Prevenzione

A metà del secolo scorso i genitori di bambini autistici vennero accusati di essere responsabili della condizione dei loro figli, in quanto incapaci di offrire loro un adeguato sostegno emotivo ed affettivo.

Bernard Rimland, fondatore di Autism Research Institute, nel suo libro “Autismo Infantile” del 1964, criticò severamente la teoria psicologica che colpevolizzava i genitori ed ipotizzò che l’Autismo fosse sostenuto da cause organiche.
Qualche anno dopo, nel 1967, Rimland rivedette la sua teoria e propose che l’Autismo fosse secondario ad una interazione tra genetica ed ambiente.

Oggi, a distanza di tanti anni i ricercatori che operano nel settore dell’autismo continuano a studiarne le concause e le loro scoperte confermano le intuizioni espresse dal lavoro pionieristico del dottor Rimland.

Nel 1995 il dottor Rimland prosse il progetto Defeat Autism Now, in collaborazione con il dottor Sidney Baker e Jon Pangborn.

Scopo di questo progetto era lo studio di interventi biomedici finalizzati a trattare le concause di questa sindrome.

Questo approccio biomedico è in aperto contrasto con la medicina ufficiale, che prescrive farmaci allo scopo di inibire i sintomi ed i comportamenti disturbanti.

In questi ultimi anni si è imparato molto sull'efficacia dei trattamenti, con particolare riguardo ai problemi gastrointestinali, alle disfunzioni del sistema immunitario ed alla tossicità ambientale. Inoltre, un’ampia documentazione scientifica ha confermato i sensibili miglioramenti di questi bambini grazie ad un'ampia varietà di interventi biomedici.

La Prevenzione rappresenta un'ulteriore, eccitante sviluppo dello studio dell’Autismo. Molti medici seguono oggi donne gravide che hanno precedentemente avuto un bambino autistico. A queste madri vengono offerte indicazioni preziose per ottimizzare la nutrizione ed integrarla con vitamine e minerali, nonchè per evitare tossine dannose presenti nell'ambiente. Come risultato di questa nuova attenzione si constata una forte riduzione della incidenza di autismo nei fratelli.

La sfida attuale é di informare ostetrici, neonatologi e pediatri sulle conoscenze maturate per il trattamento.