnato un posto su un bus scolastico. Fate presenti eventuali esigenze particolari come i sedili dell'auto, l'accompagnamento dall'autobus alla scuola e accertatevi che ci sia un accompagnatore con il vostro bambino.
     
  8. Se non avete accettato l'ultima PEI, è previsto per legge che operatori sanitari e corpo docente mettano in atto l'ultimo PEI concordato IEP nel nuovo anno scolastico, consentendo al bambino di passare alla classe successiva. Vostro figlio ha il diritto di continuare a godere di tutti i servizi in atto fino a che non accetterete un nuovo PEI o fino a quando il tribunale risolva un eventuale contenzioso. Considerate il PEI di vostro figlio come un menu alla carta. Ciò significa, ad esempio, che è possibile accettare gli obiettivi, ma contemporaneamente rifiutare ogni riduzione o cessazione di altri servizi. Assicuratevi di inviare una lettera al responsabile diretto che elenchi specificamente quali servizi si accettano e quali no.
     
  9. Iscriviti come volontari a scuola di vostro figlio (questo può richiedere un controllo dei vostri precedenti penali), anche se ciò potrebbe togliervi del tempo per il lavoro. Questo è uno dei modi migliori per vedere direttamente i progressi del vostro bambino e le eventuali difficoltà su cui occorre intervenire (fornendo contemporaneamente supporto alla scuola di vostro figlio). In genere è molto più efficace e che recarsi semplicemente a scuola di tanto in tanto per vedere come procedono le cose. Ricordate, avete lo stesso diritto di fare volontariato a scuola e in classe di vostro figlio come ogni genitore di un bambino “normale”: la scuola non può creare un criterio di volontariato che si applica solo ai genitori di bambini con handicap, perchè sarebbe discriminatorio.
     
  10. Informatevi e aggiornatevi continuamente sui vostri diritti.
     
Se vi rendete conto che il PEI del vostro bambino è carente e deve essere adeguato e migliorato, è opportuno consultare un professionista esterno (come uno psicologo o un comportamentista) e/o di convocare una riunione  per discutere le vostre esigenze. Un genitore può convocare una riunione PEI in qualsiasi momento e la scuola deve fornire una data e un'ora conveniente per entrambi  entro 30 giorni. Come sempre, assicuratevi di fare la vostra richiesta per iscritto.
 
Questo impegno nel difendere i diritti di vostro figlio può inizialmente sembrare difficile e forse addirittura sconvolgente, ma ricordate che state compiendo un  passo determinante per  il futuro del vostro  bambino.




Il diritto all'istruzione

Vademecum per la tutela dei diritti dei nostri figli, dell'Avv. Roberto Mastalia 

Inauguriamo con questo Vademecum sul diritto all'istruzione, una serie di articoli dell'Avv Mastalia dedicata alla tutela dei bambini e dei ragazzi disabili. E' questo un documento importantissimo, da stampare e tenere sempre a portata di mano: sembra purtroppo inevitabile anche quest'anno il ricorso all'Autorità Giudiziaria per ottenere i nostri semplici diritti!
Emergenzautismo ringrazia  Roberto, come avvocato e come padre, per il contributo che sta dando alla nostra comunità, specialmente in questo periodo di riapertura delle scuole quando quasi tutte le famiglie come le nostre si troveranno,  o già si trovano,  di fronte ad eventi particolarmente nefasti come l'abbassamento del livello di civiltà dato dal degrado dell'istruzione pubblica (ma anche privata) in questa nostra Italia.

Questa serie di articoli dedicata alla tutela dei diritti dei disabili, in realtà, seguendo un criterio strettamente temporale, sarebbe dovuta iniziare trattando del riconoscimento dell’handicap e dei diritti ad esso collegati (legge 104/92, indennità di frequenza, indennità di accompagnamento etc.), ma l’approssimarsi dell’inizio della scuola rende più imminente dare delucidazioni relativamente al diritto all’istruzione.

 
Premessa necessaria è che, logicamente, gli articoli saranno commisurati alla problematica autistica ma il loro valore, ad eccezione di modeste modificazioni, rimane inalterato anche in relazione ad altre disabilità.
Alcuni mesi or sono, nel corso delle mie quotidiane ricerche di materiale, ci si è imbattuti in un articolo a firma G. Benedetti destinato agli insegnanti per una conferenza su bambini difficili a scuolai che inizia come segue: “I bambini che creano più difficoltà agli insegnanti per la gestione della classe sono solitamente quelli che non rispettano le regole, non danno retta agli adulti e pretendono di fare come pare a loro. E in più si oppongono e reagiscono malamente ai tentativi di mettere limiti al loro comportamento, disturbano il lavoro della classe, provocano i compagni e creano situazioni di scontro fisico e a volte di rischio per l’incolumità loro, dei compagni e a volte anche degli adulti”. Successivamente l’autore indica due categorie di soggetti; da una parte “…bambini di normale intelligenza e sviluppo” ma con comportamento che potremmo definire problematico; dall’altro “…bambini con handicap psichico e relazionale, riconosciuto in base alla legge 104/92 e seguiti di solito con insegnati di sostegno educatore scolastico e altri interventi. Si tratta per lo più di bambini diagnosticati come autistici, con ritardo mentale più o meno complicato da disturbi neurologici…”.

Si eviterà di sottolineare come sia universalmente riconosciuta la funzione formativa della presenza di un soggetto cd “problematico” all’interno di una classe per evitare di cadere nel medesimo qualunquismo del quale è intriso l’articolo di cui sopra; ci soffermeremo invece sul termine “difficoltà”, su chi possa crearne realmente all’interno di una classe e su chi, sostanzialmente, possa essere considerato un “problema” nell’ambito della classe stessa.

Nella mia pluriennale esperienza di padre di un bambino autistico, prima ancora che di avvocato, ho toccato con mano le difficoltà che si trovano quotidianamente di fronte i bambini autistici, le rispettive famiglie, le insegnanti – di ruolo e di sostegno – gli assistenti, i terapisti e gli altri bambini.

Durante le mie peregrinazioni in giro per l’Italia per seguire cause o partecipare a convegni ho avuto modo di conoscere centinaia, per non dire migliaia, di bambini autistici giungendo alla conclusione che il bambino autistico diventa un “problema” per la scuola solo in presenza di due requisiti: da una parte un grave deficit nella terapia che non sia in grado di rimuovere le problematiche di natura organica che, interferendo con il sistema nervoso, creano una serie di disturbi anche gravi; dall’altra la mancata instaurazione di un rapporto “umano” ancor prima che collaborativo tra bambino autistico ed insegnante di sostegno e, conseguentemente, con le altre insegnanti e con il resto della classe.

Nel primo caso si è dimostrato in questi ultimi anni a livello internazionale come una dieta privativa di glutine e caseina, l’eliminazione di altre sostanze per le quali il soggetto ha dimostrato una particolare intolleranza, l’uso di integratori e di prodotti naturali o omeopatici, sono in grado di rimuovere quelle problematiche di natura organica che, provocando dolore o comunque interferenze neurologiche o di altra natura nel bambino, ne alterano il comportamento evitando l’uso degli psicofarmaci.

Nel secondo caso il problema investe direttamente, oltre alle problematiche del bambino, le capacità umane e professionali dell’insegnante di sostegno.

In mancanza di ciò, ogni intervento di natura psicologica o psichiatrica, limitandosi a cercare di controllare i sintomi piuttosto che a rimuoverne le cause, è destinato al fallimento.

Nella stragrande maggioranza delle occasioni nelle quali sono stati evidenziati “comportamenti problema” da parte del bambino si è potuto infatti constatare come tali comportamenti fossero indirizzati sostanzialmente nei confronti dell’insegnante di sostegno e non dei compagni di classe. Molto spesso, inoltre, in seguito ad una serie di colloqui effettuati con il personale insegnate, con gli operatori pubblici e/o privati coinvolti e con i genitori, è emerso che l’insegnante di sostegno aveva espresso giudizi negativi sul bambino in sua presenza, definendolo incapace di comprendere quello che gli veniva insegnato ovvero utilizzando epiteti più offensivi tipo “idiota” o “stupido”.

In altre occasioni sono stati gli stessi bambini, utilizzando la comunicazione facilitata e scrivendo al computer, a spiegare dettagliatamente il perché del loro atteggiamento e la causa delle difficoltà nei rapporti con l’insegnante.

Naturalmente, il problema dell’accesso all’insegnamento ed in particolare al sostegno è ben più grave e diffuso di quanto non possa essere affrontato in questa sede, anche alla luce delle “demenziali” proposte di modifica attualmente al vaglio del parlamento (vedi privatizzazione del sostegno) per cui si rimanda ad un apposito articolo di prossima uscita sull’argomento.
 
Tornando al diritto allo studio, l’argomento verrà affrontato suddividendolo nei seguenti capitoli:
  • Il riconoscimento dell’handicap e della legge 104/92;
  • Il Piano Educativo Individualizzato (P.E.I.);
  • Il diritto al sostegno: rapporto 1:1, intero monte ore previsto e diritto all’integrazione del sostegno con un assistente per l’autonomia o per la comunicazione;
  • Il diritto ai trasporti scolastici gratuiti;
  • Luogo e modalità di svolgimento della didattica;
  • La tutela dei diritti.

     

L’avvocato Roberto Mastalia ha conseguito la laurea in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Perugia. Fin dall’inizio della professione la sua attività si è indirizzata verso cause relative alla malasanità ed alla tutela delle disabilità; argomenti per i quali ha dimostrato da sempre grande interesse. Da anni la sua attività si è incentrata nello studio delle problematiche connesse con i danni da vaccino in generale (sia indennizzo ex lege 210/92, conseguenti e collegate sia risarcimento del danno) con particolare attenzione, anche per motivi personali, per l’autismo. La sua preparazione ed il suo impegno ne fanno uno dei maggiori esperti della materia a livello nazionale, molto apprezzato dai migliori specialisti medici con i quali collabora. Attualmente segue decine di cause di indennizzo e di risarcimento danni da vaccino davanti ai tribunali di tutta Italia, collabora con numerose pubblicazioni e siti internet e partecipa a convegni su tutto il territorio nazionale.Contatti: roberto.mastalia@libero.it



 



iPad, un potente strumento per i bambini affetti da autismo

La nostra esperienza personale, della dr. Fardowza Nur


Quando ha avuto la diagnosi di autismo mio figlio aveva 3 anni. Una delle prime cose che abbiamo pensato di offrirgli, oltre a una cura biomedica per i suoi problemi fisici e a una terapia comportamentale, è stato l’insegnamento per portarlo a usare precocemente il computer. Ho sempre creduto che il computer sia una risorsa essenziale per i bambini come mio figlio. Ero convinta all’epoca che se non fosse riuscito a relazionarsi verbalmente con altri, il computer avrebbe potuto aiutarlo in questo senso per il suo futuro; ovviamente all’epoca non ero certa che mio figlio sarebbe arrivato a comunicare verbalmente. Mi ricordo ancora vividamente la sua prima esperienza col mouse, avevo acquistato al supermercato dei Cd didattici della ditta “Microforum”, soltanto un clic sul palloncino colorato che diceva il colore lo spaventava e piangeva, era talmente sensibile e aveva tanti problemi sensoriali che dopo qualche giorno eravamo insicuri della nostra scelta. Fortunatamente siamo stati smentiti in pochi giorni: quello strumento l’aveva già conquistato.

Sono passati diversi anni da allora, il computer è stato importante per mio figlio nell’ambito della didattica, ma è diventato anche uno strumento che ha permesso a mio figlio di esprimersi nell’ambito dell’arte, infatti ha iniziato a fare i suoi primi disegni mediante il programma Paint.
Oggi mio figlio sta godendo delle potenzialità che gli offre iPad. Anche se l’abbiamo acquistato pochi mesi fa, si è creato un feeling immediato con questo strumento. Non soltanto riesce a mettere in pratica in modo amplificato e pieno di fantasia le sue abilità artistiche ma gli permette anche di suonare il piano, il suo strumento preferito, e migliorare la sua capacità comunicativa. Per questo motivo questo anno mio figlio avrà nel suo programma scolastico 4 ore di didattica dedicata all’utilizzo di iPad. (vedi disegno yonis fatto con Ipad).

Negli ultimi anni è cresciuto molto l’utilizzo di iPad come strumento didattico, e soprattutto esso si è rivelato utile nell’istruzione dei bambini affetti di autismo. Questo senza dubbio perché iPad è uno strumento che facilita  la comunicazione e aiuta l’apprendimento.

La sua flessibilità e portabilità e l’aspetto sottile offrono alcuni vantaggi aggiuntivi rispetto al Laptop PC. In più il touch screen e il layout rendono iPad più accessibile ai bambini con difficoltà di coordinamento motorio fine. Il fatto che lo schermo di iPad sia ad alta definizione e retroilluminato LED permette a ogni dettaglio di essere nitido, chiaro, e questo cattura l’attenzione del bambino; inoltre il sistema Multi-Touch di iPad permette di fare tutto con le dita e con semplici gesti come toccare, scorrere, pizzicare è possibile ottenere un risultato attivo e immediato; a mio figlio, come a molti ragazzi affetti da autismo, piacciono eventi che creano una dinamica “causa-effetto”.  Al contrario, scrivere e digitare richiedono più energia.

Il bambino può colorare con le dita senza sporcarsi minimamente e vivere allo stesso tempo l’esperienza artistica. O può eseguire attività di pittura in stanze non appositamente attrezzate. Tutto ciò è molto importante per i nostri bambini che soffrono di problemi sensoriali.

Il fatto che iPad sia trasportabile e leggero, di dimensioni ridotte, lo rende ancora più accessibile e crea un legame con il bambino rispetto a uno strumento statico e di dimensioni maggiori. iPad risulta trasportabile durante i viaggi e fruibile durante l’orario scolastico, in quanto lo spostamento da una stanza ad un'altra è semplice come per un foglio di carta. Lo stretto rapporto fra oggetto e bambino è quello che rende iPad speciale per i bambini come mio figlio.
La caratteristica più importante di iPad è la sua potenzialità come strumento per la comunicazione: c’è grande disponibilità di applicazioni per la comunicazione aumentativa. Molti bambini non verbali, trovando attraente questo strumento, potrebbero in breve tempo ampliare le proprie possibilità di comunicazione.

Tutto questo sicuramente non è poco. Ci sono diverse testimonianze video disponibili su youtube rispetto ai dati qui riportati.

Una delle applicazioni più conosciute per la comunicazione è Proloquo2Go: Proloquo2Go aiuta la comunicazione delle persone con difficoltà  in questo mabito, quindi non  è indicato soltanto per l’autismo. Grazie a un vocabolario fatto di simboli ed icone, si possono costruire facilmente frasi che iPad legge verbalmente. Le voci a disposizioni sono ben fatte grazie alla funzione di sintesi vocale. Le icone sono suddivise in cartelle raggruppate, come ad esempio la cartella dei saluti, la cartella dei bisogni etc.

Un’altra applicazione con funzioni simili è TAP Speak Choice

La ditta Ausilionline ci aveva segnalato questa estate la possibilità di avere una versione italiana di entrambe le applicazioni segnalate. Tale ditta sta adattando per l’Italia i software TapSpeak Choice, TapSpeak Sequence, TapSpeak Button: info@ausilionline.it

Un’applicazione italianissima è iLexis HD it

Altro prodotto italiano è io gioco, prima applicazione italiana specifica per i nostri bambini e creata da una nostra associazione genitori e autismo onlus. Offre esercizi per la capacita di comprensione del  linguaggio ed è utilizzabile durante le sedute ABA.

Il sito Imparare Giocando offre molti giochi didattici per bambini piccoli e di scuola elementare.

Una delle utilità maggiori che offre iPad è la possibilità di accesso all’iTunes Store, che è un negozio on-line per la vendita di diverse applicazioni didattiche utili e scaricabili su iPad stesso in pochi minuti. Molte di queste applicazioni sono tristemente in inglese, a oggi molte applicazioni didattiche utili per i nostri ragazzi non sono disponibili in italiano, mentre quelle in inglese sono sempre in enorme crescita. Questo fatto è legato alla scarsa conoscenza in Italia della tecnologia didattica, non soltanto da parte degli insegnanti, ma anche da parte di professionisti che lavorano nell’ambito della riabilitazione dei bambini affetti da autismo. Molti psicologi, neuropsichiatri e logopedisti, che dovrebbero essere i primi a richiedere e aumentare la disponibilità di questi strumenti, utili per la riabilitazione, non hanno una cultura informatica per poterne sviluppare di nuovi. Manca in Italia la ricerca indirizzata in questo settore, e questa carenza non farà che ritardare la diffusione di questo strumento nell’ambito riabilitativo. Oggi molti materiali didattici in Italia sono distribuiti da aziende private, e molti libri e software hanno costi alti in confronto alle applicazioni per iPad, che spesso costano meno di 2 euro; inoltre l’accessibilità dei materiali è più rapida su iPad, in quanto il libro bisogna acquistarlo in negozio mentre le applicazioni sono disponibili in pochi minuti dopo averle scaricate. Tutto ciò rende più veloce l’accesso ai materiali didattici e  permette oltretutto di ridurre l’impatto ambientale azzerando il consumo di carta.

La diffusione di iPad come strumento riabilitativo comporterà in futuro una riduzione consistente dei costi dei materiali didattici per l’autismo, è quindi possibile che attualmente l’interesse per sviluppare i software riabilitativi ad esso relativi siano ridotti; il negozio on-line  inoltre permette di avere accesso a diverse applicazioni gratis per provare e capire meglio l’utilizzo di ogni applicazione. Questo permette anche di decidere di non acquistare in seguito il prodotto non gradito, cosa che non esiste con l’acquisto dei libri.

Le applicazioni non sono soltanto indirizzate alla comunicazione, ma anche all’apprendimento di competenze sociali, abilità motorie, logopedia, abilità sensoriali, artistiche, musicali, autonomia personale, studio di argomenti scolastici etc.

Inoltre con una semplice applicazione che sia chiama “search pro” il genitore o terapista può recuperare immagini, salvarle e utilizzarle in pochi minuti come strumento visivo per le sedute ABA, cosa che facilità molto il lavoro di noi mamme che spesso perdiamo molto tempo per la ricerca di schede e immagini. Con iPad possiamo avere accesso a più materiali forniti da un solo negozio online (Itunes Store).

Grazie all’applicazione Iannotate pdf, il genitore o terapista può anche utilizzare materiale didattico PDF direttamente su iPad e, oltre a leggerlo, può copiare il testo, aggiungere sottolineature, evidenziare parole o intere frasi.

In base alla nostra esperienza personale, le applicazioni più importanti sono le seguenti:

  1. My story - Story creator for kids: ha permesso a mio figlio, che non aveva stimoli a scrivere e crearsi proprie storie, di disegnare e scrivere e registrare localmente il suo racconto, è stato un vero successo;
  2. Idiary for kids lite, che è gratuito, permette di avere un proprio diario dove scrivere il proprio programma giornaliero ed eventi che ha riscontrato;
  3. Stories2learn permette di creare piccole storie e racconti per migliorare il linguaggio scritto e parlato, in quanto si possono registrare le storie a voce. Si può anche usare per creare storie sociali per il bambino. E’ molto utile. Noi abbiamo caricato nella libreria storie già pronte con fotografie, in questa maniera  si possono avere velocemente storie sotto mano e esercitarsi;
  4. Speech Journal permette alla terapista o al genitore di eseguire esercizi di ascolto, sia per le domande sia per il racconto su qualsiasi argomento scelto. In questo caso si carica l’immagine sulla quale si fa la domanda, sia l’insegnante/terapista sia il bambino registrano le domande e  le risposte, e in seguito si può riascoltare tutto e salvarlo. In tal modo è possibile fare esercizi uditivi più volte e molto rapidamente.


Ci sono anche siti americani che offrono molte applicazioni gratuite per esercizi ABA. Tra questi Kindergarten.com 

Ancora, ci sono diverse applicazioni per leggere libri interattivi, che permettono al bambino di interagire con la storia, la qual cosa è molto importante per i nostri ragazzi. In questi libri si ha modo di ascoltare il racconto o leggerlo, e di evidenziare la frase durante la lettura. Purtroppo per adesso in italiano sono disponibili solo Pinocchio, Toystory IT, Miss spider IT. E’ possibile fare il confronto con  quanto è disponibile in inglese a questa pagina.  

In italiano è disponibile davvero pochissimo, ma abbiamo trovato diversi audiolibri e racconti vari.

iPad offre anche la possibilità di installare l’applicazione iBooks, che consente di scaricare e leggere libri in modo divertente e nuovo. Purtroppo anche qui le versioni italiane disponibili sono scarse, quindi il programma è poco sfruttabile attualmente.

Abbiamo scaricato anche materiale per geografia, matematica, vocabolario audio italiano, dizionario etc.. Qui trovate dei link utili di app mirate per l'autismo. Nonostante siano in inglese, alcune applicazioni che ho segnalato sono facilmente utilizzabili.

Chi scrive è residente in Lombardia, la nostra fortuna è anche il fatto che la nostra regione offre la possibilità di erogare contributi fin oltre il 70% ai disabili che ne fanno richiesta. Sarebbe importante estenderlo in tutto l’italia questa possibilità.

Di seguito elenco 4 punti che credo sia essenziale migliorare nel futuro prossimo:

  • Crescita e aumento di applicazioni didattiche italiane, sia nel campo della comunicazione che dell’istruzione.
  • Corsi d formazione per insegnanti e genitori su utilizzo di iPad.
  • Disponibilità di rete wireless nelle scuole, questo permetterebbe aggiornamento e download di applicazioni e agevolerebbe insegnanti o genitori che non hanno accesso a internet.
  • Estendere il rimborso iPad per tutti gli studenti disabili italiani e se questo non è possibile, durante l’attesa, chiedere a tutte le Associazioni e Fondazioni private la possibilità di donazione di iPad per le scuole frequentate da ragazzi affetti di autismo.

L’uomo che ha detto la frase “voglio lasciare un segno nell’universo”, Steve Jobs, senza prevederlo ha già creato e lasciato uno strumento importante per la vita delle persone affette da autismo. Solo il tempo dirà quanto profondo sarà questo segno. Noi per adesso lo ringraziamo per le opportunità che ci ha dato e ci auguriamo che anche altri qui in Italia facciano la loro parte per rendere queste opportunità fruibili a quanti ne hanno bisogno.


Dr.ssa Fardowza A. Nur
Medico Chirurgo Specialista in gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva
Casa di Cura Pio X Milano
Mamma di un bambino affetto di autismo
Eta 10 anni.
Email
afardow@gmail.com  





Leonardo: un percorso scolastico da condividere

 Un video sul suo percorso scolastico

EmergenzAutismo è lieta di presentare a tutti i genitori questo video di un nostro ragazzo, Leonardo. Il "Piccolo Principe" ha iniziato tardi le terapie per autismo, intorno agli 11 anni. Ce lo ricordiamo due anni fa nella sua casa di Ancona e rivederlo oggi in questo video ci da enorme emozione perchè dimostra che ciò che si puo fare per il recupero di un bambino, ha analoga efficacia su un ragazzo in piena pubertà. Non disperate mai e lottate, lottate sempre, senza mai farvi convincere dai cosiddetti "esperti" che vi dicono che "non c'è nulla da fare" o che "è troppo tardi" solo perchè di questo tipo di terapie e risultati non hanno alcuna esperienza! Grazie Stefania e grazie Leonardo per la vostra forza e il vostro coraggio.

Mi risulta difficile trovare le parole per presentare questo video, voluto e creato dall’insegnante di sostegno del Piccolo Principe, Chiara Luna, una donna davvero speciale.

E’ stata una sorpresa anche per me…

Vedere immortalati momenti intrisi di dedizione, passione, fatica, impegno e di risultati, soddisfazioni, vittorie… è un’emozione forte.
 
Ho voluto condividerla con chi ha permesso a mio figlio questa risalita dagli Inferi per dare coraggio e speranza non solo a chi ha
bambini piccoli ma anche a chi, come me, ha iniziato le cure, sia biomediche che comportamentali, tardi.

Quindi un GRAZIE a EA che accoglie ogni giorno genitori disperati con una carica che non ha pari (ricordo ancora la mia prima telefonata con Ornella) e a chi ha guidato e guida noi nel recupero di nostro figlio, in primis Danilo Verdicchia ma non vorrei dimenticare Lucia Ferretti, Bruno Tallini, Fabrizio Alessandrini, Daniele, Mirko…

Una dedica speciale però va a tutti coloro che hanno detto la loro sulle sorti del Piccolo Principe, a chi “non ce la farà mai!”, a chi “al massimo scenderà a comprare il pane!”, a chi “tanto non è normale!”, a chi “tanto non parlerà mai!”, a chi “poverino, è così bello”, a chi “sì, parla, ma non recupererà mai gli anni perduti”.

Nel video si vede SOLO l’accademico e non è poco...

Non si vede la sua gioia di vivere, il suo piacere di giocare con chi ama (come nella foto), di fare le cose che gli piacciono, non si vede il suo sorriso accattivante quando ti chiede qualcosa o quando mi si avvicina e mi dice “mamma, sei bellissima”…e tanto altro.

Never give up!!!

Un abbraccio a voi tutti

Stefania










Cos'è l'autismo?

La risposta di EA
 
L’'autismo è una malattia multi-sistemica con anomalie dello sviluppo, della comunicazione, neurologiche, gastrointestinali, endocrine, immunitarie che viene riconosiuta in un'età mediamente compresa tra i 15 ed i 20 mesi. In passato si riteneva che i bambini nascessero con questo disordine già acquisito. Oggi, nella maggior parte dei casi, il bambino progredisce normalmente e comincia poi a regredire durante la crescita, perdendo progressivamente (o non riuscendo a sviluppare)  linguaggio, capacità di socializzazione e abilità fisiche. Ci sono diversi gradi di gravità, ma la maggior parte dei bambini si ritira completamente in un mondo tutto suo.

I bambini autistici generalmente presentano una serie di problemi biomedici e neurologici: molti soffrono di diarrea cronica, a causa di danni intestinali che non consentono loro di assorbire i nutrienti vitali, i minerali e le vitamine essenziali per il funzionamento ottimale del cervello; il funzionamento di fegato e reni è danneggiato, cosa che causa il depositarsi nel loro corpo di alti livelli di sostanze tossiche provenienti dall’ambiente, come piombo, mercurio, alluminio, arsenico e altri metalli pesanti; il sistema immunitario è compromesso al punto che non riescono a combattere anche la più semplice infezione fungale, parassitaria e batterica.

Sebbene oggi  si continui a ritenere che i bambini non possano superare l’autismo, che non ci sia una cura adeguata e che quindi, si tratti di una disabilità permanente per tutta la vita, molti bambini migliorano con l’aiuto di interventi medici, volti al ripristino di capacità biologiche quali la digestione corretta dei cibi e l'espulsione delle tossine accumulate. Le terapie possono aiutarli a sviluppare nuovi percorsi cerebrali per acquisire varie abilità. Ci sono casi di bambini guariti, ma a questo punto ancora rari. I casi di guarigione sono in genere ottenuti con un programma intensivo di terapie comportamentali 1 a 1 con un minimo di 40 ore a settimana, accoppiate ad un intervento medico e nutrizionale personalizzato. E’ necessaria maggiore ricerca e comunicazione con i professionisti che si occupano di autismo, per aiutare questi stupendi bambini a guarire e per offrire loro un adeguato sostegno medico e terapeutico.
 
La nostra speranza, in questa giornata mondiale per l'autismo, è che la scienza possa intensificare il suo impegno per soddisfare le necessità di questi bambini.

 

 

Informazioni per insegnanti sulla dieta SGSC


Sta per iniziare la scuola e molti dei nostri bambini, anche quest'anno, devono seguire una  dieta senza glutine e caseina. Sappiamo da quanto ci dicono i nostri medici che se vogliamo che  un intervento dietetico abbia successo, bisogna che sia seguito strettamente e che anche una piccola infrazione può vanificare tutti gli sforzi che stiamo facendo. La dieta quindi deve essere seguita anche a scuola! Nella consapevolezza che molti insegnanti potrebbero non aver mai sentito parlare dell'intervento dietetico nell'autismo,  abbiamo pensato di scrivere un breve documento  per fornire loro tutte le informazioni necessarie di utilità generale al fine di non trovarsi spiazzati davanti a questo tipo di alimentazione.


Che cosa è la dieta senza glutine e caseina (SGSC)?


Si tratta di un intervento dietetico per ridurre i problemi digestivi e intestinali e quelli comportamentali a volte trovati nei bambini con disordini dello spettro autistico (ASD). Recenti ricerche hanno indicato che ci sono bambini con una predisposizione genetica alla malattia, che viene poi innescata da un evento ancora imprecisato, un vaccino, tossine ambientali, o un virus, che possono causare un "intestino permeabile", a volte accompagnato da feci molto liquide dal momento che il bambino non riesce a digerire correttamente queste proteine​​. In questo caso, glutine e latticini sono quindi metabolizzati come oppiacei.
 Eliminando il glutine e le proteine ​​del latte (caseina) dalla dieta, l'intestino inizia a guarire e le condizioni generali del bambino migliorano, sia dal punto di vista fisico che comportamentale. Si tratta di un intervento importante che aiuta a diminuire le autostimolazioni, aumenta la capacità di attenzione e concentrazione e risolve i dolori intestinali. La dieta non è una cura per l'autismo, né sostituisce le tradizionali terapie, ma il bambino si sente meglio e diventa più recettivo all'apprendimento, per non menzionare l'impatto positivo sulla salute generale, sulla condotta e sui comportamenti negativi.


Cosa mangiano i bambini?

I bambini possono mangiare un'ampia varietà di carne, pollo, uova, frutta, verdura... qualsiasi cosa che non contenga farina con glutine o proteine del latte (entrambe le proteine sono molto simili nella struttura molecolare e si stima che oltre il 91% dei bambini autistici che seguono la dieta SGSC ha dei benefici). In ogni caso, alcuni bambini possono avere ulteriori intolleranze/sensibilità ad alcuni alimenti (inclusi soia, mais, riso, patate, nocciole, fagioli ecc.) e i genitori potrebbero richiedere di eliminare altri cibi dalla loro dieta. Il glutine si trova anche in avena, orzo, segale e in molto cibi lavorati. Il glutine è presente anche nei Didò, nella colla degli adesivi e in molti prodotti per l'igiene (che possono essere assorbiti attraverso la pelle; non è necessario che vengano ingeriti perché si abbiano effetti negativi in un bambino sensibile al glutine). Le proteine del latte o la caseina si trovano in ogni prodotto caseario possibile e sono usati come addensante nel tonno in scatola e nella carni in scatola.

Molti bambini che sono a dieta reagiscono anche ad una minima quantità di proteine del glutine, del latte o della soia. Un singolo morso di cracker può causare una settimana di problemi e dolori intestinali, aggressività e comportamenti distruttivi, rossori cutanei ecc. Un bambino che usa regolarmente la Didò, che contiene glutine, può diventare nervoso, isolarsi e regredire. Un morso ad un cracker di farina di frumento potrebbe portare a seri scatti d'ira, autolesionismo e comportamenti inusualmente aggressivi, qualche volta persistenti per svariati giorni.


Come seguire la dieta SGSC a scuola

Il dietologo della scuola, su richiesta documentata del genitore, richiede la dieta particolare per il bambino direttamente alla mensa scolastica o all'azienda che si occupa del catering. Generalmente i genitori forniscono le insegnanti di piccole provviste SGSC per i loro figli da utilizzare in classe come snack o merendine. Gli insegnanti devono assicurarsi che il bambino utilizzi solo le provviste SGSC fornite e che il cibo non sia “in comune” durante i pasti. Gli studenti di scuole avanzate dovrebbero essere educati sulla dieta e sulle conseguenze di eventuali infrazioni (diarrea dolorosa, perdita del controllo emozionale ecc.)


Materiali didattico (Didò, tempere, colori)

La Didò contiene glutine. Si tratta di materiale didattico, non di un alimento, ma sappiamo bene che i bambini portano facilmente le mani alla bocca e sono attratti dalle cose colorate e soffici, quindi meglio non utilizzarla, sostituendola con materiale consentito.

La ditta Fila produce i seguenti prodotti che non contengono glutine:

DAS
DAS Color
Giotto Pongo
Giotto Patplume
Giotto Play Pat
Pongo Art
Pastelli cera
Tempere sia in flacone che in tubetto
Pastiglie acquerellabili
Tempere dita
Pastelli legno
Inchiostro nei pennarelli
Gessetti sia bianchi che colorati
Colle – Adesivi a base acquosa in stick ed in flacone

E' consigliabile chiedere ai genitori un elenco di materiali consentiti per essere acquistati dalla scuola e/o utilizzare solo quelli da loro forniti.

Feste in classe

In caso si organizzi una festa in classe (compleanno, Natale, fine d'anno, ecc) è consigliabile che gli insegnanti diano al genitore almeno un paio di giorni di preavviso perchè provveda a fornire un menù SGSC per quanto possibile simile a quello degli altri. Con un preavviso sufficiente i genitori possono trovare degli adeguati sostituti di quello che mangiano gli altri bambini, senza essere costretti a cercarli all'ultimo minuto. Sarebbe giusto anche tentare di festeggiare compleanni e festività dando al cibo un ruolo meno centrale, sostituendolo con altre attività suggerite dalla vostra fantasia (musica o attività di movimento, per esempio, invece di biscotti e dolci). Se avete un congelatore in loco, si potrebbe chiedere al genitore di fornire una qualche torta o merenda da congelare e utilizzare per feste non programmate, in modo che il bambino non debba sentirsi mai escluso.


Attività che prevedono manipolazione di cibo


In questo caso date al genitore un preavviso di diversi giorni e cominciate a pianificare alcune attività alternative che non prevedano l'uso di alimenti. I genitori del bambino che deve seguire la dieta non si opporrà se questo accade ogni tanto, ma non sarebbe giusto che il loro bambino debba essere escluso a causa di una attività prevista settimanalmente e quindi questo va assolutamente evitato.


Cosa fare se il bambino mangia qualcosa che non dovrebbe

In caso di infrazione chiamate i genitori il più presto possibile; dite loro quale cibo è stato ingerito, la quantità e l'orario in cui l'incidente si è verificato. Non aspettate - anche se non è un'emergenza medica, per il genitore può esserlo. Alcuni genitori verranno a prendere il bambino per dare loro enzimi digestivi o altro che possa aiutarli, mentre altri potrebbero decidere di portare di corsa il bambino a casa per fargli un bagno disintossicante per cercare di ridurre i possibili danni, oppure altri potrebbero limitarsi ad arrabbiarsi e dare a voi la colpa per una settimana di notti insonni e dolori (siate preparati anche a questo!). La cosa importante è informare i genitori il più presto possibile e cercare di non lasciare che accada di nuovo.


Prodotti per la cura personale SGSC

Molti bambini necessitano di lozioni, creme e altri prodotti che siano SGSC. Qualsiasi lozione o prodotto topico non SGSC che venga utilizzato può causare tanti problemi quanto mangiare un cibo non concesso.
Ricordate: se si hanno anche solo piccoli dubbi circa la composizione SGSC del prodotto per la sicurezza di un bambino autistico, evitatelo finchè non venga confermato dai genitori se il prodotto è o meno sicuro. Nonostante vi si forniscano elenchi di prodotti SGSC, può succedere che di tanto in tanto le aziende modifichino la loro composizione, per cui è bene sempre fare un ulteriore controllo sugli ingredienti prima di utilizzare qualsiasi prodotto dubbio sia in classe che altrove.

Nota conclusiva

E' fondamentale comunicare costantemente con i genitori. La dieta SGSC può sembrare difficile da seguire, ma con cooperazione e scambio di informazioni tra genitore e insegnanti diventa semplice da fare anche a scuola. Se i genitori e gli insegnanti lavorano insieme, i miglioramenti nella salute del bambino, nel linguaggio, nella socializzazione e nel comportamento ripagheranno degli sforzi fatti.

Nessuno pensa che questa dieta possa curare l'autismo, ma può certamente rendere gli interventi che il bambino segue più proficui.



 
 

Bullismo a Scuola


Strategie per aiutare i bambini con autismo a non caderne vittima

Leggiamo ormai quotidianamente di bambini con autismo vittime di bullismo a scuola e, purtroppo, i genitori di EA ne riferiscono sempre più spesso nel nostro forum: bambini derisi, insultati, vittime di ogni tipo di violenza. I loro comportamenti “bizzarri” e la  mancanza di abilità sociali rendono infatti i nostri bambini e ragazzi un bersaglio particolarmente facile dei “bulli”, specialmente a scuola. Il bullismo può avere diverse facce: manifestarsi sotto forma di violenza fisica, con spinte, botte, bloccaggi o con la distruzione delle loro cose, oppure verbale, con insulti, canzonamenti  e derisioni, ma può anche consistere in un umiliante e doloroso isolamento sociale. Può, sfortunatamente e incredibilmente, venire persino dal personale adulto della scuola che usa la propria posizione  ed il proprio potere per creare ansia o angoscia nel bambino, giungendo a umiliarlo davanti ai compagni o addirittura incoraggiando lo sfottò.

L’impatto di tutto questo sui bambini, e di conseguenza sulle loro famiglie, può essere devastante, con la perdita totale dell’autostima, lo sviluppo di ansia e incubi ricorrenti e grosse difficoltà nel profitto. Abbiamo pertanto sentito l’esigenza di realizzare questo documento informativo che suggerisce agli insegnanti alcune strategie per sviluppare un ambiente sociale di inclusione in cui il bullismo venga ridotto al minimo e mai sottovalutato. La consapevolezza della comunità scolastica sul problema del bullismo verso bambini con disturbi dello sviluppo è infatti, secondo noi, il primo passo per riuscire a sviluppare una comunità che accolga le diversità e le senta come proprie.

Ogni bambino con autismo ha diritto di sentirsi sereno e al sicuro a scuola e nostro dovere è garantirlo!

 





Bullismo

Tratto da ASD Resource Pack for Teachers pagg.22-24


Strategie per individuare azioni di bullismo
La difficoltà per gli insegnanti consiste nel fatto che non è sempre facile capire quando un bambino è vittima di atti di bullismo. Proprio per i problemi di comprensione delle intenzioni altrui, i bambini con ASD potrebbero non essere sempre in grado di comprendere di essere vittima di bullismo. Le difficoltà di comunicazione possono essere un ulteriore problema, al fine di raccontare agli insegnani un qualsiasi incidente. Perciò, gli insegnanti potrebbero essere costretti a cercare altri indizi di un eventuale atto di bullismo. Il telefono azzurro ha indicato i seguenti come segni a cui prestare attenzione:
• arrivare e lasciare la scuola con vestiti, zaini o libri sporchi, rotti o mancanti; ecchimosi o graffi; mancanza di denaro che il bambino dovrebbe avere.
• arrivare tardi perchè il bambino ha modificato il percorso da/per scuola.
• il bambino risulta stressato, depresso, infelice o malato.
• un deterioramento nella concentrazione o negli standard dei compiti scolastici (Childline, 1994).
In un bambino con ASD, si potrebbe considerare che ogni repentino cambiamento di comportamento, sia dovuto ad atti di bullismo. Questo può includere un incremento dell'ansia, difficoltà nel dormire o scatti d'ira a casa. Alcuni bambini con ASD mimano l'atto di bullismo, non comprendendo che il comportamento è inaccettabile. Per loro, questi sono semplici imitazioni di ciò che i pari fanno.

Usare delle mappe
Gray (2004) suggerì una mappa del mondo del bambino, identificando le aree dove il bambino si sentisse più o meno vulnerabile. Potrebbe venir inclusa una mappa della scuola e il percorso da/per scuola, che possono venire utilizzate per identificare aree di cui la scuola debba essere a conoscenza. Per esempio, i bambini spesso riconoscono quali parti della struttura scolastica sono meno controllate e sarà quindi più probabile in quei luoghi un'azione di bullismo. Nella scuola elementare, oltre tre quarti degli episodi di bullismo avvengono nel cortile. Alle medie, è ancora probabile che avvengano all'esterno, ma sono luoghi comuni anche la classe, i corridoi e i bagni (DfES, 2002). E' necessario essere sicuri che ci sia un controllo maggiore in alcune parti della scuola in momenti specifici (Gray, 2001). Luke Jackson, un teenager con sindorme di Asperger, ricorda come fosse più sicuro andare in un luogo sorvegliato, come ad esempio la biblioteca. Andare in qualche posto isolato lo faceva sentire più vulnerabile (Jackson, 2002).

Formare le abilità sociali
Alcuni bambini con ASD possono aver bisogno di formare le abilità sociali per aiutarli a riconoscere se le persone sono amiche o ostili verso di loro. I programmi televisivi possono essere usati a questo scopo. Programmi come Mr.Bean o i Simpson hanno un linguaggio del corpo e delle espressioni facciali ultra esagerate, che possono essere un buon metodo per insegnare. Si può anche chiedere al bambino di aiutarci nell'ordinare e dividere immagini e fotografie di persone "buone" e "cattive".

Insegnare al bambino cosa fare
Ci potrebbe essere la necessità di insegnare a bambini con ASD cosa fare se si trovassero turbati da un episodio a scuola.  Può essere utile scrivere una social story o una lista di regole da seguire. Un esempio potrebbe essere di dare al bambino un appunto da attaccare nel diario scolstico, in modo da essere, nel caso accadano dei problemi, un prompt per andare da un certo insegnante  o per scrivere una nota e lasciarla in un "contenitore" con le annotazioni in caso di episodi di bullismo.


Cos'altro può fare la scuola?

Studi hanno mostrato che la scuola che abbia un approccio globale verso il bullismo, spesso ottiene una riduzione generale del bullismo stesso. Questo risultato si ottiene con lezioni anti bullismo per gli alunni; incoraggiando i bambini a raccontare la situazione a qualcuno, nel momento in cui vengono sopraffatti; impegnando tutto lo staff scolastico e gli alunni nel combattere il bullismo; utilizzando poster e descrizioni che enfatizzino l'approccio con tolleranza zero che la scuola adotta.
Nel sud del Galles, "Schoolwatch", creato dalla polizia locale, è stato introdotto in più di 100 scuole. Gli alunni eleggono un comitato sostenuto dalla polizia e da un membro dello staff scolastico. Vengono implementate delle strategie come il "bullying box" per segnalare incidenti, controllo dell'area giochi e altre. Confrontate con le scuole che non usano questo metodo, viene segnalata un calo del bullismo ed un incremento della qualità scolastica -i bambini si sentono più felici (DfES, 2002).

Periodi di pausa e pranzo
L'area giochi è uno dei luoghi dove i bambini ASD sono più vulnerabili ed, in generale, spesso trovano difficili i periodi di tempo non strutturati in quanto non sono certi su cosa fare o su cosa ci si aspetti da loro. Il risultato è che potrebbero nascondersi in aree non controllate o isolarsi in attività solitarie. E' utile portare del materiale da usare in questo periodo di tempo, tipo permettergli l'uso del computer o magari andare in biblioteca.

Amici, essere amichevoli e amicizia
Creare un sistema basato sull'amicizia o sull'essere amichevoli all'interno dell'area giochi, può ridurre i casi di bullismo. E' utile identificare un numero di "amici" nell'area giochi, in modo che il bambino non debba contare sempre sullo stesso amico. Alcune scuole hanno una "panchina dell'amicizia" dove i bambini siedono se hanno bisogno di parlare o giocare.

Bullying box (contenitore per segnalare i casi di bullismo)
I bambini con ASD non sempre vogliono raccontare faccia a faccia all'insegnante l'atto di bullismo subito. La presenza di un "bullying box" indica che gli studenti possono segnalare un caso di bullismo segretamente. Questo metodo, in più, permette al bambino ASD di avere più tempo per pensare a ciò che vuole esprimere.

Prendete la situazione seriamente e parlatene con i bulli
Sfortunatamente, il bullismo si può ripresentare nonostante le misure preventive adottate. E' importante che la scuola mostri che il bullismo viene preso molto seriamente e che ci sia un coordinatore per i bambini che ne abbisognano (ACE, 1998). Le mezze misure possono rendere la situazione peggiore. E' bene che sia fatta chiarezza ai bulli che le loro azioni non sono tollerate. La politica di comportamento della scuola dovrebbe essere chiaramente elencata in sanzioni adeguate per gestire il fenomeno del bullismo e i bulli.




Strategie contro il bullismo

Tratto da Perfect Targets



Secondo "Perfect Targets", un libro di Rebekah Heinrichs che descrive i vari aspetti del bullismo e le soluzioni per aiutare gli studenti, il bullismo può assumere svariate forme:
• Fisica (colpi, spinte, sgambetti, strattoni, distruzione di materiale scolastico di altri)
• Verbale (canzonare, prendere in giro, minacciare, dare soprannomi; o comunicazione non verbale)
• Sociale (intento di isolare gli altri attraverso dicerie, allontanamento, umiliazione ecc.)
• Educativo (adulti nel team scolastico che usano la loro forza e posizione per causare sofferenza agli studenti -può includere sarcasmo, umiliazione, favorire alcuni studenti ecc.)
Le ricerche hanno mostrato che esistono caratteristiche comuni in individui inclini al bullismo come in quelle delle vittime. Le caratteristiche di un bambino nello spettro autistico spesso ricade all'interno del profilo sociale della vittima: difficoltà nei rapporti interpersonali e di comunicazione; ansia e poca coscienza di sé; sentimenti non ben controllati; più giovane, più piccolo o più debole; tipicamente, è molto o eccessivamente protetto dai membri della famiglia o da adulti di buone intenzioni. In particolare, studenti con Sindrome di Asperger o altri che hanno buoni risultati accademici e che hanno probabilmente meno supporto a tempo pieno da parte degli adulti (e quindi protezione), sono spesso oggetto di azioni di bullismo.
Come per le altre aree di intervento per studenti con difficoltà d'apprendimento, trovare un modo per aiutare un bambino a farsi valere, ad essere autosufficiente e a difendersi, è una parte importante al fine di ridurre le caratteristiche di "vittima" di uno studente.
Esistono svariate strategie per creare una comunità che minimizzi i casi di bullismo e aiuti a sviluppare un ambiente accogliente per tutti. Le opzioni includono una comunità consapevole e aggiornata, adulti come modelli positivi, sviluppare un codice scolastico di condotta e relazione, usando istruzioni formative e, come conseguenza, legate al sociale, coinvolgendo i genitori in caso di azioni di bullismo.

Elenchiamo le seguenti strategie di intervento specifiche tratte dal documento Perfect Targets di Rebekah Heinrichs:

Strategie per affrontare il bullismo (pagg. 106-7)
• ascoltare, essere comprensivi ed usare un tono di voce calmo
• assicurare il massimo della privacy
• prendere i resoconti molto seriamente e rassicurare gli studenti che hanno fatto bene a venire da voi che saprete come proteggerli
• diminuite il loro senso di colpa identificando il bullismo come sbagliato e ingiustificato
• siate intraprendenti nel modificare l’ambiente classe in modo adeguato
• cercate dei segnali per individuare gli studenti che  possono aver bisogno di aiuto nello sviluppare competenze sociali
• continuate a monitorare i comportamenti e ad avere conversazioni con lo studente per aggiornarvi sulla situazione
• prendete in considerazione ogni eccezionalità e in che modo essa possa incidere sulla situazione di bullismo per  individuare di conseguenza strategie adatte
• rimanere calmi, ma usare uno stile fermo e chiaro
• fare un breve riassunto dei comportamenti inaccettabili e delle loro conseguenze
• annotatevi il comportamento in modo da avere un modello stabilito in caso si ripeta
• non intraprendete lunghe discussioni sull’argomento
• correggete gli errori del modo di pensare dei bulli
• cercate di favorire l’identificazione e considerate altre modalità per aiutare a costruirla
• incanalate il desiderio di potere dei bulli in forme più positive e in tentativi socialmente più accettabili
• siate modello di rispetto e cercate le opportunità di fare attenzione a comportamenti positivi
• provvedete che ci siano delle conseguenze formative e sociali come per esempio chiedere scusa

 
 
Scarica il documento in formato pdf: http://www.emergenzautismo.org/files/bullismo.pd





Integrazione ed inclusione degli alunni diversamente abili


Riflessioni e linee programmatiche per il nuovo anno scolastico, di D. Verdicchia

Qualsiasi cambiamento innovativo resta sempre in primo luogo un fatto di mentalità personale, successivamente un ideale di un gruppo, un impegno della società, una responsabilità di istituzione ed infine un intervento normativo: quindi potremmo dire che ogni innovazione parte da pochi che ci credono e si battono per l’ideale… sino a giungere alla “Legge”. La strada inversa, che potrebbe risultare apparentemente più facile, non garantisce esiti sostanziali di condivisione, quindi di cambiamento effettivo.
La mission del singolo è il miglior pungolo per l’intervento delle istituzioni!

Mi sembra opportuno precisare che alcuni elementi da me richiamati potrebbero sembrare scontati, forse inutili; ma la pratica quotidiana (e lo può attestare chi vive la disabilità in qualità di genitore) talvolta è ben altro; ma non è affatto così! Nell’universo Scuola le famiglie ogni giorno combattono una lotta senza tregua per l’affermazione e il rispetto di diritti dei propri figli, peraltro normati dal Ministero e da testi legislativi ad hoc che hanno segnato la storia delle istituzioni educative e degli interventi assistenziali dello Stato in materia sociale (Cfr. Lg. 104/92)

Una prima riflessione è quella che riguarda una sottile distinzione che ritengo molto importante, la quale – pur essendo teorica - ha risvolti operativi nel progettare ed attuare gli interventi d’integrazione della persona disabile.
E’ la distinzione fra minorazione, deficit, disabilità ed handicap:
la MINORAZIONE/MENOMAZIONE (“impairment”) è la perdita o una anormalità a carico di una struttura o di una funzione psicologica, fisiologica o anatomica (es. menomazione della capacità intellettiva, del linguaggio e della parola, auricolari, oculari, viscerali, scheletriche, deturpanti, generalizzate, sensoriali, ecc.);
- il DEFICIT è un fatto fisiologico costitutivo, a priori;
- la DISABILITA’ (“disability”) è una qualsiasi limitazione o perdita, conseguente a menomazione, della capacità di compiere un’attività nel modo e nell’ampiezza considerati normali per un essere umano (cfr. soggetti a sviluppo neuro tipico);
l’HANDICAP è la condizione di svantaggio conseguente ad una menomazione o a una disabilità che in un certo soggetto limita o impedisce l’adempimento del ruolo normale per tale soggetto in relazione all’età, al sesso ed ai fattori socioculturali.
In altri termini l’handicap è il risvolto contestuale del deficit: in un certo senso il deficit purtroppo è cascato addosso, ma l’handicap lo abbiamo creato noi.
Infatti: anche un deficit grave può risolversi in un piccolo handicap (se incontra una adeguata ricchezza di relazioni / attenzioni / strategie / strumentazioni / interventi), come d’altra parte un deficit lieve o piccolo può risolversi in un grosso o grande handicap qualora la differenza innescata dal deficit paralizzi il contesto e non ne consenta una (ri)strutturazione mirata.
Questa distinzione sta anche alla base della Legge Quadro n.104/92 e della classificazione internazionale OMS dell’ICF.

L’ INTEGRAZIONE / INCLUSIONE sono un binomio ampiamente sciorinato ormai ovunque, ma molto spesso reso sterile nella prassi dell’agire educativo: è in sé un fenomeno ed un processo- percorso complesso, che riguarda non solo la persona disabile ma tutto il contesto (persone, situazioni, ambiente, istituzioni e agenzie educative eterogenee: es. operatori socio-sanitari, assistenziali, riabilitativi, scolastici; genitori, compagni e gruppo-classe; istituzioni, gruppi di lavoro,; ecc.).
L’integrazione non è automatico o forzato inserimento, mettere dentro o accanto (oppure: “ognuno che fa – possibilmente bene- la parte che gli compete”), ma è far sì che intenzionalmente e consapevolmente la propria parte si integri in modo tale da facilitare il funzionamento di tutte le altre (= “funzionale a…”), far sì che tutte le altre parti raggiungano armonicamente il loro scopo, cioè che il mosaico si completi e funzioni.
Vorrei sottolineare con forza che per realizzare l’integrazione sono necessarie modifiche profonde, persistenti e continuative di tutti gli attori del sistema: organizzazione, rapporti fra i vari soggetti, aspettative, modi di guardare e valutare, ecc. Per essere inclusiva, l’integrazione esige e presuppone a monte l’integrazione fra servizi e fra le persone che a vario titolo interagiscono con il disabile.
L’integrazione non riguarda solo la scuola, ma tutti gli ambiti di vita: non a caso la L..104/92 richiama le integrazioni (plurali): famigliare, sociale, scolastica,
lavorativa (Riferimento al “Progetto di vita” e non solo al PEI).

Cos’è l’accoglienza dell’alunno diversamente abile? Qual è il senso autentico dell’accoglienza dell’alunno in e con difficoltà?
L’ ACCOGLIENZA è una prospettiva d’ integrazione che si fonda su di un concetto dinamico e fluido di accettazione e andare incontro all’altro come riconoscimento e valorizzazione della diversità e del deficit per progettare in modo realistico -attivando tutte le risorse - e ridurre l’handicap.
L’integrazione scolastica è correlata:
ad un atteggiamento di accoglienza, che si legge attraverso la positività degli atteggiamenti dei compagni (che vanno preventivamente ed intenzionalmente aiutati dagli insegnanti con un percorso di educazione alla diversità e all’alterità!) e dei rapporti tra insegnanti ed alunni in situazione di handicap;
alla significatività dell’esperienza ed ai risultati ottenuti, indipendentemente dalla
gravità del deficit.
Per valutare l’integrazione scolastica si possono prendere in considerazione alcuni indicatori:
• l’organizzazione scolastica (modifiche apportate per favorire l’integrazione)
• le relazioni (atteggiamenti di tutti i soggetti interagenti)
• il processo di apprendimento (motivazioni, aspettative, risultati, valutazione, strategie
adottate, ecc.)
Per una “cultura della diversità”, che costituisce la fondamentale premessa per realizzare un’autentica integrazione, occorre avvertire con urgenza l’esigenza di acquisire le conoscenze necessarie per affrontare -con competenza ed ampiezza di prospettive- le problematiche complesse caratterizzanti l’integrazione stessa.

E’ un argomento spinoso quello della formazione permanete del personale educativo nella Scuola italiana: ne è prova di come sia fortemente difficile per un consulente ABA promuovere specifici percorsi ed itinerari di formazione degli insegnanti di sostegno e ancor più degli insegnanti curricolari.

Le DINAMICHE RELAZIONALI
: non si può parlare di integrazione dimenticando che il fondamento di ogni relazione è la disponibilità ad accettare e ad accogliere l’altro, e ancor più l’altro che necessita di interventi pensati, mirati, personalizzati.
L’integrazione delle persone in situazione di handicap, ad ogni livello – anche scolare - , dipende in larga misura dagli atteggiamenti assunti nei loro confronti dai soggetti interagenti; nella scuola: dal personale scolastico - direttivo, docente e non docente- dai compagni di classe, dal clima relazionale d’istituto e di classe, ecc.

Sento l’esigenza, lontana da ogni polemica, di richiamare l’attenzione su un aspetto a me particolarmente caro per la mia impostazione professionale e per l’esperienza educativa svolta in questi anni nell’attività dapprima di docenza e oggi di consulenza nei diversi ordini e gradi dell’istruzione scolastica: L’ORGANIZZAZIONE DELL’ATTIVITA’ DIDATTICA IN CLASSE.
Questa risulta spesso carente nei docenti soprattutto per ciò che riguarda:
- il grado di consapevolezza sullo specifico impegno nella scelta degli obiettivi educativi, delle conoscenze / competenze / capacità, delle strategie e dei sussidi didattici... tesi a facilitare i processi di integrazione degli alunni disabili ( la formulazione del PEI spesso è ridotta ad un mero adempimento);
- la capacità di cogliere l’effettiva complessità della problematica integrativa scolastica, soprattutto nella ristrutturazione dell’attività educativa a partire o muovendo dalla situazione personale di ciascun soggetto (tenendo conto delle capacità , dei tempi degli stili di apprendimento di ogni alunno);
- la consapevolezza che spesso l’ambito educativo in cui si svolge l’integrazione dell’alunno disabile non è né la classe né il gruppo, poiché la sua presenza ha indotto i docenti a modificare il modulo didattico tradizionale (=affidamento al docente di sostegno fuori dalla classe...)

Le riflessioni sull’inizio del nuovo anno scolastico sono veramente tante ed animano il mio agire, il mio progettare con ed insieme alle istituzioni e ai docenti con i quali collaboro, ma vorrei concludere con riferimento proprio agli INSEGNANTI DI SOSTEGNO.

E’ urgente passare dalla prospettiva del sostegno come “insegnante” a sostegno come “rete di interventi” (di cui l’insegnante tesse la TRAMA DEI RAPPORTI SOLIDALI E DI ACCOGLIENZA): è nel coinvolgimento di tutto il “sistema scuola”, e non solo in quello di alcune figure professionali, che realisticamente consente la possibilità di una autentica integrazione scolastica. La figura del docente specializzato resta indubbiamente essenziale, ma la risposta all’esigenza di integrazione di tutte le “differenze” (di cui la disabilità non rappresenta che una minima parte) non può più esaurirsi nella presenza dell’insegnante di sostegno: TUTTO il personale scolastico deve essere qualificato per... e la singola scuola deve progettarsi come organizzazione qualificata di servizi capace di rispondere alle esigenze dei suoi diversificati utenti.
Il ruolo del Docente di sostegno specializzato, come figura di sistema a disposizione dell’Istituto per attività di sostegno, si caratterizza come esperto a disposizione della scuola (leggasi: presidi, docenti, personale ATA, alunni, genitori, territorio...) per sostenere e garantire la rete degli interventi integrativi.

Incoraggio pertanto ciascun docente di sostegno ad accogliere con entusiasmo e collaborazione fattiva l’aiuto degli esperti (cfr. anche in consulenti) in un’ottica di cooperazione per la costruzione di percorsi di apprendimento individualizzati efficaci e fruttuosi per chi viene affidato alla nostra azione educativo-abilitativa.

Con questi pensieri, che rappresentano delle gravose consegne per il nostro agire di professionisti, docenti, rappresentanti delle istituzioni, genitori… auguro a tutti un buon Anno scolastico, ricco di nuove energie e tanta tanta positività: la nostra serenità è indispensabile per la serenità dei ragazzi, la nostra voglia di fare e sperimentarsi ogni giorno è quel quid che segna l’esemplarità dell’essere maestro e guida.

Buon lavoro a tutti!

Danilo Verdicchia


Danilo Verdicchia, 30 anni, Dottore in Filosofia, Scienze dell’Educazione e della Formazione e specializzando in Analisi e modifica del comportamento presso il Florida Institute of Technology, svolge la libera professione di Consulente junior practicum ABA/VB con bimbi, adolescenti e adulti nello spettro autistico.  Ha ricoperto il ruolo di docenza nella scuola dell’Infanzia e nella Scuola Secondaria e attualmente prosegue gli studi universitari nel corso di Laurea in Scienze e Tecniche psicologiche.







Isitituti LOVAAS: ABA a scuola

5 importanti consigli per le insegnanti di sostegno

Al termine di un mio intervento molto serio e didattico che presentava le strategie e i principi dell'ABA che sono spesso utilizzati con bambini con autismo, una delle insegnanti nel pubblico mi riportò con i piedi per terra con questo commento: "Non ho il tempo di prendere una laurea in ABA, ma mi piacciono un sacco delle idee di cui ha parlato. Se dovesse eliminare tutto ciò che di teorico ha detto e potesse dirmi solo 5 cose pratiche e specifiche da fare che probabilmente potrebbero aumentare il successo di un bambino nella scuola, cosa direbbe?". Ecco cosa ho risposto.

1. Abilità pratiche in una forma che premia l'impegno piuttosto che in una forma di completamento di un compito
Troppe attività scolastiche vengono considerate finite quando un bambino completa l'attività. Conseguenza di ciò è che molti bambini imparano che la qualità del lavoro non è importante. Alcuni bambini per esempio si affrettano in esercizi di scrittura, nel completare i disegni o le varie attività con scarsa attenzione nel colorare o nel ritagliare, ed in genere ricevono il più importante dei rinforzi per aver completato l'attività (perché hanno finito il lavoro!). Cercate invece il modo di premiare il bambino per il suo maggiore impegno. Ogni volta che un bambino scrive una lettera in un esercizio di scrittura correttamente, dategli una stelletta per la lettera. Quando il bambino ha guadagnato 8 stelle, l'esercizio di scrittura è completato. Questo potrebbe anche voler dire che il bambino ha completato solo un rigo del quaderno, o potrebbe volerci un secondo rigo per raggiungere le stelle sufficienti a finire. Se un bambino continua a tagliare oltre il tratteggio, toglietegli il disegno appena taglia fuori e dategli un nuovo disegno da cominciare a ritagliare. Ci sono, naturalmente, molti altri fattori da considerare compreso quanto aiuto dovrebbe essere dato al bambino e quanto sia difficile l'attività, ma uno dei fattori più importanti è sicuramente di rinforzare costantemente la qualità del lavoro piuttosto che rinforzare sempre e solo il completamento del compito. 

2. Non contare troppo sull'aiuto delle immagini. Sebbene l'aiuto visivo possa essere utile in molte situazioni, non sono sempre le immagini la risposta giusta
Molte volte i bambini possono imparare a seguire le routine imitando cosa stanno facendo gli altri bambini o anche avendo un altro bambino che inizialmente li aiuti. Queste strategie richiedono spesso molta programmazione e supervisione, ma hanno l'ulteriore beneficio di focalizzarsi su importanti abilità aggiuntive come l'imitare gli altri o imparare ad ascoltare i propri compagni. Altre volte, si userà un aiuto visivo per ridurre un comportamento (per es. si potrà usare un'immagine di una bocca con un dito sopra per ricordare al bambino di stare in silenzio mentre l'insegnante spiega). Sebbene queste immagini possano essere utili nel tempo come una battuta d'inizio per quel che si deve fare, spesso non sono sufficienti (o anche l'elemento più importante) per ridurre un comportamento. Il più delle volte occorre concentrarsi sulla funzione del comportamento, sui modi in cui gli antecedenti o le conseguenze al comportamento devono cambiare o su nuove abilità che possono essere insegnate. Quando la risposta al problema comportamentale è il semplice uso di un suggerimento visivo, fate attenzione! Potrebbero esserci altri fattori da valutare.

3. Smettere di dire al bambino cosa fare ed invece mostrargli che cosa fare o aiutare il bambino a farlo
Spesso se un bambino sta mostrando delle difficoltà in un compito, le insegnanti arrivano e ripetono le istruzioni o anche riformulano la domanda. Il problema è che comprendere il linguaggio è un deficit per molti bambini con autismo, per cui comprendere un nuovo concetto o iniziare un'attività non è sempre facile. Per esempio, era stato chiesto ad un bambino di fare un grafico che mostrasse quanti cubi per ogni colore avesse. Il bambino non cominciò a lavorare immediatamente per cui l'insegnante si avvicinò per aiutarlo nell'attività. Spiegò il compito di nuovo e gli pose la domanda in questo modo: "quanti cubi rossi ci sono? Dov'è il numero 5 nel grafico? Cerca la tua matita rossa. Ora colora il numero". Sebbene il bambino potesse seguire ognuna di queste istruzioni, continuò ad aver bisogno di un altro adulto per continuare a lavorare. La situazione è cambiata quando un adulto cominciò semplicemente a fargli vedere cosa fare. Indicò la pila successiva di cubi e cominciò a contare, "uno, due, ..." Il bambino contò il resto dei cubi. L'adulto prese la matita e fece un segno sul grafico mentre ripeteva il numero che era stato contato. Passò poi la penna al bambino e disse "Colora". Il bambino colorò quella sezione. Avendo stabilito questa procedura base, l'adulto poté diminuire l'aiuto con il successivo set di cubi e il bambino fu completamente indipendente al successivo ancora. I bambini imparano più facilmente dal fare piuttosto che con una spiegazione verbale.

4. Considerare una non-risposta come una interazione fallita e fare qualunque cosa per evitare che avvenga
Le insegnanti spesso ripetono le domande più e più volte o smettono una interazione se il bambino non risponde. Questo è veramente naturale. Spesso sembra l'unica scelta. Dopo tutto, cosa fare se il bambino non dice "ciao" in risposta al vostro saluto? Ma questo è anche insegnare al bambino che ignorarvi è accettabile. Nel trattamento comportamentale, l'obiettivo è che il bambino risponda con successo almeno l'80% delle volte. Questo significa che se un bambino ignora la domanda una volta, deve invece rispondere alle successive quattro. Come ottenerlo? Un modo è essere sicuri di usare efficacemente l'aiuto. Per esempio, se l'insegnante chiede ad un bambino di identificare un'immagine e il bambino non risponde, l'insegnante dovrebbe ripetere la domanda e cominciare la risposta per il bambino, "tarta...", o anche dare l'intera risposta e dire "tartaruga". Al bambino non dovrebbe essere data l'opportunità di nominare l'immagine da solo, ma bisognerebbe dargli la più importante opportunità di imparare che cosa ci si aspetta che lui risponda quando gli viene fatta una domanda. Che cosa accade se un bambino non vuole dire nulla? In questo caso è necessario cambiare il tipo di risposta richiesto. Per esempio, invece di chiedere al bambino il nome di un animale , dire al bambino "tocca la tartaruga" mentre gli mostriamo l'immagine. Aiutare di nuovo se è necessario in modo che l'insegnante abbia la certezza che il bambino risponda correttamente per l' 80-100% delle volte. Le insegnanti che nel breve termine fanno domande più facili, cambiano ciò che chiedono al bambino, e aiutano più frequentemente sono spesso sorprese da ciò che il bambino riuscirà a fare una volta che non sia più non-risponsivo.

5. Rivedere, rivedere, rivedere
I bambini con autismo non solo hanno bisogno che le varie abilità gli vengano sistematicamente spiegate, ma spesso occorre che queste stesse abilità vengano sistematicamente riviste. Includere il lavoro di revisione non solo consente di mantenere le abilità acquisite, ma è spesso utile per ottenere l'ulteriore beneficio di mantenere il bambino motivato permettendogli di lavorare su compiti più facili mentre sta lavorando a compiti nuovi e per lui più difficili. Riesaminare il lavoro fatto dovrebbe essere monitorato in modo da praticarlo meno frequentemente (e solo quando il bambino continua a mostrare l'abilità). Per esempio, un bambino che ha imparato ad identificare le monete dovrebbe inizialmente fare pratica ad identificarle almeno tre volte a settimana. Se continua a rispondere correttamente, si può passare a fargli ripetere le monete una o due volte a settimana, poi una settimana si ed una no, ed infine solo una volta al mese. Alcune abilità, naturalmente, procederanno più velocemente rispetto ad altre e il tempo che intercorre tra le ripetizioni può essere allungato più velocemente.

Riguardando quanto scritto, mi rendo conto che potrebbero esserci altre cose di cui non ho parlato, come identificare adeguati rinforzi, raccogliere dati, ecc., ma, da un punto di vista pratico, i cinque punti che ho elencato sono cose che gli insegnanti possono immediatamente riconoscere ed applicare con grandi risultati..



CINQUE ERRORI COMUNI DELL'INSEGNANTE DI SOSTEGNO

Quando XX iniziò la prima elementare, i suoi genitori e insegnanti avevano delle buone speranze che fosse capace di partecipare al lavoro in classe con un piccolo aiuto. I suoi genitori comunque insistettero perché avesse un aiuto 1 a 1 che poi mano mano sarebbe andato scemando. Lo staff della scuola si oppose ritenendo che un aiuto 1 a 1 fosse limitante; i genitori controbatterono che mentre era ragionevole aspettarsi che divenisse indipendente col tempo, non si poteva inserirlo nella situazione scolastica senza nessun supporto. Questo avrebbe significato esporlo a degli insuccessi. Fu infine raggiunto un compromesso: la scuola avrebbe fornito un aiuto 1 a 1, ma avrebbe usato un insegnante della scuola invece che una persona di quelle che lavoravano con XX utilizzando il Lovaas Model of Applied Behavior Analysis.

Dopo due mesi, lo staff scolastico era preoccupato; infatti XX stava diventando dipendente dagli aiuti datigli dall'insegnante. Non seguiva le richieste degli insegnanti di classe, faceva richieste solo a quella di sostegno e dimostrava difficoltà a interagire coi compagni. Questa situazione non mostrava che l'insegnante 1 a 1 non sarebbe dovuta esserci, ma al contrario che il sostegno deve essere competente nelle strategie critiche per aiutare un bambino sia a riuscire che a essere indipendente. 5 errori comuni che spesso portano a una dipendenza dagli aiuti furono trovati durante successive osservazioni fatte dalla consultant di XX.

La collaborazione tra la scuola di XX e la sua consultant dell'Istituto Lovaas sbocciò in un addestramento del sostegno in queste aree. 

ERRORE 1: L'INSEGNANTE DI SOSTEGNO FORNISCE AIUTI VERBALI IN SITUAZIONI IN CUI IL BAMBINO DOVREBBE IMPARARE A RISPONDERE AI SEGNALI CHE VENGONO DALL'AMBIENTE
Esempio: al momento della spiegazione, l'insegnante di classe diceva ai bambini di tornare a posto. Quando XX non lo faceva, il sostegno diceva a XX di tornare al suo posto.
Raccomandazione: il sostegno dovrebbe aiutare nel modo meno invasivo possibile, specie quando si tratta di imparare dall'ambiente; deve agire come un mimo più che come un assistente.
Esempio: Quando l'insegnante di classe dice ai bambini di tornare a posto , il sostegno dovrebbe immediatamente , dal di dietro, guidare XX a iniziare ad alzarsi dalla sedia, indicando quello che fanno gli altri compagni.

ERRORE 2: IL SOSTEGNO ASPETTA AD AIUTARE IL BAMBINO IN SITUAZIONI IN CUI HA GIA MOSTRATO DIFFICOLTA'
Esempio: l'insegnante di classe dice a tutti di prendere il libro di matematica. Il sostegno aspetta di vedere se XX lo prende( cosa che tipicamente non fa). Dopo che gli altri bambini hanno preso il libro, lei indica il tavolino vuoto.
Raccomandazione: A meno che il sostegno non sia certa all'80-100% che il bambino risponda correttamente, dovrebbe aiutarlo immediatamente. Aspettare a dare l'aiuto insegna la bambino che " se non faccio niente, sarò aiutato". L'aiuto immediato permette che i suggerimenti ambientali ( vedere gli altri bambini che prendono il libro) diventino importanti una volta che si passa a eliminare l'aiuto.
Esempio: l'insegnante di classe dice a tutti di prendere il libro. Il sostegno tocca immediatamente la schiena del bambino, indica quello che stanno facendo gli altri, e guida le mani del bambino verso il tavolino. Gli aiuti vengono diminuiti: il sostegno tocca il bambino e indica gli altri; infine si limiterà a toccarlo. Ultima cosa, il sostegno aspetterà a volte per vedere se il bambino risponderà da solo, ma ritornerà immediatamente al livello precedente prima che il bambino fallisca più del 20% delle volte

ERRORE 3: L'INSEGNANTE DI SOSTEGNO AIUTA BAMBINO AD INTERAGIRE CON I SUOI COMPAGNI SENZA AVER PRIMA AIUTATO I COMPAGNI STESSI IN MODO PRATICO E SPECIFICO AD INTERAGIRE CON IL BAMBINO
Esempio: in giardino XX corre immediatamente alle altalene. Il sostegno lo aiuta ad andare a giocare prima per qualche minuto ad acchiapparello con i compagni. XX poi ritorna alle altalene.
Raccomandazione: sollecitate l'aiuto a scuola dei compagni che mostrano interesse per il bambino. In alcuni casi, fare un programma accurato parlandone con gli altri alunni può consentire che l'aiuto dei compagni faccia sentire il bambino maggiormente parte della classe. In altre circostanze, possono bastare consigli specifici del sostegno ad aumentare una interazione di successo con gli altri compagni a scuola. Quando i compagni imparano come interagire adeguatamente con il bambino, spesso si danno un gran da fare da soli a provare ad interagire per conto proprio. E, quando un bambino trova che può interagire con successo con i suoi compagni in una attività divertendosi anche lui, spesso comincia a cercare e a rispondere a quei compagni molto più frequentemente.
Esempio: in giardino XX corre immediatamente alle altalene. Il sostegno va verso due bambini che hanno mostrato interesse verso di lui e gli dice. "Credo che XX voglia giocare ad acchiapparello con voi, ma credo non sappia come fare. Potete andare a chiedergli se vuole giocare e a fargli vedere come si gioca?", Il sostegno può poi dare consigli specifici durante il gioco, come "Prendilo per mano se non ti segue".

ERRORE 4: L'INSEGNANTE DI SOSTEGNO SBAGLIA SISTEMATICAMENTE L'USO DEI RINFORZI VALIDI
Esempio: XX spesso impiega troppo tempo a completare tutte le schede cui sta lavorando. Vorrebbe completare immediatamente tutte quelle che sono da colorare, ma poi si distrae dal completare gli altri esercizi richiesti. Il sostegno gli permette di cominciare da solo, dal momento che è già indipendente nell'iniziare a lavorare, ma finisce sempre seduta vicino a lui dopo che ha completato di colorare.
Raccomandazione: dovrebbero essere usate come rinforzo le attività preferite per ottenere quelle meno preferite. Il sostegno dovrebbe valutare costantemente, "Cosa piace al bambino fare a scuola?", "Cosa non piace al bambino fare a scuola?", "Come posso usare la cosa che gli piace per aiutare a motivarlo a fare le cose che attualmente non gli piacciono?"
Esempio: quando vengono date a XX tre schede da completare, il sostegno immediatamente va vicino e mette la scheda da colorare sotto un'altra scheda. Spiega che deve completare la prima scheda (o anche una parte di essa) e poi potrà colorare l'altra. Lo aiuta quando necessario a continuare a lavorare sulla prima scheda e poi XX viene premiato con il colorare l'altra. Nel tempo, il sostegno diminuisce l'aiuto che sta dando e aumenta la quantità di lavoro che deve essere completato prima di colorare.

ERRORE 5: L'INSEGNANTE DI SOSTEGNO RACCOGLIE TROPPI E IMPRECISI DATI PIUTTOSTO CHE PRENDERNE POCHI ED ACCURATI
Esempio: è stato richiesto all'insegnante di sostegno di XX di completare a fine giornata una scheda che dica come XX abbia fatto a scuola in ciascuna materia. In genere, commenti del tipo "Oggi è stato bravissimo", "Questo è stato difficile per lui" o "Oggi non è stato attento". Inoltre le è stato dato da completare un foglio in cui segnare tutti gli obiettivi del suo Programma Personalizzato e dire se erano raggiunti con successo o meno (segnando un "si" o un "no" per ogni obiettivo). Capire se XX stava facendo o meno progressi nel raggiungere gli obiettivi in cui ha dimostrato avere delle difficoltà (per es. XX eseguirà le istruzioni individuali dell'insegnante di classe almeno l'80% delle volte) era purtroppo difficile quando il sostegno doveva solo scrivere "si" o "no" alla fine di ogni giornata.
Raccomandazione: scegliere approssimativamente 3 comportamenti misurabili nei quali il bambino dovrebbe fare progressi e registrare immediatamente le informazioni in modo da stabilire l'andamento e da affrontare subito le difficoltà.
Esempio: al sostegno di XX viene chiesto di tenere in tasca un foglietto con su scritto "Esegue le istruzioni dirette dell'insegnante" e uno con scritto "Risponde a commenti o domande dei compagni". Nel foglietto c'è una colonna con "indipendentemente" ed una con "aiutato dal sostegno". Ogni volta che l'insegnante di classe gli dà un comando o un compagno gli parla, il sostegno dovrebbe mettere una crocetta nella colonna appropriata (a seconda se lo ha aiutato o meno). Alla fine della giornata si dovrebbero trasferire i numeri (numeri delle crocette ottenute per il risultato ottenuto indipendentemente e numero dei risultati ottenuti con l'aiuto) su un foglio Excel. Queste informazioni potranno poi essere utilizzate in diversi grafici o tavole per mostrare se ci sono effettivi progressi o meno.

 


 


 

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